Banana: lo straordinario eroe di Andrea Jublin

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 Londra – Una delle gemme più preziose della rassegna Cinema Italia UK è, senza dubbio alcuno, Banana (2014), l’intelligente commedia di Andrea Jublin, la storia di un giovane ingenuo – Banana, appunto – che lotta con tutte le sue forze per la sua felicità: è l’unico a sforzarsi davvero di conquistarla, l’unico nonostante le delusioni, e la sua determinazione diventa un limpido esempio per qualcuno. [ in foto da sinistra Andrea Jublin,clara Caleo Green e Paolo Nelli].
Andrea Jublin ha qualcosa che gli brilla dentro, ed il suo eroe patetico e tragico racconta più di una storia. Banana non è solo una commedia, ha qualcosa di più profondo: con il suo film, il regista ha aperto un fulgente spiraglio. Dopo la proiezione, il pubblico pareva aver guadagnato una nuova misteriosa forza.

Il professor Paolo Nelli ha chiesto ad Andrea qualcosa sul film.

Dicci qualcosa dell’ambientazione. Sappiamo che la storia è ambientata nella periferia di una città italiana. Perché questa scelta?
La città è Roma, ma non è facile dedurlo. Intendevamo mostrare i sobborghi italiani, Banana è anche un film che racconta l’Italia. E oggi l’Italia non è una terra ricca, né ridente.

Sei stato nominato agli Oscar per il corto Il supplente. Gli attori hanno la stessa età di quelli di Banana, anche lì la storia è ambientata in una scuola.
I temi sono molto simili, sì. Entrambi raccontano della purezza. Banana è una sorta di giovane puro contro tutto il mondo. E Contro il resto del mondo era proprio il primo titolo del film. Poi si è preferito Banana, che è più corto e suona meglio. Anche ne Il supplente raccontavo della purezza: in quel caso, il personaggio principale era un insegnante – ed era stato un avvocato – e non sopportava di essere diventato adulto. Amava stare con i bambini, dunque andava a scuola e si divertiva. Il problema di Banana è, invece, come perpetrare la purezza nel mondo, e, tornando a quello che dicevamo, in Italia. Crescere significa smarrire la propria purezza? Forse sì, ma è almeno il caso di provare a tenersela stretta.

Il personaggio principale è straordinario, ma non lui solo. I bambini, i ragazzi, sono tutti bravissimi. Come li hai selezionati? Come sei riuscito a farli esprimere così?
Loro mi odiano adesso. Le prove sono state molto lunghe e molto dure per loro. Erano sconvolti. Anche I casting sono stati molto lunghi, abbiamo visto parecchi ragazzi, bambini. La verità è che quando li metti davanti alla camera, devi solo dire Azione! Anche i professionisti sono rimasti impressionati dalla loro bravura.

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Il personaggio di Gianni è interpretato da te. E’ un regista e lavora con i bambini. In una scena meravigliosa, una delle bambine suggerisce a Gianni di abbassare le sue aspettative. E’ una metafora del cinema italiano?
Non riguarda solo il cinema. Riguarda anche la gente che vive in Italia. Varie volte, quando sono stato dai produttori a presentare una sceneggiatura, mi hanno detto: “No, non è intelligente! Non si può fare!”. E’ quasi ideologia: devi fare meno di quanto fai, ti dicono. E’ un grosso problema.

 

Il calcio gioca un ruolo fondamentale nel film. Quanto è importante per te?
E’ una metafora di come si dovrebbe essere. Coraggiosi, romantici. Bisogna credere in ciò che si sta facendo. I brasiliano sono eccellenti in attacco, per questo sono una metafora potente.

 

Perché la commedia? E’ il tuo modo di raccontare una storia?
Questo è un genere molto vicino alla realtà. Nella realtà si piange e si ride.

Anche noi abbiamo fatto una domanda ad Andra Jublin

Andrea Jublin Sei il fondatore della Compagnia del Cinema Indipendente. Qual è la tua opinione in merito alla situazione del cinema indipendente italiano?
Penso che ci siano dei film italiani, oggi, degni di attenzione. Sono fiero di questo. Ci sono numerosi registi che stanno impegnandosi davvero per realizzare qualcosa di buono.

[versione in inglese]