Appuntamento con That Human Voice al Camden Fringe

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Presso la Birkbeck School of Arts, a Londra, il cinque agosto ha debuttato That human voice, libero adattamento di Simona Catanese – anche attrice dello spettacolo – da La voix humaine di Jean Cocteau.
Lo spettacolo, diretto da Klarita Pandolfi Carr, alla prima esperienza di regia, è andato in scena presso l’intimissimo Studio Space G10, nell’ambito della rassegna Camden Fringe 2015 e proseguirà fino al sette agosto.
Le artiste ci hanno raccontato qualcosa di loro e della messa in scena.

 [ in foto l’attrice Simona Riccioni Continente]

Perché avete scelto di portare in scena questo testo?
K: Inizialmente, avevamo deciso di portare in scena il testo originale, nella tradizione di varie attrici che l’hanno interpretato, da Anna Magnani a Ingrid Bergman ad Anna Proclemer, passando per tantissime altre attrici. Poi, lavorandoci sopra, dopo lunghe prove, abbiamo realizzato che, forse, sarebbe stato meglio adattarlo alle corde recitative di Simona e renderlo un po’ più attuale. Dunque Simona ha riscritto completamente il testo e da quel testo siamo partiti.

Simona, perché proprio La voce umana di Cocteau?
S: La cosa che mi ha sempre colpito di questo testo è l’attenzione dell’autore alla impossibilità della comunicazione. Al giorno d’oggi abbiamo tutto quello che vogliamo per comunicare. E il testo originale, ad un certo punto, a me è sembrato quasi impossibile da portare in scena, giacché trae la sua forza dalla questione della difficoltà della comunicazione telefonica a quel tempo. Oggi non accade lo stesso. Allora ho deciso di riscriverlo.

Klarita, com’è stato il tuo debutto alla regia?
K: Piuttosto elettrizzante, sì. Io ho un background teatrale: a Roma ho lavorato in teatro, per circa vent’anni, come attrice, ma mi è anche capitato, qualche volta, di lavorare come assistente alla regia. Poi, una volta trasferitami a Londra, ho dimenticato il teatro, e l’ho messo da parte per fare spazio ad una grande passione, più antica di quella del teatro, che è la musica. Principalmente, io sono una producer e promoter di eventi musicali e lavoro con la mia compagnia Kaparte Promotion. Quando Simona mi ha proposto di dirigere il suo testo, io, almeno sulle prime, non era certa di volermi lanciare in questa cosa. Si trattava, però, di un testo di Cocteau che conosco molto bene, che è un cavallo di battaglia per giovani attrici, e così ho accettato. Conosco Simona da tanto tempo e sapevo che non ci sarebbero stati problemi. [ in foto la regista Klarita Kaparte Pandolfi Carr

regsitaSimona, è un testo inequivocabilmente rischioso. Uno dei rischi è legato al fatto che ci sia un solo personaggio in scena. Come ti sei rapportata tu a questo personaggio?
S: Sorrido perché, spesso, durante le prime prove, io continuavo a ripetere a Klarita che questa donna non la sopportavo, perché la vedevo troppo debole, sottomessa, una specie di emanazione di lui. Ho lavorato, allora, tanto sul personaggio, già nella scrittura: volevo darle una opportunità di rivalsa. Ho creato l’immagine di una donna che viene dopo il femminismo, il post femminismo. Ed ho cercato di allargare in cerchio magico dentro il quale lei opera, per questo ho aggiunto un altro personaggio, che è quello di Sandra, la sua amica del cuore, una sorta di alter ego di questa donna. Parallelamente, ho mantenuto alcuni parametri di Cocteau: non ho voluto disfarmene.

Come mai avete scelto di non tenere il personaggio al telefono?
S: Questa è stata più una scelta di Klarita, in verità. Io ho capito subito che, forse, avremmo dedicato più spazio alla storia, ed io in scena racconto anche una storia, mentre il testo di Cocteau lascia quasi un dipinto in bianco. Ecco, io ho messo alcuni colori su questo dipinto. Ed il telefono è rimasto un simbolo. Vorrei aggiungere – e questa è una cosa a cui tengo particolarmente – che ho inteso suggerire il tema del disagio mentale: quel personaggio è anche una donna che parla al vuoto.

Simona, sei più a tuo agio recitando in italiano o in inglese?
S: Devo essere sincera, non c’è nessuna differenza. Ad ogni modo, vorrei portare questo spettacolo in Italia, lo adatterò ancora, dovendolo trasformare in lingua italiana. Io non ho mai recitato in italiano, tra l’altro. Mi è venuto naturale scrivere questo testo in inglese ed ho in programma di portarlo in altre città nel Regno Unito.

Klarita, quali sono i tuoi progetti futuri?
K: Al momento ho in programma il mio evento annuale per la Charity Oxfam: tutto il mese di ottobre si possono organizzare concerti, eventi artistici, musicali i cui introiti vanno in beneficenza. E’ un grande evento che si tiene in tutto il Regno Unito, ed è il quinto anno che io vi prendo parte, con un buon successo. Ho organizzato un minifestival per il 24 del mese, durante in quale si esibiranno band sperimentali di musica elettronica, tra cui Raf and O, che, tra l’altro, hanno composto le musiche per lo spettacolo. Torno al teatro solo se ho dei progetti in cui credo

 

( intervista completa  anche su LondonONEradio radio stasera in diretta)


 

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