L’uomo che verra’ commuove il cinema Genesis

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Londra cinemaitaliaUk-  E’ l’inverno del 1943 e la neve scende lenta su una famiglia di contadini, sulle colline di Bologna.

Gli occhi di una bambina, Martina, di 8 anni, che dal silenzio vede gli orrori della guerra, e che e’ testimone di uno dei rastrellamenti piu’ atroci, che passera’ alla storia come la strage di Marzaboto. Ma Martina vede anche la forza della vita nell’attesa del suo fratellino, che diventera’ un’ umo.

L’uomo che verra’, e’ un film drammato, storico, emozionante, riflessivo e lascia senza parole, c’e’ solo lo spazio di un pensiero bagnato da una lacrima che non resiste a scendere.

E ieri sera al cinema Genesis di Londra, tutti, italiani e inglesi presenti, hanno avuto il viso solcato da quella lacrima.

Questo film diretto da Giorgio Diritti, e’ senz’altro un pugno allo stomaco. Un film educativo, per non dimenticare quei terribili anni, quei momenti, quelle persone, quelle semplici storie, di Italiani.

E’ un film che tutti dovrebbero vedere, sopratuttto i giovani e le generazioni future di giovani, che oggi stanno e staranno in un mondo migliore, e sono attaccati ai loro cellulari o su Face book a scrivere banalita’.

Lo dovrebbero vedere per capire che se oggi sono liberi lo devono anche a quella famiglia che rappresenta tutte le famiglie italiane che hanno lottato per la resistenza.

Sedici candidature al David di Donatello, vincendo tre premi. Sette candidature ai Nastri d’argento 2010, vincendo tre premi. Ma la vera vittoria di questo film e’ la storia stessa. Convincente, ripresa con realismo e ricchezza di dettagli.
Le scene del film scorrono come pagine di un libro di storia, pagine bagnate dal sangue e dalla vita semplice fatta di cose semplici essenziali, che oggi sembra assurdo vedendo le nostre comodita’. Eppure le nostre comodita’ le dobbiamo anche a quelle poverta’a quelle semplicita’e hai quei 770 vecchi e bambini morti.

Certo, la vita quotidiana e’ come uno tsunami, che ci travolge con le molte cose da fare. Ma a volte fa bene al cuore, all’anima, fermarsi e voltarsi per guardare chi eravamo. Prendersi un piccolo istante, sedersi e riflettere. Probabilmente quando si riprende il cammino, siamo piu’ forti, piu’ consapevoli di cosa vuol dire essere italiani, anche e sopratutto all’estero.

Non e’ retorica, no, chi lo pensa manca di rispetto ai morti. Non e’ volonta’ di piangersi addosso, noi italiani siamo forti, passionali, come lo e’stata quella famiglia e Martina. E’ solo il coraggio di vivere, di non arrendersi, di lottare fino alla fine. Di guardare in faccia quello che e’stato, quello che a stento a scuola viene insegnato, ma che nel film viene sparato dritto nel cuore.


Nella mia fila, poco distante da me c’era un’ inglese, e’ stato tutto il tempo fisso sul fim. Era come se fosse ipnotizzato. Alla fine, l’unico movimento che ha fatto, e’ stato quello di sollevarsi gli occhiali, e raccogliere un lacrima. Ecco questa e’l’essenza, questa e’ la prova di un attimo bagnata dal cuore, questa e’ la forza dell’Uomo che verra’e degli italiani.