L’Arte della Memoria, cosa e’ e il significato

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The Art of Memory

Secondo il filosofo greco Platone ( ca. 428 – ca. 348 a.C ), niente viene appreso, tutto è ricordato. Ogni conoscenza è innescata al momento della nostra nascita, come prefigurato dalla mitologia greca, dove la dea della Memoria, Mnemosine, era la madre delle nove Muse.
Dalle scienze cognitive apprendiamo che la decisione di immagazzinare o scartare un’informazione è di rado presa in modo consapevole, mentre facilmente una nuova informazione è inserita in un contesto noto. Possiamo dire che i ricordi costituiscono la nostra identità personale, perché è la nostra memoria a tracciare la strada maestra di ciò che siamo o che vogliamo diventare.

La psicologia dell’apprendimento insegna come accrescere la capacità di ricordare attraverso mnemotecniche, chiamate già da Cicerone, (106 – 43 BC ): memoria artificiale. Il grande autore latino aveva indicato i principi generali di questa tecnica: “ … Il primo passo è quello di fissare nella memoria una sequenza di luoghi, meglio una casa, spaziosa il più possibile, dove possiamo inserire cose e fatti nell’ordine logico che dobbiamo ricordare… ”

. L’invenzione delle mnemotecnica, benché convenzionalmente attribuita al poeta greco Simonide, deve la sua originaria ideazione e applicazione a quei maestri, come disse D’Alembert ( 1717 – 1783 ), di cui nulla sappiamo e a cui tutto dobbiamo.

La rivoluzione agricola del Neolitico, infatti, fu conseguita grazie a un accumulo di conoscenze prima memorizzate e poi trasmesse oralmente. Le popolazioni polinesiane, sprovviste di ogni forma di scrittura, hanno colonizzato isole sperdute nell’Oceano Pacifico, guidate da conoscenze astronomiche tramandate nei loro canti rituali di generazione in generazione.

La distinzione fra la memoria cosiddetta naturale e quella artificiale è così più labile di quanto possa apparire, avendo ogni mnemotecnica un’origine istintiva e naturale, balenata nella mente di una persona per un fine specifico, in qualche modo poi codificata per adattarne l’uso ad altri soggetti.
Per Alberto Magno e San Tommaso la memoria era il fondamento della virtù della Prudenza.

Il frate catalano Raimondo Lullo ( c.1232 – c.1315 ) aveva provveduto alla costruzione di un sistema mnemonico basato su un ordinamento di tutte le scienze e di tutte le nozioni basato sulla logica combinatoria di parole e concetti. Per questa ragione Lullo è considerato il pioniere della teoria della computazione, usata dai motori di ricerca, che permettono l’accesso al più grande serbatoio di memoria artificiale di ogni tempo. Quando dobbiamo prendere una decisione rapida, siamo però obbligati ad affidarci, in prima istanza, alla memoria ‘ naturale ’, strenua organizzatrice dei ricordi negli scaffali della libreria nella nostra mente. Senza questa memoria nemmeno sapremmo come usare i processi di associazione insiti nei motori di ricerca.

In una sezione di una libreria molto conosciuta di Londra si trovavano allineati in scaffali contigui libri che trattavano le più svariate discipline: mito, scienza, filosofia, psicanalisi, astrologia e magia, religione. Questa sistemazione, apparentemente assurda, doveva rispondere a una coerenza di fondo percepita dal curatore della libreria.

Quegli argomenti potrebbero essere stati da lui così ridefiniti: proto-conoscenza, conoscenza codificata, critica della conoscenza, conoscenza incerta, pseudo-conoscenza, conoscenza dogmatica, e dovevano stare vicini, perché nella sua mente ognuno di essi dava una prospettiva per spiegare, convalidare o rifiutare gli altri. Potrebbe sembrare che, volontariamente o meno, specifici circuiti neuronali fossero stati attivati nel cervello del curatore quando era stata stimolata la sua visione associativa dei rami della conoscenza.

Se così fosse, si potrebbe dire che il lavoro per associazioni, inconscio, della memoria si modulerebbe sulla nostra visione del mondo, cioè sulla nostra cultura, e che la forza motrice delle nostre intuizioni è innescata dal corto circuito fra conoscenze diverse che abbiamo noi messo in contatto fra loro.
Non appena ci troviamo di fronte a una nuova informazione pensiamo di sapere in quale scaffale della nostra libreria mnemonica vada messa, o se, per la sua insignificante rilevanza, debba essere gettata nel pozzo nell’oblio. E questa scelta è filtrata dalla griglia d’interessi e valori formatasi nella mente nel corso della nostra storia personale.

In breve, ciò che è ritenuto utile e valido è ricordato molto meglio in un contesto soggettivo di interessi e valori.
Gran parte delle persone anziane lamenta di avere una memoria più labile di quella delle generazioni più giovani.

Benché fra i 60 e i 70 anni la massa cerebrale si riduca tra il 5%e il 10% è stato provato che l’età, da sola, non incide sulle capacità mnemoniche medie, quando si conduca una vita sana e non si soffra di malattie neurodegenerative. Un ordine migliore dei ricordi, infatti, compensa le sue maggiori difficoltà di gestione. Come in ogni guerra, organizzazione e disciplina sanno come vincere i numeri del tempo.