Intervista Giulia Romani Console Italiano al Consolato Generale d’Italia a Londra

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Giulia Romani

Da Baghdad a Londra, due città tanto diverse che sembrano quasi appartenere a due mondi distinti. É la sfida intrapresa da Giulia Romani, console italiano presso il Consolato Generale d’Italia a Londra. Siamo riusciti ad incontrarla e le abbiamo posto qualche domanda in merito alle sue esperienze passate e ai suoi progetti futuri.

1. Come è stato il passaggio dalle restrizioni vissute a Baghdad alla frenesia del secondo Consolato Generale d’Italia più importante al mondo?

Non nego che sia stato un passaggio brusco. Tuttavia non ho vissuto gli anni di Baghdad come anni di restrizioni e privazioni; se mai come anni intensi, ricchi di opportunità di crescita e di sfide personali e professionali. Londra mi è letteralmente piombata addosso e mi ha investito alla velocità della luce. Sono ancora in fase di assestamento.

2. Cosa le manca particolarmente di Baghdad, della zona verde?

Le persone dell’Ambasciata, prima di tutto. Fatima, Kadhim, Nawar, Walid, tutti i volti che arricchivano le mie giornate e mi aiutavano ogni volta che ne avevo bisogno. Mi manca il cielo limpido, di un blu intenso, il sole cocente e l’aria che odora di sabbia e polvere, il richiamo alla preghiera che scandisce l’andamento della giornata, il chiacchiericcio sommesso del personale locale nel dialetto di Baghdad, il sapore dell’hoummus e dei dolma fatti in casa, l’odore del samun, il pane appena sfornato. A tratti mi mancano perfino le uscite in città sulle auto blindate, con fedele compagno il giubbotto antiproiettile.

Qual è stata la sua impressione iniziale di Londra ?

Tanto – forse troppo – di tutto. Brulica di vita, in ogni angolo. Di giorno è frenetica. Di notte diventa un’altra. Misteriosa, affascinante con il suo profilo pieno di luci. A volte è come vivere in una cartolina. Eppure sa essere anche una città molto ruvida.

 Come si svolge la giornata tipica del Console d’Italia in Londra?

Difficile descrivere una giornata tipo, le cose da fare cambiano sempre. Arrivo al mattino in Consolato, controllo la posta, rispondo alle richieste più urgenti, poi, in quanto Capo del Personale, ricevo i Capi Ufficio o altro personale che ha delle questioni da portare alla mia attenzione. Ho sempre un filo diretto con l’Amministrazione e con l’Esperto Informatico perché ogni giorno ci sono problemi nuovi, piccoli o grandi, da risolvere in tempo reale per non bloccare la struttura, che riceve una media di 200 utenti al giorno, e decisioni da prendere. Cerco anche di rispondere personalmente al maggior numero di segnalazioni, positive e negative, che ci giungono da parte dell’utenza. Con il Console Generale seguo i casi consolari più complicati, richieste di visto, di cittadinanza o casi di assistenza sociale, talvolta drammatici. Mi occupo dell’organizzazione di Primo Approdo, il progetto del Consolato per i giovani Italiani appena sbarcati a Londra, e di altri eventi di promozione della comunità italiana in UK, curo la pagina Facebook del Consolato. E poi non mancano mai gli impegni istituzionali a fine giornata o nel weekend. Ho tralasciato certamente molte altre cose, tutte importanti. Come dicevo, è difficile rendere a pieno l’idea di quanto lavoro ci sia dietro una struttura come il Consolato Generale d’Italia a Londra.

Qual è il numero degli italiani che si trasferiscono a Londra ogni mese?

In base alle richieste di iscrizione in AIRE che riceviamo mensilmente, sono circa 2 mila, ma sappiamo che si iscrive in AIRE solo una parte della popolazione, quindi possiamo considerare che il numero di Italiani che si trasferiscono in Inghilterra e Galles ogni mese si aggiri attorno alle 3 mila unità, se non di più. E i numeri continuano a crescere. 6. Perché secondo lei i giovani italiani scelgono Londra come meta per fare una esperienza lavorativa? Londra è una città pulsante di vita e di opportunità, dove si parla la lingua veicolare più diffusa al mondo. Credo che sia considerata una sorta di trampolino di lancio da cui si può raggiungere tutto il mondo, un luogo dove tutto è ancora possibile. Queste caratteristiche esercitano senza dubbio una forte attrattiva sui giovani. Londra è una città viva, in espansione, multiculturale, largamente meritocratica. Tuttavia vorrei sottolineare che c’è un risvolto della medaglia. Si tratta anche di una città che può essere spietata, frenetica e fredda, terreno di competizione accesissima. Chi sceglie di fare un’esperienza lavorativa a Londra dovrebbe partire con basi solide, sapendo che non è tutto oro quello che luccica.

 Qual è il suo impegno maggiore per questo fine 2015 e cosa si prefiggerà per il 2016?

A livello personale, mi auguro cose molto comuni. Spero che questa fine d’anno e l’inizio del prossimo vedano me e le persone a me care serene e in salute. Professionalmente, mi sto impegnando e mi auguro di poter dare il mio contributo al Consolato Generale per migliorare i nostri servizi e avvicinare sempre di più la collettività italiana alle Istituzioni. Spero così di gettare i semi per lasciare un ricordo positivo quando sarà il momento, tra qualche anno, di cambiare sede o di rientrare a Roma.

Cosa augura al futuro della sua Nazione?

Potrei rispondere un’infinità di cose. Mi limiterò a dire che le auguro tutto il meglio.

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