Cameron muove le acque taglierebbe il welfare state a quasi 165 mila lavoratori italiani

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In attesa del referendum Brexit, Cameron gioca d’anticipo e taglia il welfare state a quasi 165 mila lavoratori italiani

In Inghilterra la comunità italiana è, numericamente parlando, la terza comunità dopo quella Rumena e Polacca. Malgrado abbia e contribuisca tuttora alla crescita economica di questo paese, in quanto sono molti i cittadini italiani che pagano regolarmente i contributi in Gran Bretagna, il premier britannico David Cameron, prima del decisivo referendum Brexit, sta già muovendo le acque nell’ambito delle riforme del welfare state.

Ma questo agitare le acque non va certamente a favorire i molti italiani che dopo quattro anni di contributi, dopo essere riusciti finalmente ad ottenere qualche beneficio dal welfare inglese, ora si trovano d’improvviso ed inspiegabilmente esclusi.

 

 

 

 

Benché in un memorandum inviato circa due settimane fa a Bruxelles Cameron sottolinei il suo per quanto riguarda la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, l’influenza del referendum Brexit sembra che abbia colpito anche lui.

 

L’Inghilterra, dopo il secondo conflitto mondiale, benché uscita vittoriosa aveva una gran parte della popolazione che viveva in condizioni di vita indigenti, allora il ministro Beverdige fu il padre ed il creatore del sistema di welfare state britannico che è stato per anni il modello di politica assistenziale per molti paesi europei e non solo.

 

Tuttavia da paese esportatore netto di un modello di welfare state evoluto e sviluppato, ora l’Inghilterra sembra quasi disconoscere Beverdige e la sua politica assistenziale; la famosa frase detta proprio dall’allora ministro inglese riguardo il sistema di welfare Britannico: dalla culla alla tomba; è oramai soltanto un vecchio ricordo.

Cameron conosce quanto sia attrattivo il proprio paese ed è a conoscenza dei benefici che questo annuale flusso migratorio in entrata abbia prodotto sul DNA britannico, in ogni modo ora non può più essere consentito un numero così alto di immigrati pertanto l’unico modo per far cadere l’appetibilità del proprio paese consiste nel limitare alcune forme di assistenza sociale.

Questa scelta però rischia di colpire quasi 165 mila cittadini italiani, che pur avendo ottenuto con fatica le prime agevolazioni statali, ora si trovano esclusi anche da quelle.

Bisogna dire che se l’obiettivo ultimo di Cameron è quello di ridurre la spesa pubblica del proprio stato, avrebbe potuto tagliare le tante agevolazioni a favore delle mamme teenager piuttosto che togliere i sudati sussidi statali ad i circa 165 mila lavoratori italiani che dall’oggi al domani dovranno iniziare a far fronte a nuove e crescenti spese.

Sperando che il premier italiano Matteo Renzi faccia il possibile per trovare una soluzione soddisfacente per entrambi i paesi, va sottolineato che un laureato in Italia, tenendo conto del solo costo degli stipendi degli insegnanti dall’infanzia all’università, costa mediamente intorno ad i 160 mila €.

Questi sono tutti soldi che pesano sulle tasse dei contribuenti italiani senza però nessun ritorno economico in quanto se un laureato italiano emigra all’estero regala i suoi anni di studio e conoscenza alla comunità ospitante e non a quella d’origine.

 

foto Gentile concessione del consolato italiano 

In attesa del fatidico referendum Brexit, il contesto politico ed istituzionale è già in fermento in Regno Unito, sperando che il governo non vada a colpire ulteriormente i diritti dei tanti lavoratori e professionisti italiani, la decisione di Cameron è stata avvertita come un terremoto da quegli italiani toccati dal nuovo taglio sui trasferimenti pubblici.