Il successo dei Musica Nuda al Drury Club

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L’aria che si si respira al Drury Club è straordinariamente distesa. L’ambiente liquido e tiepido della sala, il pubblico composto e interessato – moltissi gli italiani – promettono una notevolissima accoglienza.
Presto, gli artisti salgono sul palcoscenico: essenziali, densi, caldissimi. Le note di Musica Nuda si disciolgono nell’aria e subito ne ingravidano ogni singola particella.

Due forze complementari, agganciate meravigliosamente dentro un meccanismo ben congegnato che si muove senza alcuna difficoltà. La loro musica accompagna su nuove rive e sale vertiginosamente e poi scende, senza che si inceppi un momento.

Non a caso, a guardare Petra e Ferruccio, il binomio inconsueto di voce e contrabbasso risulta, già sulle prime, figlio legittimo di una comunione che ha trovato la chiave di un ritmo in grado di smuovere corde antiche.

“Ciò che poteva sembrare un limite, è, invece, diventato forza e unicità”, spiega Ferruccio.

“L’intesa immediata” con Ferruccio, rimarca Petra, ha rappresentato l’elemento fondamentale nel loro avvicinamento. E non si fa fatica a crederlo. Ferruccio, dal canto suo, ha apprezzato di Petra – come dargli torto – il fatto di essere “una musicista curiosa”, e tutto questo balza agli occhi molto presto: l’impeto, l’ecletticità, la trasversalità.

Petra e Ferruccio rielaborano con maestria melodie familiari, ridiscutendole, dalle viscere, dalla prima all’ultima nota, ma non si fanno mancare brani inediti, questi pure ora dilatati e ora ristretti, ritorti e poi lanciati in faccia alla platea divertita. “Manteniamo la nostra libertà interpretativa, suoniamo anche musica nota, ma senza perdere identità”, dichiara Petra. E, in effetti, mai si instilla il dubbio che qualcosa del genere stia accadendo.

I due artisti sono, insieme, quella che si definisce una gemma poetica, matura, da cogliere e degustare nei suoi succhi saporiti, musicisti, –
creatori, meglio – dall’incedere deliberatamente teso, affannato, ma non meno morbido, agile e leggero, che svuota e riempie gli spazi. La loro musica ha tutto il sapore di una rivelazione che giunge da lontano, da qualche remoto luogo metafisico che attirà a sé e e trasforma continuamente la materia.

Il pubblico del Drury Club è presto finito nella maglie dei loro virtuosismi, abbacinato dalla vulcanica voce di Petra e ipnotizzato dal contrabbasso di Ferruccio, maestoso e sempre presentissimo in scena. La sala è piena e coinvolta e, tutta, si fa trascinare al di là di una sera qualunque di un giorno feriale.


Dopo il meraviglioso “Little Wonder”, album uscito qualche mese fa in Francia e in Italia, qualcosa che ancora non ha una forma precisa si agita sotto la terra: un progetto di inediti di Petra e Ferruccio e di alcuni amici, di cui non si sa troppo di più.

Si dovrebbe rischiare più spesso, come fanno loro, si dovrebbe provare più spesso, e meglio, ad educare al gusto, e non vendere solo, disperatamente vendere. “Musicisti onnivori, ascoltatori onnivori”, queste due parole del profilo tracciato da Petra. Le sonorità di Musica Nuda vanno dette, ricordate, portate a chi non le conosce, giacché possiedono tutti i tratti di certe cose salvifiche che epurano e riportano mirabilmente all’essenza.

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