L’insegnamento della lingua italiana all’estero

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Commento di Luigi Reale:

 Il rapporto della commissione MAE volute dal Ministro degli esteri Terzi sullo spending review, sull’attivita’ scolastica all’estero, segna un passo importante nella giusta direzione. A mio giudizio personale e’ un ottimo rapporto, sotto molti aspetti innovativo e coerente, non solo sui punti che riguardano l’insegnamento dell’italiano all’estero ma anche sugli altri.

La Commissione ha lavorato per migliorare la qualita’ e quantita’ dei servizi, riqualificando la spesa senza apportare ulteriori tagli, tutto cio’ in maniera oculata. Mi soffermero’ sui punti che trattano circa l’insegnamento dell’italiano all’estero.

La Commissione, infatti, cosi’ come da noi scritto e sostenuto da tempo suggerisce: una riduzione progressiva del contigente del personale di ruolo privilegiando il ricorso a personale reclutato localmente – purche’ in possesso di specifici requisiti professionali – limitando l’utilizzo di quello di ruolo, laddove possibile e fatta eccezione per le scuole statali, ai soli Dirigenti Scolastici, che svolgerebbero attivita’ di vigilanza e coordinamento d’area comprendente piu’ paesi, riducendo sensibilmente i costi per trasferimenti e per le indennita’ di servizio e offrendo anche opportunita’ di lavoro per giovani laureati; quindi, nello stesso rapporto, si stabilisce una progressiva riduzione del contingente degli insegnanti MAE nell’ordine del 10% l’anno, cio’ iniziando dal 2013-14, pari ad un risparmio di circa 6 milioni di euro l’anno.

Poi prosegue con la promozione dei corsi inseriti nelle scuole locali e nei curricoli. Su questo afferma: l’intensificazione della politica di stipula di accordi e di protocolli esecutivi di accordi preesistenti, per inserire “a pieno titolo” l’insegnamento della lingua italiana nelle materie curricolari delle scuole locali nonche’ l’inserimento dell’insegnamento in lingua italiana di alcune discipline previste dagli ordinamenti.

A tal punto vorrei precisare che bisogna promuovere l’inserimento dell’italiano nei curricoli scolastici, ma non bisogna assolutamente dimenticare i corsi extrascolastici.

Attualmente, in molte nazioni, questa tipologia di corsi, sono frequentati esclusivamente dai discendenti italiani perche’, a differenza degli anni passati, le varie Comunita’ non si trovano piu’ in una realta di ‘ghetto’.

Questi studenti sono distribuiti un po’ in tutte le scuole, quindi l’unico modo per dargli la possibilita’ di frequentare corsi di italiano sono proprio i corsi extrascolastici, cioe’ fuori dell’orario scolastico. Oppure, al contrario. bisognerebbe inserire l’italiano in quasi tutte le scuole, cosa realmente irrealizzabile, di certo per fattori che non dipendono dal Ministero degli Affari Esteri. 

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