Giuseppe Santoro – Turnista

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Foto Giuseppe Santoro

Giuseppe Santoro – Turnista

 Giuseppe nasce a Erice il 21 Agosto 1993e mostra da subito interesse verso la musica. Infatti, egli comincia a studiare batteria all’età di 5 anni. Fan di jazz, R&B e soul si trasferisce a Londra a 19 anni, dopo avere accumulato esperienza nei palchi siciliani insieme a gruppi locali. A Londra arriva da solo e la sua intraprendenza gli permette di inserirsi da subito nel panorama musicale londinese. Partecipando a diverse jam session e stringendo amicizie con artisti internazionali, Giuseppe ha la possibilità di esibirsi con un gruppo di musica soul nel famoso locale The Bedford insieme a NK, giovane cantante inglese che ha partecipato a The Voice 2015. Giuseppe oggi fa la spola tra Londra e Trapani per collaborare in vari progetti italiani ed inglesi.

 

Questa intervista fa parte della ricerca fatta  da Alessandro Sansica, studente post-laurea alla Richmond, the American University a Londra, sul tema  SEMPRE PIU’ MUSICISTI ITALIANI IN CERCA DI SUCCESSO A LONDRA

 

 – Da quanto tempo suoni?

Suono da circa 16 anni (la mia prima lezione di batteria la feci a 5 anni).

A che età ti sei trasferito a Londra? La prima volta che andai da solo a Londra fu all’età di 19 anni. – Qual è la motivazione che ti ha spinto a spostarti a Londra in quanto musicista? La cultura musicale e lo spazio dato ai musicisti per esibirsi.

E’ stato difficile esibirti una volta arrivato a Londra?

Non è affatto difficile esibirsi a Londra, quasi tutte le jam session sono aperte al pubblico e chiunque può farne parte, basta non essere timidi e cercare di essere decisi una volta preso lo strumento in mano!

Qual è stato l’esibizione più importante che hai fatto? Un concerto sold out al teatro “The Bedford” con un gruppo di musicisti soul il cui cantante era NK, da The Voive UK 2015.

Pensi di avere più opportunità qui che in Italia? Perchè? Non è facile fare il musicista ad alti livelli né in Italia né in Inghilterra, ma a mio avviso si hanno un po’ più di opportunità in the UK, perché c’è più spazio per i musicisti e l’ interesse verso la buona musica è maggiore.

Riesci a vivere di sola musica a Londra? I primi tempi è difficile riuscire a vivere di sola musica, perché ti devi fare conoscere e vedere in giro, ma col passare dei mesi (o anni), se sei bravo, vali e riesci a far parte di vari progetti musicali, sei in grado di avere un buon “stipendio”.

Hai avuto l’opportunità di esibirti con altri artisti? Tantissimi artisti provenienti da svariate nazioni della Terra, quasi tutti conosciuti alle jam session. Tra questi ho anche avuto modo di conoscere e di esibirmi con Kofi Karikari, percussionista dei Jamiroquai, Chris Webb, bassista di Elton John.

Cosa fai in questo momento?

Per adesso vivo fra Trapani e Londra perché collaboro in vari progetti musicali sia italiani che inglesi.

Che consigli daresti a chi vuole spostarsi a Londra vivendo solo di musica? Di non avere il timore di cambiare nazione, di essere deciso nella scelta che si sta facendo e di credere nelle proprie potenzialità, perché chi è bravo, volenteroso (…e anche un pizzico fortunato), dovrà stare certo che prima o poi farà qualcosa di veramente buono! Londra è un ottimo trampolino di lancio per i musicisti, basta essere pronti e lasciarsi andare… il resto verrà da sé.


 

Questa intervista fa parte della ricerca fatta  da Alessandro Sansica, studente post-laurea alla Richmond, the American University a Londra, sul tema  SEMPRE PIU’ MUSICISTI ITALIANI IN CERCA DI SUCCESSO A LONDRA

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SEMPRE PIU’ MUSICISTI ITALIANI IN CERCA DI SUCCESSO A LONDRA

 

Foto Alberto SolinaAlberto Solina ha scelto di lasciare l’Italia per studiare a Londra proprio per queste ragioni. “Sono contento della mia scelta”, dice Alberto, “dopo quattro mesi dall’inizio del corso la scuola mi ha offerto un contratto discografico che mi permette di pubblicare tracce sulle maggiori piattaforme di distribuzione musicale online”. Grazie alle conoscenze strette durante il suo percorso educativo, Alberto ha anche avuto l’opportunità di esibirsi in locali rinomati a Londra, quali il The Qube Project e il The Star of Kings.

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Foto Luca BarassiLuca Barassi è uno che invece il successo lo ha trovato già. Londra gli ha regalato molto, dal suo primo lavoro al SAE Institute, dove aveva cominciato come studente, per finire con il suo nuovo ruolo di Managing Director all’Abbey Road Institute. “Arrivare ad Abbey Road è stata una conferma che le mie scelte hanno pagato”, dice Luca, “se lavori duro, Londra ti concede una possibilità”. Luca non è sorpreso dall’aumento di
musicisti italiani a Londra: “Il panorama musicale italiano può essere molto frustrante; c’è ancora una mentalità molto vecchia”. Anche lui conclude esaltando le qualità di Londra: “La sua apertura mentale, multietnicità e professionalità ti permettono di svilupparti artisticamente in maniera molto più veloce.”

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