Alex Zanardi : quando lo sport è vita

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“….gli inglesi hanno fatto un lavoro meraviglioso, un grandissimo investimento di risorse e di denaro che si vedranno restituito nel corso del tempo. Questo perché secondo me hanno capito perfettamente lo spirito, il valore principale dello sport…”

Sabato 8 Settembre , nel corso della serata finale presso Casa Italia Paralimpica, Italoeuropeo ha  incontrato ed intervistato uno dei protagonisti delle paraolimpiadi Alex Zanardi, due ori e un argento.

Zanardi è stato uno degli atleti più acclamati, grazie alla indimenticabile conquista nella disciplina dell’handbike. Inoltre è stato perfino designato come porta bandiera per la nazionale Italiana alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi.

[foto di Francesco Ricci italoeuropeo]

Dal punto di vista sportivo, quale insegnamento dagli sport precedenti si è rivelato utile nell’esperienza delle Paralimpiadi?

Alex Zanardi: Non sono dovuto ripartire da zero, ed è stata un’esperienza molto simile alle precedenti, sia nella preparazione della gara che nel saper gestire e controllare l’ansia emotiva generata dal desiderio di dare il meglio in ogni competizione. In questo mi è stato di grande aiuto ciò che avevo imparato in precedenza.

Anche se ho dovuto imparare nuove metodologie di allenamento, che ignoravo completamente, ed in più ho dovuto educare il mio fisico a dare di più in determinate situazioni un’altra cosa che tutto sommato ero convinto di saper fare molto bene era quello studio tecnico che mi ha portato ad innovare il mio mezzo, per lo meno adattandolo il più possibile allo sfruttamento dei miei talenti residui.

Questo a livello paraciclistico è molto importante perché ogni atleta ha un handicap diverso, quindi lo sfruttamento dei talenti residui è la base fondamentale dalla quale partire. E’ logico che ogni bicicletta deve avere le sue caratteristiche diverse, ma questo è ancora più importante nella mia categoria, dove cavalchiamo dei mezzi davvero molto particolari e che quindi sono da costruire attorno all’atleta.

Per le Paralimpiadi di Londra 2012 l’attenzione mediatica è quella che ti aspettavi?

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[foto di Francesco ricci italoeuropeo, Zanardi con al centro il presidente del Comitato italiano paraolimpico  Pancalli durante la cerimonia a Casa Italia a Londra]

Alex Zanardi: No. E’ stata veramente notevole soprattutto in questo paese che secondo me è stata la vera cassa di risonanza anche dei miei risultati. Il fatto che qui se ne parlasse cosi tanto, che la gente seguisse cosi attentamente quanto avveniva nel loro paese ha in qualche modo contagiato anche le nazioni vicine.

Come Alessandro Zanardi, l’aver vinto da debuttante due medaglie d’oro e una d’argento ha scatenato il finimondo. Io mi sono ritrovato ad aver abbandonato il mondo d’orato dell’automobilismo a favore di una attività che sembrava quella delle gare in parrocchia e invece proprio questa mia scelta mi ha portato a conoscere probabilmente una esposizione, un affetto, una popolarità che raramente ho conosciuto nella mia precedente esperienza sportiva.

In più credo che il fatto che tutto ciò sia avvenuto a Londra non è un caso: gli inglesi hanno fatto un lavoro meraviglioso, un grandissimo investimento di risorse e di denaro che si vedranno restituito nel corso del tempo. Questo perché secondo me hanno capito perfettamente lo spirito, il valore principale dello sport, nel far vedere alle persone che con il lavoro, con l’impegno e con la passione è possibile sfruttare i propri talenti, migliorarli ed arrivare a grandi risultati. L’essenza stessa della vita.

 

Lei ha dichiarato che non può vivere senza sport, come si può cambiare la cultura del tifo in cultura dello sport?

Alex Zanardi: E’ certamente una questione di educazione ma non voglio dire che gli inglesi siano un popolo migliore del nostro. Noi italiani siamo persone meravigliose, dotate di grande estro, grandi talenti eppure siamo assolutamente incapaci in certe situazioni di fare gioco di squadra, di darci a vicenda un’educazione migliore e di comprendere come società il valore delle cose.

Probabilmente da noi avremmo speso magari meno soldi,  ma ne avremmo sprecati tanti per organizzare dei giochi senza in realtà capirci niente, cioè avremmo semplicemente fatto un’operazione commerciale utile a qualcuno.

Qui hanno fatto un grandissimo investimento a livello di educazione, non per niente lo slogan è “Inspire a Generation”, e credo che ci siano davvero riusciti. Il fatto che ci fossero cosi tante persone in tribuna ne è un esempio.

Come riesce a trasferire ogni sua esperienza e conoscenza nel superare qualsiasi ostacolo?

Alex Zanardi: Io sono una persona sempre sulla bocca di tutti, molti si fermano a notare il fatto che riesco a sciare, nuotare ed ad andare in bici però a me fa veramente piacere quando la gente dice “caspita va forte in bici”. 

In realtà non sono l’unico che fa queste cose, ci sono tanti altri ragazzi che ci riescono e spesso il semplice tentativo di porta al risultato.  Io cerco di scegliermi degli obbiettivi che credo tecnicamente possano essere alla mia portata e poi se non sbagli i conti il risultato alla fine è una logica conseguenza, ma non è che faccio cose irrealizzabili, non sono ancora andato su marte…o forse per quello c’è tempo!

Ammetto di avere discrete possibilità economiche che quindi in alcune occasioni mi consentono di arrivare in modo giusto ad un risultato prima di quanto non potrebbe riuscirci un altro ragazzo, ma dalla mia ho anche una grandissima curiosità ed è questo che ti porta a farti delle domande. Ci sono persone invece che aspettano semplicemente la risposta ma senza nemmeno aver formulato la domanda. 

 

In conclusione, riguardo al futuro possiamo solo vedere uno Zanardi che condurrà la trasmissione Sfide o anche uno Zanardi atleta a Rio 2016?

Alex Zanardi: Bé intanto adesso c’è questa,  ho già preso l’impegno televisivo, e anzi come arrivo a casa mi prendono per le orecchie e mi portano in studio!

Ho investito molto su questa olimpiade perché mi andava di farlo, perché mi ha reso felice e vincere due ori e un argento mi rende ancora più felice, ma non è che io sia una persona migliore di quanto non fossi una settimana fa o nemmeno peggiore. Semplicemente sono più contento perché ho portato a casa un bel malloppo, però queste medaglie sono anche già foto da attaccare al muro quindi è logico che se la vita mi riserverà altre possibilità di scelta tra tante belle cose da fare sarebbe stupido non cercare di sfruttare qualcosa per riempire il proprio tempo.

 

Quindi l’uomo Zanardi ,nelle sue scelte segue di più il cuore o la mente?

Alex Zanardi:  L’uomo Zanardi innanzitutto va detto che ha un culo incredibile, perché nella vita ho sempre potuto fare delle scelte, mentre ci sono tanti ragazzi che non hanno potuto farle, quindi mi ritengo fortunato.

 Detto questo tendenzialmente ragiono di più con il cuore ma poi sintonizzo anche il cervello sul cuore chiedendomi se è possibile fare quella cosa e se riesco ad intravedere qualcosa di positivo. E’  logico che bisogna ragionare anche con il cervello e non, scusa la battuta, fare il passo più lungo della gamba!

Io penso che anche in questa occasione non ho fatto il passo più lungo della gamba, come non lo feci quel giorno che decisi di ricorrere in macchina senza gambe, quando tutti mi davano dell’illuso perché avevo dichiarato che il mio obbiettivo sarebbe stato quello di riportarmi in condizioni di vincere una gara.

Dato che ero sempre stato capace di farlo prima dell’incidente  non c’era ragione secondo me per cui, trovando il modo per poter guidare la macchina in modo efficace, io non sarei potuto tornare allo stesso tipo di risultato. Aver creduto possibile quella cosa mi ha poi guidato fino al risultato.

Alex Zanardi colpisce ancora altro oro

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Leggi l’intervista integrale ad Alessandro Zanardi qui

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