Intervista a Marco Delogu nuovo direttore Istituto italiano di cultura di Londra

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 Londra-  Nel cuore Georgiano di Londra, in un quartiere molto bello, in una sede altrettanto bella che è l’istituto di cultura italiana abbiamo incotrato, il nuovo direttore Marco Delogu. Classe 1960, considerato uno dei piu’ grandi fotografi italiani contemporanei, direttore artistico del festival internazionale della fotografia di Roma ed ora nuovo direttore dell’Istituto di cultura di Londra.

Direttore, come sarà l’istituto di cultura sotto la sua direzione? Che progetti ha? Quale pagina nuova noi italiani qui a Londra ci dobbiamo aspettare?”

“Sarà un istituto molto aperto al contemporaneo, senza ovviamente dimenticare tutta la tradizione italiana che è molto più forte di quella del paese ospitante, per citare un esempio la tradizione della pittura italiana dal Rinascimento in poi. Sarà una piattaforma di grande qualità dove atterreranno tantissime cose che hanno a che fare con la qualità italiana per poi diffondersi dentro la città di Londra. “

“Quindi ci sarà un’interazione maggiore verso gli inglesi perché come sappiamo gli inglesi amano la cultura italiana, la letteratura, la pittura, ci sarà quindi un’apertura ancora maggiore?”
“ Io credo che gli inglesi non amino così tanto la letteratura italiana contemporanea perché noi abbiamo enormi problemi di traduzione, abbiamo un gruppo di scrittori della mia generazione e delle generazioni ancora più giovani che sono di grandissimo spessore e su questo l’istituto si deve spendere, deve investire, deve fare in modo che siano conosciuti nel mondo inglese. La stessa cosa riguarda l’arte contemporanea che soffre molto in questo momento. È chiaro che non voglio fare molti paragoni ma fino a un decennio fa non si poteva proprio parlare di arte italiana pittorica classica paragonata alla tradizione dell’arte inglese. Ultimamente, poi, subiamo un piccolo arretramento quindi la cosa non è fare delle piccole mostre di artisti italiani ma interagire con tutto ciò che c’è e a Londra ci sono curatori italiani, Andrea Lissoni, la Triggeri, Nico Marzano per il cinema, l’attenzione che la Whitechapel ha per l’arte italiana così come sappiamo dell’amore enorme che Obrist, il curatore della Serpentine ha per un grande artista come Alighiero Boetti e per le generazioni successive. Ecco, questo è quello che dobbiamo fare, continuare il lavoro che già viene portato avanti dagli artisti e dai giovani curatori e portarla avanti a Londra con l’istituto di cultura seriamente e non solo come spot. “

“Lei è considerato uno dei più grandi fotografi italiani, la sua passione per la fotografia è nota a tutti, un grande ritrattista. Una raccolta di volti dal carcere ai monasteri. Perché la passione per i volti, per i ritratti?”
“In realtà è molto semplice, io non faccio mai niente che non abbia a che fare con la mia vita per cui tutto il problema di fare ritratti è andato in ritratti seriali e il fare ritratti è stato forse un modo per vincere la mia endemica timidezza e c’è riuscito e io ho iniziato a lavorare su storie che mi interessavano direttamente. L’idea del carcere viene dalla scelta politica che io ho fatto negli anni ’70. Ovviamente alcune scelte radicali hanno portato alcune persone che conoscevo, di orientamento diverso dal mio, in galera. Volevo capire quel mondo, volevo capire come vivessero quelle persone così lontane da me e sono andato a vedere cosa fosse successo a tutta quella classe di neofascisti che erano finiti in galera e li ho incontrati. Per il resto posso dire che provengo da una famiglia che è stata rapita quindi ho conosciuto coloro che appartenevano a quella strana genìa di rapitori sardi. E per quanto riguarda i cardinali, io ho avuto un grande esponente della chiesa Enea Selis che era lo zio di mia madre, ho voluto incontrarlo negli ultimi anni della sua vita e da lì è nata l’idea di lavorare su un altro gruppo. Tutti i gruppi su cui ho lavorato erano gruppi piccoli ma con una forte esperienza e un linguaggio in comune come i compositori di musica classica contemporanea, tra i grandi capisaldi e anche le nuove generazioni tra cui Luca Francesconi che presto verrà qui e la stessa cosa per quanto riguarda i fantini del palio di Siena o i contadini che avevano fatto la bonifica dell’Agropontino che venivano stupidamente designati come fascisti. Mi sono occupato di tutti questi gruppi, contadini, l’immigrazione di pastori sardi, i cardinali, il carcere maschile e il carcere femminile e ad un certo punto anche un gruppo di ex condannati a morte negli Stati Uniti che ad un certo punto la prova del DNA aveva scagionato. Dal 2008 ho smesso un po’ di fare ritratti, avevo provato con gli scrittori ma non mi sembra un gruppo così coevo quindi mi dedico maggiormente a delle fotografie che rappresentino il mio paesaggio interiore. Venire a Londra cambierà un attimo la mia vita perché dovrò fare molto meno fotografie però ho due progetti importanti a cui dedicherò i miei sabati e le mie domeniche. Tra l’altro fare una foto è più pensarla che andare in giro con la macchina fotografica. Stanotte alle due mi sono alzato, ho iniziato a scrivere degli appunti sul computer che poi finiranno sulla carta d’argento”.

“Però vedo sulla sua scrivania una macchina fotografica, inseparabile e fedele compagna. Oggi chiunque con il proprio cellulare può scattare delle fotografie. Io so che lei è un amante del bianco e nero e anche a me piace molto. È un valore aggiunto quello della gente che può postare foto su Facebook, Instagram…?”
“Per me sono un valore aggiunto, è come fare una differenza tra chi scrive con il carattere 32 e chi con la stilografica dell’ ‘800, non si sa chi scriva meglio. Sicuramente l’interazione tra un fotografo e il mezzo è più forte di quella tra uno scrittore e il computer come lo era la vecchia Olivetti o la stilografica oppure come per Mario Puso si racconta che qualcuno avesse una segretaria che scrivesse per lui. Maggiore è l’aspetto democratico della fotografia, maggiori sono le possibilità, il problema è la forzatura perché ormai il numero di fotografie che arriva è enorme. Però noi riflettiamo sul fatto che il festival della fotografia di Roma in questi giorni sia dedicato al presente, quindi alla tecnologia come per esempio l’abbassamento dei costi di produzione, la condivisione delle fotografie in un secondo. Il punto è che tutto ciò che viene tecnologicamente è un enorme vantaggio per la fotografia. Non c’è più la domanda : “Metto la pellicola a colori o in bianco e nero?”, non si può più dire “Non ho i soldi per stampare quella foto, non riesco a scattarla e svilupparla. È un mestiere da ricchi.” Ormai è un mestiere per persone intelligenti, per chi ha qualcosa da dire, o c’è una vita forte dietro le spalle o un’emozione forte o un vissuto, allora ha senso. Se poi la condivisione è “Quanto sono bravo perché ballo sul cubo a Ibiza” chiunque, scrittore o compositore si rende conto che il linguaggio, l’idea è talmente stupida che non si va avanti. Io non sono sopraffatto dalla quantità di fotografie che ci sono, scelgo quelle più belle, quelle che mi stupiscono.”

“Allora, ricordiamo i prossimi appuntamenti dell’istituto, i più imminenti e poi magari chi vuole può controllare sul sito che è fatto molto bene ed è molto dettagliato”.

“Allora sì, il sito ma anche la pagina Facebook. Di appuntamenti a settembre ce ne sono tanti: il 6 Settembre Isabella Rossellini che al Royal Festival Hall fa un tributo a sua madre che compirebbe cent’anni il 29 Agosto, il 14 Flavia Friggeri con me e Walter Guadagnini sul ruolo della Pop Art, molto decisivo anche in Italia, Sergio Lombardo, artista vivente, verrà qui per parlare di quella stagione e precedentemente il 10 si parlerà del libro di John Hooper “The Italians”, il 25 ospiteremo due cose fantastiche: a pranzo Antonio Pappano e Luca Francesconi sulla relazione tra museo d’arte contemporanea e musica classica perché il 3,5 e 6 Ottobre ci sarà questo nuovo ciclo di musica contemporanea e noi saremo i primi a iniziare con una chiacchierata tra loro due, la sera poi Valerio Magrelli parlerà con Nicola Gardini e Daniela Caselli della relazione tra Beckett e Dante e con una conferenza il 16 promuoveremo questa occorrenza, il 29 farò un intervento io su tre scrittori più uno Erri De Luca, Valerio Carboni e Valerio Magrelli e Jhumpa Lahiri che scrive in italiano e le storie che sono nate quando li ho fotografati, il 30 ci sarà un grande evento per quanto riguarda la promozione dell’Italia in Bookshop. “

 Un’ultima domanda: dato che ha già conosciuto Londra, come le sembra cambiata dopo questo boom di italiani? .”
“Beh io son stato qui negli anni ’70 e poi tra gli anni ’80-’90, sono stato qui nella seconda metà degli anni ’90, nel boom o re-boom di Londra e sicuramente mi fa piacere che ci sia una predisposizione fantastica rispetto al mondo italiano e questo mi fa pensare che spesso è la macchina “italia” che viene percepita come troppo macchinosa mentre la qualità del pensiero italiano viene sempre concepita come fantastica. Ieri ero circondato da inglesi, per un’ora con un aereo arrivato perfettamente in tempo, alle 10 ora inglese all’aeroporto di Gatwick, non arrivava la scaletta, ci si giustificava con il maltempo. Se in Italia qualcuno avesse detto “C’è il sole, non riusciamo a portare la scaletta ci sarebbe stata una rivolta”. Noi italiani spesso ci sottostimiamo , io credo che abbiamo tantissime cose da dire, anche di qualità, e ci meritiamo questa grande piattaforma di qualità.”


 

ASCOLTA L’INTERVISTA RADIO AL DIRETTORE A LONDONONERADIO la radio degli italiani a Londra .

 Marco Delogu, nato a Roma, dove nel 1960, da genitori sardi: Severino Delogu, medico, e Luigia Selis. Negli anni settanta partecipa alle lotte studentesche confluite nel movimento del ’77 e si iscrive alla facoltà di lettere dell’università “La Sapienza” di Roma dove studia Storia Moderna e Contemporanea con Paolo Spriano, Rosario Villari e Alberto Aquarone. 

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