Giocatori d’azzardo, santi e scienziati

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1785
dadi

 

“È straordinario che una scienza originata dall’interesse per i giochi di sorte sia diventata il più importante strumento della conoscenza umana. “
Pierre – Simon Laplace (1749 – 1827), Theorie Analitique des Probabilités.

Nell’antichità pagana le pratiche consuete di interrogare l’ignoto attraverso meccanismi casuali si erano via via avvizzite sotto gli attacchi della Chiesa Cristiana. Secondo Sant’Agostino (354 – 430) niente può avvenire per caso, ogni cosa è controllata nei suoi dettagli dal volere di Dio. Se gli eventi si succedono in maniera casuale è per l’ignoranza del genere umano e non nella natura degli eventi. L’impegno del genere umano deve essere quello di scoprire e di assoggettarsi al Volere Divino.
Il fatto, comunque, che nel gioco di dadi taluni numeri escano più frequentemente di altri ha intrigato sempre scommettitori di ogni credo religioso.
Rabbi Ben Ezra (Spagna, XII sec.), astronomo e poeta, aveva fatto calcoli per finalità astrologiche partendo dalle combinazioni dei risultati ottenibili nel lancio di dadi. Questa idea era stata approfondita dai linguisti arabi nello studio dei diversi significati che può prendere una parola quando si cambia la posizione delle sue vocali brevi, appena accennate in arabo scritto. Raimondo Lullo (c.1232 – c.1315), frate francescano catalano beatificato come martire, potenziando il meccanismo degli astrologi arabi delle lettere ruotanti, chiamato zairya, aveva introdotto un metodo di ragionamento basato sulla combinazione casuale dei concetti. Per questo motivo Lullo è riconosciuto come un pioniere della teoria della computazione.
L’italiano Girolamo Cardano (1501 – 1576), matematico, dottore di medicina e astrologo, era anche un accanito giocatore d’azzardo. Oltre alle sue più di cento ricerche scientifiche aveva scritto Liber de Ludo Aleae (Libro sui giochi di sorte – pubblicato postumo nel 1663), dove introduce il concetto di combinazioni per enumerare gli elementi di base dello spazio delle probabilità, quando il dado è onesto. La passione e lo zelo dedicati da Cardano alla dinamica dei giochi di sorte mostrano come avesse una conoscenza consumata dei loro risultati empirici. Lui è stato il primo matematico a calcolare correttamente una probabilità teorica. Come astrologo aveva fissato l’oroscopo di Edoardo VI, re d’Inghilterra, pronosticandogli lunga vita; il re morì l’anno seguente. Di contro aveva previsto che sarebbe morto il 20 settembre 1576 e si era vociferato che avesse digiunato per tre settimane per dare verità all’oroscopo.
Le problematiche dei giochi di sorte erano discusse nelle associazioni italiane colte. Così anche Galileo Galilei (1564 – 1642) aveva trattato questa materia nel saggio: Considerazioni sopra il giuoco dei dadi. Nel gioco chiamato Zara, presumibilmente dall’arabo zairya, sono lanciati tre dadi. Sebbene ci sia lo stesso numero di 3-partizioni per avere sia il 9 che il 10, la probabilità di uscita del 9 è nella pratica inferiore a quella del 10. Perché questo? Galileo dice che certi numeri sono più facili e più frequenti di altri, perché ottenibili con un maggior numero di combinazioni di cifre. Si può avere, infatti, 10 con 27 combinazioni ( 6.3.1; 3,6,1; 1,6,3;…6,2,2;…5,4,1;…), mentre 9 con 25 ( 6.2,1; 2,6,1;…5,3,1;…).
Per la loro impostazione mentale utilitaristica gli scienziati inglesi non avevano trovato di alcun vantaggio disquisire sulla caduta dei dadi. Tuttavia Isaac Newton (1642 – 1727) era stato richiesto da amici, appassionati d’azzardo, di spiegare alcune peculiarità del gioco di dadi. Lui aveva dato una risposta chiara e dettagliata, senza ricorrere a strumenti del calcolo delle probabilità. Newton potrebbe aver disapprovato il gioco d’azzardo, forse per una buona ragione. Aveva perso una somma ingente di denaro alla Borsa di Londra. “ So come predire il movimento dell’universo, ma non posso calcolare la pazzia della gente ”, aveva detto il grande fisico.