EMERGENZA MIGRANTI: LE CRITICHE DI THERESA MAY E LE RISPOSTE DA PARTE DELL’UE

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 London  ( di Giada Charmain Consigli italoeuropeo) Fanno scalpore le recenti dichiarazioni di Theresa May riguardo la crisi dei migranti. La conservatrice britannica, Segretario di Stato per gli Affari Interni, esige delle misure restrittive verso i migranti che ogni anno sbarcano in Gran Bretagna, definendo il sistema europeo come “privo di frontiere”. 

Per il ministro inglese, ai migranti dovrebbe essere impedito di entrare nel Regno Unito a meno che non abbiano un lavoro, appellandosi al fatto che l’attuale crisi sia provocata per l’appunto dal sistema europeo, il quale permette agli stessi di migranti di sfruttare i benefici sociali inglesi.

La situazione per Theresa May è diventata insostenibile e si riverserebbe non solo sul welfare britannico, ma sul sistema delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Il ministro ha inoltre affermato che inasprirà il trattamento verso i gli studenti stranieri, in modo da cacciarli se non si ritrovano con un lavoro alla fine dei corsi.
Questo è ciò che chiede la conservatrice dalle colonne del Sunday Times, aggiungendo che con tali misure non si intende minare il principio di libero movimento: ribadisce invece che in origine tale libertà era concepita solo come spostamento in caso di lavoro, mentre oggi i migranti si sposterebbero perlopiù in cerca di esso, tentando la fortuna e richiedendo benefici.

Il fatto che nell’ultimo anno quattro immigrati su dieci abbiano attraversato le frontiere senza un lavoro preciso ha decisamente esasperato il ministro inglese, che ha al contempo ricevuto numerose critiche: non solo da parte degli interessati, ma anche dagli stessi cittadini del Regno Unito, i quali le ricordano che secondo la sua logica, persino i moltissimi pensionati britannici residenti in altri paesi dell’Unione Europea dovrebbero “ritornarsene a casa” in quanto privi di lavoro.
Il fenomeno dell’immigrazione ha raggiunto di questi tempi il suo picco nel Regno Unito, ma sono pure recenti i richiami da parte del vicepresidente della Commissione UE Frans Timmermans, che proprio oggi, in visita a Calais, ha sottolineato la necessità da parte dei Paesi restii di capire che “l’applicazione di politiche più coraggiose ed europee sono anche nel loro interesse”. Solo se l’Europa agisce unita, infatti, può essere in grado di gestire il fenomeno migratorio e diventano dunque necessarie delle regole europee comuni sulla richiesta d’asilo.

Non è solo il vicepresidente della Commissione UE a difendere i principi di solidarietà nei confronti di tale emergenza: la libera circolazione è difatti una parte fondamentale del mercato interno, come ha espresso un portavoce della Commissione in commento alle dichiarazioni del ministro Theresa May, anche se non rappresenta un diritto incondizionato a favore del “turismo dei benefit”.
Persino la cancelliera Angela Merkel ha invocato maggiore flessibilità riguardo la gestione di questa emergenza, senza alcuna tolleranza per chi non rispetta la dignità dei richiedenti asilo. Ed è sempre a Berlino che la cancelliera ha ricordato quanto l’Italia debba essere aiutata nella crisi dei profughi, ritenendo inconcepibile che tanti migranti giunti nelle coste italiane vi restino.

Altrettanto inaccettabile è inoltre il fatto che certi Paesi si rifiutino di applicare lo spirito europeo, secondo le dichiarazioni del premier francese Manuel Valls, il quale non concepisce come tali Paesi insistano nel fare resistenza di fronte al piano di ricollocamento per i richiedenti asilo proposto dalla Commissione UE.
L’Unione Europea, secondo il vicepresidente Frans Timmermans, ha quindi bisogno di tutti per fronteggiare l’emergenza dell’immigrazione e nessun Paese, Gran Bretagna inclusa, si può permettere di nascondersi.Image result for EMERGENZA MIGRANTI londra

Questo argomento sarà al centro di un vertice straordinario dell’UE il prossimo 14 settembre, richiesto da Germania, Francia e Gran Bretagna proprio per individuare delle misure immediate.

 

 

 

 


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