Giochi di sorte e destino

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1926
dadigreci

Erodoto (c. 484 – 425 a.C.), il primo storico greco, narra di una terribile carestia che aveva devastato il regno della Lidia (odierna Turchia occidentale) circa 1500 anni prima dell’era cristiana. Per un certo tempo la popolazione cercò di fronteggiare con pazienza la calamità ma, dopo, non intravedendo alcun miglioramento, iniziò a cercare un rimedio che potesse alleviare la sua disgrazia. Furono trovati diversi espedienti, quali: l’invenzione dell’astragalo (dado rudimentale con quattro facce ), dei dadi e dei giochi con la palla. Il metodo usato dai Lidi per aiutarli a lenire i morsi della fame era quello di giocare e mangiare a giorni alterni. Un giorno giocavano di continuo, così da non avere tempo per pensare al cibo, quello successivo mangiavano senza giocare affatto. In questa maniera riuscirono ad andare avanti per diciotto anni. Tuttavia le loro sofferenze non si erano alleviate, ma accresciute. Così Atys, re della Lidia, aveva diviso la popolazione in due gruppi e deciso di affidare alla sorte quale dei due avrebbe dovuto emigrare e quale restare in madrepatria. Il re mantenne a sé il diritto di governare il gruppo che secondo la sorte sarebbe dovuto restare, e diede a suo figlio Tirreno il comando dell’altro.

Dopo il sorteggio un gruppo andò così a Smirne (odierna Izmir), dove costruì le navi, imbarcò i propri effetti personali e fece vela alla ricerca di località fertili. Gli esuli attraversarono diverse contrade per raggiungere alla fine il nord dell’Italia, dove si stabilirono. Là, secondo Erodoto, cambiarono il loro nome da Lidi in Tirreni, da Tirreno, figlio del loro re.
Dal momento che gli Etruschi erano chiamati Tirreni dai Greci, questa è la prima spiegazione scritta sull’origine di una civiltà alquanto distante da quelle a lei vicine nella Penisola italiana, con il genio della costruzione di acquedotti, fognature e terme, sviluppate poi dai Romani.
In altre narrazioni è riportato che i giochi di sorte erano stati inventati dal greco Palamede durante i dieci anni della guerra di Troia per sostenere il morale dei soldati, afflitti dalla noia.
In verità questi giochi erano già conosciuti nell’antico Egitto (circa 3500 a.C.). In molte religioni
ci sono dinamiche particolari attraverso le quali gli adepti possono avvicinare le divinità per conoscere il proprio destino. Ed è probabile che interrogare gli oracoli attraverso meccanismi casuali abbia avuto le sue prime radici in rituali religiosi, dal momento che le componenti accidentali dei giochi di sorte danno un certo significato magico ai diversi risultati ottenuti.
Durante l’Impero Romano il gioco era lo svago comune per ogni genere di classe e tipo di persone, tanto che era stato trovato necessario promulgare delle leggi che l’impedissero, eccetto che nei giorni delle celebrazioni dei Saturnalia, quando ogni eccesso insano era consentito.
L’imperatore Augusto era conosciuto per il suo giocare apertamente per svago, anche nei giorni di lavoro e quando era ben avanti con gli anni. Claudio era molto appassionato al gioco di dadi e aveva scritto un libro “ Come vincere a dadi ”, andato perso.
Giochi per svago e divinazione attraverso i giochi di sorte sono legati gli uni agli altri sin dai loro inizi primordiali. Come nel dilemma sulla priorità fra l’uovo e la gallina, non è possibile sapere quale dei due sia venuto prima.
Nelle lingue moderne ci sono residui di lontane pratiche divinatorie e giochi di svago.
La parola lot era usata dalle antiche tribù germaniche per indicare l’estrazione a sorte in alcuni loro riti religiosi. Questa parola ha messo radice nelle lingue neolatine per definire poi l’italiana lotteria. E la parola azzardo viene dall’arabo al-zhar, nome arabo per il dado.