Un film sul “Lupen” italiano che rubò i gioielli del principe Carlo

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«La reazione della famiglia e degli amici di Renato Rinino mi ha fatto capire di aver vinto la mia sfida. Esser riuscito a raccontare la vita del ladro gentiluomo italiano Renato Rinino il più fedelmente possibile, in un’ora, facendo divertire e commuovere».

E’ soddisfatto Valerio Burli, il giovane regista romano che ha girato il docufilm «Lupen-romanzo di un ladro reale» – Lupen è scritto volutamente così – storia ispirata alla vita del ladro scomparso tragicamente nel 2003 dopo aver riempito molte pagine di cronaca e soprattutto per quel furto nella residenza reale di St James’s, nel 1994, i cui contorni restano ancora avvolti nel mistero.

Il ladro gentiluomo, soprannominato così per i suoi modi educati e per aver restituito la refurtiva, aggiungendoci un regalo di scuse, a un anziano in difficoltà a cui aveva svaligiato casa, era passato alle cronache internazionali per il furto nell’appartamento privato del principe Carlo, a Marlborough Rd.

 

Era il 26 febbraio di 22 anni fa, e Rinino, a Londra per cercare lavoro, fu attirato dalle impalcature nel palazzo. Non sapeva che edificio stesse violando, raccontò poi, ma una volta entrato e aggirata la sorveglianza, rubò sei bottoni, un orologio da polso in acciaio, due scatole in argento, spille e cinque coppie di gemelli. Non solo.

 

Rinino raccontò di aver rubato, e portato in Italia, una fitta corrispondenza fra Carlo d’Inghilterra e Camilla Parker-Bowles. Rinino diventò a quel punto il ricercato numero uno della polizia inglese, ma il suo tentativo di usare questo furto per diventare famoso naufragò.

Così come i sogni di riprendere le redini della sua vita, avere una seconda chance, cancellare quel passato scomodo e ingombrante.

La sua vita, che non è la storia di un ladro ma di un uomo con i suoi errori e i suoi drammi, tra riformatori, carceri, condanne, le tante bravate e la sua tragica fine, hanno ispirato lo studente della Scuola nazionale di Cinema, che due anni fa decise di andare a raccogliere le testimonianze sull’Arsenio Lupin della Riviera ligure, proprio a Savona , el suo quartiere, fra i suoi amici e i familiari.

Era partito con tenda da campeggio e telecamera, da documentarista di razza, senza contatti o riferimenti, armato solo di curiosità e voglia di scavare nella vita di un personaggio eclettico, ancora vivo nella memoria di tanti.

Ha cercato, curiosato, indagato e alla fine è riuscito a raccontare che personalità e che storia c’è dietro Rinino.

Cosa lo muoveva, perchè aveva deciso di andare sempre oltre, contro le regole, di rischiare e provocare. Alla prima proiezione del film, a Savona, c’erano più di 700 persone in coda.

A testimoniare l’affetto per un personaggio discusso, un uomo che ha sempre sfidato la sorte fino a rimanerne schiacciato.

La storia del ladro che aggirò la sorveglianza reale e rubò lettere che forse avrebbero potuto scuotere il Palazzo reale. Una corrispondenza mai riconsegnata, forse mai rubata davvero, o forse ancora custodita in un cassetto segreto, a casa dei suoi parenti.

La verità, però, è scomparsa con lui, mentre ancora oggi tanti si chiedono come avesse fatto a entare in uno dei palazzi più inviolabili d’Inghilterra.

 

( arico di  CRISTINA BENENATI ringraziamo l’autrice e La Stampa( fonte) per aver voluto condividere questo articolo con noi)

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