ELezioni la voce degli inglesi

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Londra – I risultati elettorali tradiscono le previsioni. I conservatori segnano una vittoria schiacciante mentre tutt’intorno si dimettono dalla guida dei rispettivi partiti il leader dei laburisti, quello dei liberaldemocratici ed il leader del Partito per l’indipendenza del Regno Unito. Sorprendente l’ascesa del Partito nazionale scozzese che, in modo quasi insperato, ottiene 56 seggi conquistando in tal modo un vantaggio storico sui liberaldemocratici.

Nessun governo di coalizione, pertanto. Il partito di David Cameron, infatti, conquista da solo la maggioranza assoluta in Parlamento: 326 seggi contro i 228 destinati agli avversari del partito laburista. Un triste risultato anche per i liberaldemocratici, che fra ieri ed oggi riescono a portare a casa appena 8 seggi.

Fino all’ultimo momento il futuro più probabile per la Gran Bretagna sembrava essere un governo di coalizione o di minoranza. Prospettiva da molti auspicata; ma non dalla maggioranza dei votanti, evidentemente. Trattasi, infatti, di una speranza tristemente infranta, questa, che spiega altresì le immediate dimissioni dei leader dei partiti sconfitti.

Ed Miliband, fra gli altri, si è dimesso assumendosi la piena responsabilità della sconfitta elettorale nonché suggerendo che sia arrivato il momento per qualcun altro di salire alla guida del partito. Nel frattempo, sino a quando non sarà eletto un successore, prenderà il suo posto Harriet Harman.

Nonostante il profondo dispiacere, comunque, il leader uscente ha accompagnato il suo sconforto con parole d’incoraggiamento per il futuro del partito, ora più che mai bisognoso di una ricostituzione sostanziale.
Cameron, dal canto suo, dichiara pubblicamente il suo intento di voler governare a favore di tutti i sudditi di Sua Maestà, pur provvedendo alla devoluzione della Scozia (dato il rilievo ormai indiscutibile dello SNP).

Per le strade di Londra ciò che si registra è un profondo senso di delusione tra i votanti, soprattutto di giovane età. Il Regno Unito – sostengono – non riesce a smarcarsi dal potere conservatore perché, in fin dei conti, non intende farlo. Saranno cinque anni molti complessi – proseguono – durante i quali sarà necessario, per il partito laburista, provvedere ad una riorganizzazione sistematica della propria struttura.

La campagna mediatica a favore della sinistra britannica registra essa stessa il proprio fallimento. Alcuni dei volti più noti di questa nazione (Martin Freeman, fra i tanti) avevano prestato la loro voce a favore della sinistra in vista di un futuro tutto votato al rinnovamento, futuro all’interno del quale il partito laburista avrebbe provveduto ad implementare le politiche sociali, a migliorare le condizioni di vita delle fasce di popolazione meno avvantaggiate dal sistema politico-economico attualmente in vigore, a promuovere un diverso sistema di assistenza ai cittadini.

Voce, la loro, che non è stata capace di registrare la giusta eco, come risulta evidente dai risultati elettorali.

Una differenza d’intenti, quella fra i due maggiori schieramenti del paese, che rispecchia una differenza di valori la quale non può lasciarci indifferenti – affermano infine i giovani elettori con sincero rammarico. “Non ci resta che aspettare – concludono – di certo senza rimanere con le mani in mano”.

 

Gia da subito si era capito Cameron VINCE

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