Intervista alla dottoressa ESA Elena Grifoni Il prossimo viaggio sulla Luna

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Grande giornata improntata alla scienza  presso il Science Museum di Londra

Durante la mattinata di martedì 15 Dicembre al Science Museum di Londra, in occasione del lancio della missione Principia, abbiamo avuto il piacere di intervistare la Dottoressa Elena Grifoni – Winters che presso l’ESA (European Space Agency) svolge il ruolo di Head of the Coordination Office Directorate of Human Spaceflight and Operation.

Nell’intervista sono stati trattati un incredibile ventaglio di argomenti, tutti correlati allo spazio ed alle future missioni dell’uomo verso ed oltre i confini terrestri. L’incredibile atterraggio del rover Rosetta sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, ma anche i futuri sviluppi che le stampanti 3D potrebbero avere nell’ambito della colonizzazione della superficie lunare da parte dell’uomo.

In effetti da qui a 20 anni l’uomo potrebbe far ritorno sulla Luna ma questa volta non per anticipare un altro competitor internazionale come nel caso del primo allunaggio, ma per scopi più profondi e di lunga durata. In conclusione la dottoressa Grifoni ha ricordato come nell’ambito della cooperazione spaziale si registri una collaborazione fra le varie realtà nazionali che trascende le problematiche in campo di diritto internazionale che possono sorgere tra i vari paesi e fa in modo tale che la ricerca prosegua su di una traiettoria di progresso condiviso e pace.

Sappiamo che oggi è un giorno importante per l’Inghilterra che, per la prima volta nella storia, vedrà un cittadino britannico fare ufficialmente il suo primo ingresso nell’International Space Station, tuttavia l’Italia è protagonista in questo settore ci spieghi il perché?

Sì, in effetti l’Italia la fa da padrona in questo settore, non solo perché ben 8 missioni, sulle 24 totali alle quali hanno preso parte astronauti europei, hanno visto la partecipazione di astronauti italiani, ma soprattutto perché il tessuto industriale italiano ospita una numerosa serie di realtà ed imprese specializzate nel campo dell’ingegneria aerospaziale. In Italia ci sono più di 6 mila persone che lavorano in questo settore, ciò si traduce in un grande numero di posti di lavoro ad alto profilo tecnico, un vanto per le nostre industrie di precisione.

Inoltre l’Italia è protagonista nel settore robotico per quanto riguarda la futura missione per Marte, che partirà il prossimo marzo 2016.

Italia protagonista anche nell’ultima missione Rosetta quale impressioni vuole condividere con i nostri lettori?
Sì, in effetti per la realizzazione del Rover Rosetta l’Italia ha dato un grande contributo, l’essere atterrati sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko non è servito solamente per ricevere più informazioni riguardo questi interessanti corpi celesti, ma soprattutto per aggiungere un ulteriore tassello alla storia delle missioni aerospaziali. Un successo questo che è stato avvertito ed ha avuto un notevole riscontro a livello planetario.

Il presidente dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), in via non del tutto ufficiale, mi aveva accennato che probabilmente il nostro astronauta con più anni di servizio, Paolo Nespoli, sarebbe ritornato sulla Stazione Internazionale Orbitante; può confermare questa notizia?
Assolutamente sì, non appena la missione Principia terminerà, verrà lanciata un’altra missione con a bordo anche il nostro astronauta Nespoli.

Secondo lei che sensazione starà provando Tim Peake in questo momento? C’è tensione o no?
Non c’è tensione in quanto i nostri astronauti sono uomini che fin dalla nascita si sono sentiti pronti per portare a termine operazioni di questo tipo. C’è emozione per un evento così importante ed epocale ma non c’è paura anzi, al contrario, emerge una forte sensazione di compiacimento.

Lo scopo di queste missioni è quello di testare le tecnologie per le future esplorazioni dell’uomo?
Lo scopo è esattamente questo, tutte le tecnologie che verranno testate e tutti gli esperimenti che saranno portati a termine serviranno per acquisire un metro di misurazione valido per quanto riguarda la futura colonizzazione della superficie lunare.

In effetti l’obiettivo di queste missioni sulla Stazione Orbitante Internazionale sarà quello di preparare l’uomo per i lunghi viaggi spaziali.

Il prossimo obiettivo previsto per la metà degli anni trenta sarà quello di atterrare su Marte, e in ogni caso per la metà degli anni venti in cantiere c’è il progetto di fare ritorno sulla Luna.

Questo ritorno non sarà per anticipare un altro competitor internazionale come nel caso del primo allunaggio, ma per uno scopo più profondo e di lunga data, quello cioè di poter vedere la Luna non più come un posto alieno ma come un pianeta alla portata di mano per effettuare ricerche e studi in loco.

Come è possibile colonizzare pianeti come Marte e satelliti come la Luna?
Per Marte è più impegnativo perché è un pianeta molto inospitale: desertico e con forti dislivelli di temperatura. Per quanto riguarda, invece, la Luna è possibile costruire insediamenti umani sul nostro satellite mediante l’utilizzo delle stampanti 3D di ultima generazione.

Sfruttando i minerali e la polvere che ricopre la superficie lunare, queste stampanti potrebbero creare in loco veri e propri blocchi con i quali poter costruire edifici pressurizzati in grado di ospitare l’uomo.

Molte persone domandano perché aspettare così tanto tempo per far ritorno sulla Luna…
Il motivo di questo “delay tecnico” nasce dal fatto che lo scopo delle missioni è cambiato, una volta la corsa allo spazio, oltre ad essere fatta per scopi di ricerca, era spinta da motivi nazionalistici, ora invece la nostra mission è quella di rendere vivibile un pianeta in ospitale alla vita: in questo caso la Luna. Negli anni sessanta i paesi raggiungevano le proprie conquiste spaziali in assenza di cooperazione internazionale, Russi ed Americani ottennero i loro successi epocali in assenza di qualsiasi tipo di aiuto estero.

Ora sarebbe impensabile! Le scoperte in campo aerospaziale si fondano sulla collaborazione fra paesi provenienti da tutte le regioni del mondo.

Trovo veramente bello come paesi che in campo politico stanno attraversando fasi di tensione, come in questo momento Russia ed Ucraina, ma anche in passato l’Iran, si dimentichino di tensioni e rivalità e collaborino assieme per la realizzazione di grandi obiettivi quando si tratta di mettere le mani su progetti spaziali. Segno inequivocabile che tendere verso nuovi orizzonti spaziali significa anche favorire uno sviluppo omogeneo per tutte le aree del mondo.

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