INTERVISTA INTEGRALE MOTEL CONNECTION – VERTICAL STAGE SESSION LONDON 1 SETTEMBRE

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1)come è nato e si è sviluppato il vostro progetto dei Motel Connection?

Dj Pisti: Il progetto è nato nel 2000, è nato perché ci siamo trovati a fare una sonorizzazione per un artista, ci siamo trovati tutti e tre e siamo partiti proprio con l’idea del live. Poi abbiamo avuto subito dopo la fortuna di incontrare Marco Ponti che è un regista torinese che stava facendo questo film che si chiama “santa Maradona”  e Marco ci ha chiesto di fargli la colonna sonora quindi per noi è stata un’occasione molto grande per entrare in studio e lavorare, tra l’altro lavorare in maniera un po’ sperimentale perché non dovevamo fare un vero e proprio disco ma una colonna sonora quindi avevamo una grossa libertà di azione. Abbiamo fatto la colonna sonora a Marco Ponti che è andata bene, subito dopo un anno dopo abbiamo fatto “Give me a good reason to wake up” che era una revisione della colonna sonora riaggiornata con l’esperienza che avevamo fatto in quell’anno e dopo di che siamo partiti come un vero e proprio gruppo cioè lavorando in maniera, facendo un’altra colonna sonora per Marco Ponti per il film “A/R Andata e Ritorno” , poi facendo dei veri e propri dischi ogni due o tre anni perché abbiamo delle pause lunghe e adesso come sviluppo per fine anno uscirà l’ultimo disco.

Riguardo invece all’esperienza Vertical Stage, dopo le date italiane e di Bruxelles , che cosa ha significato per voi entrare a far parte di questo progetto e citando la frase di Samuel:” La strada è nostra, riprendiamoci la strada” che cosa significa?

Samuel:  Aggiungerei a quanto detto prima che noi nasciamo per una passione molto forte per la musica dance, per il club, per quell’atmosfera che si crea nel momento in cui molte persone si ritrovano in un luogo e danno sfogo alla propria emotività fisica soprattutto, quindi l’incontro è nato in più in un momento in cui la musica dance e quindi i dj e la musica rock e i musicisti si incontravano, cercavano di rimodellare quello che era la geografia musicale dell’epoca e cosi è stato, lui(dj Pisti) suonava in un club molto importante di torino, aveva una serata tra le più importanti di torino, io facevo parte di un gruppo rock(subsonica) sempre legato all’elettronica però rock italiano, capitavo spesso alle sue serate come molti dei miei soci, tra cui Pierfunk e quindi  è venuto istintivo il fatto di unire proprio perché in quel momento li si riusciva a decodificare questo sentimento, si riusciva a leggere il desiderio che la musica dance diventasse qualcos’altro e la musica rock qualcos’altro. Quindi partendo da questo meccanismo, da questa idea che per noi la cosa ideale è vedere un pubblico che balla, vedere delle persone che si muovono, riuscire a tornare un po’ indietro nel tempo quando non esistevano i club e quindi le persone si incontravano nei cortili delle case piuttosto che in strada per dare vita a delle serate danzanti, quando ci è stato proposto di ideare un luogo in cui la musica dance potesse in qualche modo ritornare al suo stimolo iniziale, il fatto di pensare che le persone potessero stare in strada e noi su dei balconi era azzeccata per noi e quindi abbiamo accettato questa cosa e da li, in uno dei primi vertical stage istintivamente è venuta anche fuori la frase “la strada è nostra,riprendiamocela”  perché oggi purtroppo la strada viene vista sempre più come un luogo di passaggio un luogo per spostarsi da un punto all’altro della città, in realtà la strada è anche un luogo dove ci si può stare, fermare e chiacchierare.

Nelle varie date del Vertical Stage avete riscontrato una reazione diversa da parte delle persone a seconda della città?

Pierfunk: Si pensa proprio che Vertical stage è un progetto che si sviluppa in strada ma anche proprio nel quartiere, nel senso che la strada è il luogo fisico in cui la gente si incontra ma le case sono il luogo in cui la gente abita e partecipano allo show e quindi si vede proprio un po’ la differenza di situazioni in cui abbiamo suonato dove non solo la gente in strada ma anche la gente delle case è entrata a far parte dello show, mentre altre volte le case erano chiuse e non c’era questa attivazione. Quindi l’idea nostra oggi è sempre di più di fare evolvere vertical stage in un progetto che prende la strada e prende le case, la gente parteciperà alle coreografie e quindi l’idea non è solo di fare un semplice concerto ma proprio di riattivare il quartiere e riattivare la strada e le case che vivono intorno al vertical stage.

In una location come Londra, di fronte alla London Eye, avrete delle emozioni diverse?

Pierfunk: Qui a Londra per noi è la tappa di un percorso, portare per la seconda volta questo progetto fuori dall’Italia e quindi vedere un po’ la reazione, siamo ancora in una fase di testing di questo progetto. Sicuramente suonare sul Tamigi, suonare in uno spazio dove la gente passa, quindi non dove la gente vive ma la gente passa ti porta ad avere un po’ la sorpresa di quello che può succedere in una zona di passaggio e diversa dalle altre situazioni che citavo prima. (Dj Pisti: Samuel ha il cappello per le monete,scherza). E’ un po’ una scommessa, vedremo a fine serata che cosa è capitato.

Nel vostro futuro, oltre al cd di fine anno, ci sono altri progetti al di la delle prossime date di Vertical Stage?

Samuel:  Noi come diceva prima Dj Pisti siamo una band abbastanza tradizionale quindi facciamo il disco e poi andiamo live, quest’anno il Vertical Stage che in qualche modo sta prendendo piede, sta rivoluzionando anche un po’ il nostro modo di pensare ai live futuri sicuramente entrerà a far parte di questo meccanismo, quindi una volta uscito il disco dovremmo capire come gestire i vertical stage e i nostri concerti proprio nei Club. Le due cose sono abbastanza separate come attitudine soprattutto per quanto riguarda la produzione del concerto quindi questa cosa ci impegnerà un po’ ad organizzare questi due momenti però generalmente noi amiamo poi suonare tanto, l’ultimo disco abbiamo fatto 120 date in un anno, ci piace proprio l’idea di stare sul palco, nei club soprattutto.

Riguardo invece alla vostra musica, pensate che le nuove tecnologie e questo modo diverso di vivere i live potrà condizionarla?

20120901_220110Dj Pisti: La musica elettronica va di pari passo con le tecnologie quindi la risposta è si sicuramente.  Sicuramente condizionerà i live come del resto la sempre fatto, quando abbiamo fatto il primo live dei Motel siamo stati i primi in Italia ad utilizzare un certo tipo di tecnologia perché era l’unica che ci permetteva di poter fare quello che facevamo quindi di sicuro il prossimo live avrà un incremento tecnologico anche perché è divertente e anche necessario proprio per lo sviluppo di quello che vogliamo fare noi  del suono, le macchine ci accompagnano quotidianamente.  Un esempio: per la prima volta noi dovevamo riuscire a mettere le basi ad una velocità per cui non dovevamo cambiare la tonalità che era una cosa che dodici anni fa era impensabile. Fortunatamente la Pioneer inventò in quel momento un cd che aveva il master tempo che teneva le tonalità, penso di aver avuto i primi due cd Pioneer cosi in Italia e poi abbiamo anche delle tecnologie inventate da noi come il samueltron.

Samuel:  La sperimentazione per quanto riguarda gli strumenti ti aiuta anche a formare un tuo suono, l’idea di avere uno strumento che usi solo tu, che ti sei inventato tu ti regala una sorta di unicità almeno in quella parte della sonorità del gruppo. Siamo sempre alla ricerca, mischiamo cose, strumenti.

Pierfunk:  E allo stesso tempo pensiamo che sia molto interessante vedere  che la musica elettronica per come la intendiamo noi oltre ad essere anche uno sviluppo tecnologico in avanti è anche un recupero all’indietro, Ad esempio nel nuovo disco stiamo usando dei sint dell’inizio degli anni 80’ ed è incredibile sentire che queste macchine hanno dei suoni che oggi sono irriproducibili, riescono in qualche modo i strumenti digitali ad imitarli ma non c’è quella ricchezza di armonici che c’era all’inizio degli anni 80’ quindi è incredibile come la musica elettronica alla fine si porti dietro, cioè se vuoi farla davvero devi portarti dietro la storia guardando in avanti.

Un gruppo nato nel 2000, 12 anni di attività, c’è un segreto che vi tiene insieme?

Dj Pisti: Ci vediamo poco!un anno ogni tre!

Samuel: In realtà ci siamo visti tanto! E’ difficile stare in gruppo ma è una cosa che riguarda tutti i gruppi, non solo musicali, bisogna avere coscienza che il fatto di stare in un gruppo sia proprio un’esigenza anche, un bisogno di tutti quanti, il piacere di farlo, ci sono dei momenti più alti dei momenti più bassi però generalmente chi decide dopo il primo anno di continuare a stare insieme è perché poi durerà.

Dj Pisti: Grande segreto secondo me è anche proprio quando suoni il live e ti diverti, punto. Quando fai 120 date e stai tanto tempo in furgone, stai molto a contatto però alla fine quando quello che fai gira basta quello, noi siamo particolarmente fortunati perché insomma ci divertiamo parecchio quindi, anche con poco tra l’altro!ci va di lusso!