Morosini ragazzo d’oro con vita sfortunata

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Morosini

Morire a 25 anni nel mezzo di una carriera calcistica promettente, sogno di una vita. Così si può riassumere la carriera  tormentata di Morosini, un ragazzo che tutti amavano. Non e’ solo un lutto di un calciatore italiano, ma di tutto lo sport, e lo testimoniano gli articoli sui giornali stranieri.

La domanda nasce spontanea: si puo’ morire così? La vita a quanto pare, dice si.

E le inutili parole e la nostra limitata intelligenza per capire disegni soprannaturli si infrangono su quelle immagini di morte improvvisa che le Tv di tutto il mondo stanno mandando in onda in queste ore.

Una vita triste riscattata sul campo: Piermario a 15 anni perde la madre, a 17 il padre e poco dopo il fratello disabile si toglie la vita. Vita nella quale Morosini trova il coraggio di continuare a vivere grazie anche a quell’amore in cui credeva piu’ del calcio, in quella ragazza che oggi ha dovuto riconoscerlo su un tavolo di obitorio come unica parente della famiglia, perchè la sorella di Piermario è disabile. Nello sport Morosini aveva trovato la forza di andare avanti di non perdersi in vicoli bui e malati senza ritorno, e il campo lo ha tradito.

Troppo stress?Troppa tensione? Eppure i giocatori del livello di Piermario vengono controllati di continuo, come e’ possibile che un cuore allenato si fermi? Un cuore che batte di passione, un cuore che corre più delle gambe incontro ad un pallone per far di quella corsa una vittoria.

La rabbia, l’incredulità, ricoprono i compagni di squadra, e tutti gli sportivi, che ora si fermano a riflettere e a rivedere certi controlli, norme sportive ritenute perfette.

morosini2La morte di Morosini, non e’ l’unica morte nello sport a distanza di pochi giorni altri giocatori sono crollati e morti in campo in italia e in Inghilterra, il pallavolista Vigor Bovolenta, 37 anni, stroncato per un problema cardiaco. Muamba il giocatore inglese si accascia a terra per un problema cardiaco si salva per miracolo.

Troppi, c’è da chiedersi cosa sta succedendo, se sia il caso di far stressare i giocatori tre volte a settimana per far arricchire le federazioni, o sia meglio rispettare le persone fisiche.

La responsabilità va ricercata dentro il campo o alle porte dello stadio, su quella macchina che impediva il passaggio dell’ autombulanza e che è stata spostata grazie ai vigili del fuoco che ne hanno rotto i vetri, ma perdendo tempo prezioso? Si è aperta un’inchiesta che porterà sempre ad accumulare carte e fiumi di parole che non riporteranno Piermario alla sua ragazza nè allo sport.

L’unica cosa veramente utile e’ fermarsi e rivedere certe regole, capire fino in fondo il perchè ricercare nel labirinto dell’angoscia una risposta che serva a non far dimenticare nel nulla questa atroce morte e che serva di esempio, anche se non si dovrebbe arrivare a questi punti.

Con la morte di Morosini il calcio si ferma, speriamo non per retorica, ma stavolta si fermi a riflettere meglio alle conseguenze di chi e’ in campo e non solo a chi amministra, correre dietro ad un pallone deve essere una metafora di una corsa verso la vita non verso la morte ,deve essere una corsa liberatoria non un correre verso catene che non hanno nulla a che fare con lo sport, quello vero.

La morte di Morosini, come le altre di tanti giovani morti come lui, sono vite ingiustamente strappate a questa terra, ci sarebbe solo da gridare contro il cielo e invece ci si rassegna al fatto che i grandi campioni, quelli con il cuore grande e forte non devono stare in terra ma devono andare in cielo a giocare con gli angeli la partita infinita dell’anima, e a noi comuni mortali non ci rimane altro che accettare le sorti del beffardo destino.