Ibernazione: quando la scienza si confonde con follia e speranza

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2010
IBERNAZIONE-1

Da molto tempo c’e’ un’altra tendenza che piace a molte persone sparse nel mondo: farsi ibernare per poi risvegliarsi, voi vi fareste ibernare? Ecco come avviene:

Non è possibile prevedere le modalità o le tempistiche della propria morte ma degli studi scientifici possono “rimandarla”.
Non tutti si trovano d’accordo, le menti conservatrici non approvano, gli scettici non saprebbero cosa fare.
La Criopreservazione, che deriva dalla crioterapia, ovvero “cura del freddo”, è una pratica molto simile all’ibernazione che consiste in un tentativo di conservare nel tempo il corpo di una persona, legalmente morta, per riportarla in vita solo nel momento in cui si ha la cura del male che ha causato la morte. Ovviamente, il corpo deve essere “congelato”, a temperature davvero bassissime, nei pochi istanti successivi alla morte, in modo tale che il corpo resti intatto e in modo tale che circoli ancora il sangue e che quindi non siano danneggiati gli organi.

I grandi sognatori pensano che, oltre al corpo si possano conservare anche sentimenti, ricordi ed emozioni così da poter riprendere la propria vita esattamente nel punto in cui era stata interrotta.

L’ultimo caso, quello che probabilmente ha provocato lo scandalo, è quello di una bambina, Matheryn, poco più di due anni. La bambina, che era stata colpita da un epindoloblasfoma, particolare cancro che le aveva intaccato quasi l’80% dell’emisfero cerebrale sinistro, è stata sottoposta a congelamento subito dopo l’accertamento della morte.

I genitori hanno tentato tutte le cure possibili ma il male non è stato vinto. Si aspetta che la scienza e la medicina giungano alla cura prima di scongelare il piccolo corpicino e riportarlo in vita.

Questo esperimento, il cui prezzo si aggira intorno ai 150.000-200.000 dollari, è sempre più richiesto. Attualmente sono 133 i corpi criopreservati.


Che sia una moda o meno, sempre più persone affidano la propria vita e quella dei propri cari al ghiaccio, nella speranza di una “resurrezione”.

 

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