INTERVISTA: LOTTA ALLA MAFIA SICILIANA

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Un ritratto interessante riguardo alla Lotta alla mafia fatto da Diego Scarabelli, laureato alla UCL di Londra. Non i soliti discorsi, ma l’origine di una male implacabile.

 

(libro di Diego Scarabelli) Di “Lotta alla mafia siciliana”, ancor prima di Falcone e Borsellino, se ne parla già nei primi del novecento; dove un Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Paolo Bordonaro, originario di un paesino della provincia di Caltanissetta, addebitava e riconduceva una serie di reati quali: estorsioni, furti, omicidi ad un’unica matrice ovvero a quella di stampo mafioso. Per la prima volta si azzarda la parola mafia, e la sua origine fattuale rappresentata dall’associazioni a delinquere.
Questo documento, un inedito e il più antico di tutti, redatto da Bordonaro, rappresenta, per la sua completezza e precisione in tutte le sue parti, la certezza che la mafia unita siciliana esiste da sempre come il coraggio di chi l’ha sempre voluta combattere.
Il documento, tecnicamente detto “processo verbale”,diventa il protagonista del libro”Lotta alla mafia siciliana” di un giovane studioso di mafia siciliana Diego Scarabelli, laureato alla UCL di Londra.

 

Qual è la ragione per cui hai deciso di scrivere il libro?
“Principalmente per il fatto di essermi trovato dinnanzi ad una scoperta di ampia portata storica. Allo stato attuale degli studi è il primo processo verbale in cui si parla di mafia dotata di un’organizzazione centralizzata, piramidale e ramificata in tutta la Sicilia.
Emergono cosche mafiose di cui non si sapeva ancora nulla e le cui azioni sono riconducibili ad un’unica organizzazione criminale. In sintesi questo processo non solo è importante per far luce sul passato, ma per comprendere più a fondo la realtà successiva”.

Qual è la reale scoperta fatta dal maresciallo Bordonaro?
“Ce ne sono molte. Anzitutto, Bordonaro racconta di una mafia dotata di un’organizzazione centrale con rappresentanti locali presenti in tutta l’isola. É quindi una prima importante testimonianza della struttura della mafia e dei suoi vertici operativa già negli anni ’20 del Novecento. Inoltre racconta le carriere di mafiosi e di capi mafia rimasti finora sconosciuti a livello storico. Grazie al suo impegno riesce anche ad arrestare centinaia di mafiosi. Tra questi molti saranno in seguito processati ed anche condannati.”

FOTO PAOLO BORDONARO

Cosa contiene il documento?
Il processo verbale racchiude numerose analisi, ad esempio, l’ascesa al potere del gruppo di Domenico Di Caro nel post Prima Guerra Mondiale. Di Caro é un boss spietato, carismatico e calcolatore che voleva diventare il capo supremo della mafia. Ma é proprio l’azione del maresciallo Bordonaro ad impedirglielo. Accanto ai crimini commessi da Di Caro si hanno però molte altre storie di violenza mafiosa che non hanno nulla a che fare con gli interessi dell’associazione, ma con quelli dei singoli mafiosi che uccidono per sgarbi e gelosie.

E’ stato il primo in assoluto ad aver scritto indagini sulla mafia?
“Non é stato il primo ad aver scritto di indagini sulla mafia. Molti altri membri delle forze dell’ordine hanno scritto in merito a questo argomento prima di lui. Tuttavia, allo stato attuale delle ricerche archivistiche, il maresciallo Bordonaro é colui che per primo presenta l’ipotesi di una mafia unita in Sicilia.

Come acquisisce Bordonaro determinate informazioni dati gli scarsi strumenti investigativi dell’epoca?
“Bordonaro impiega un mix di tecniche per ottenere le confessioni dei mafiosi che interroga. Sicuramente una metodologia per certi aspetti anomala è connessa al suo profondo credo cattolico. Bordonaro infatti utilizzava spesso la sua fede per cercare di ‘convertire’ i mafiosi e condurli al pentimento”.

 [in foto maresciallo Bordonaro]

Una breve storia Ecco cosa accadeva in quegli anni, una storia tratta dal libro:
E’ una storia triste assai. Nel territorio di Sommatino, viveva un vecchio agricoltore il Maira, che aveva creato una grossa industria di bovini. Stimato da tutti, attraverso anche il lavoro dei figli avrebbe fatto progredire l’azienda. Un giorno ecco la sciagura; è il 30 marzo 1920, l’associazione a delinquere facente capo a Domenico Di Caro, terrorizzato ormai un terzo del territorio dell’isola, con violenza e soprusi, decise di non risparmiare la ricca famiglia Maira.

Ci fu una prima rapina con sottrazione del bestiame, successivamente la richiesta di un riscatto di lire 5000, e non contenti una seconda squadra di malfattori fecero una seconda rapina a danno della famiglia, finita con il ferimento di uno dei figli dell’onesto agricoltore. Oltre il danno morale, materiale , il ferimento di un membro della famiglia fu un colpo indegno. A chiudere il ciclo di tale malvagità nel 1923, con inganno un altro figlio, avendo precedentemente chiesto giustizia, in una calma sera d’estate, fu strangolato e soffocato lasciato a terra agonizzante da un gruppo di criminali, gli stessi del clan Di Caro.

Il punto è che le vittime dovevano rimanere in silenzio, subire senza lamento,e per di più dovevano esser grate se “l’Associazione” a delinquere non perpetuava loro altro male.

Gli assassini lo uccisero con premeditazione,e per assicurarsi l’impunità per i delitti precedentemente consumati.

Di caro colui che ordinò la soppressione fu spinto dal fine di fare l’interesse dell’ Associazione, la ratio era quella di uccidere chiunque si fosse ribellato, avesse chiesto giustizia, chiunque avesse compromesso l’esistenza dell’Associazione.

 


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