Intervista a Valeria Golino Protagonista al Cinema Made in Italy

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Con il film Anna Napoletana, classe 1965, cresciuta tra la città partenopea e Atene, è scoperta dalla regista Lina Wertmüller nel 1983.

Una carriera cinematografica pazzesca, con oltre 80 film, non solo nel Bel Paese, ma anche all’estero. Dal 1988 al 2000, infatti, vive a Los Angeles, California. Nel 1990 compete con Julia Roberts per il ruolo da protagonista in Pretty Woman.

Negli Stati Uniti è famosa soprattutto per Rain Man (Levinson, 1988), Lupo Solitario (Penn, 1991) e Four Rooms (Tarantino, 1995). Ma più recentemente la ricordiamo anche in Frida, biopic celebrativo della vita della pittrice messicana (Taymor, 2002).

In Italia si conferma come una delle migliori attrici del panorama attuale con Storia d’Amore (Maselli, 1987). La guerra di Mario (Capuano, 2006), Respiro (Crialese, 2002), Giulia non esce la sera (Piccioni, 2009), La kryptonite nella borsa (Cotroneo, 2012), Il Capitale Umano (Virzì, 2014), Per amor vostro (Gaudino, 2015). In occasione della rassegna londinese di CINEMA MADE IN ITALY, Valeria Golino si è concessa in esclusiva ai microfoni di LondonOneRadio – partner ufficiale del festival. Star della serata insieme a Salma Hayek (con la quale ha recitato in Frida), Valeria è bella – bellissima – come sempre. Ci parla del suo ultimo film e di molto altro.

E’ ospite della rassegna per presentare il suo ultimo lavoro Per amor vostro (Giuseppe Gaudino, 2015), per il quale le è già stata assegnata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile durante la 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un film difficile Per amor vostro (tradotto con il titolo Anna per il pubblico straniero). Un film che è stato difficile innanzitutto da produrre, finché la RAI Cinema non «ci ha aiutato» – dice Valeria. Ma difficile soprattutto perché «è in bianco e nero, in napoletano, con il linguaggio dei segni e la protagonista è una donna, Anna».

Una donna come tante, che è «coraggiosa però è una pavida», «una spiritata», una che «sta per avere una crisi di nervi» – racconta la Golino. Una donna che vive la sua vita tra figli e famiglia da mandare avanti, marito manesco con problemi di usura e un inaspettato lavoro che sembra portare nuove speranze nell’altrimenti grigia vita di sopravvivenza quotidiana (non casuale, in questo senso, la scelta di rappresentare in bianco e nero l’intera pellicola).

Ma lo snobismo dei produttori italiani si è rivelato infondato, perché, invece, Per amor vostro sta circolando a livello internazionale riscuotendo successo di pubblico e di critica.

E ricco e stratificato com’è sta offrendo agli spettatori molti e diversi spunti di identificazione e riflessione. Tre sono i «livelli di lettura» che ci suggerisce la Golino per questo film. «Quello reale», fattuale, o di ciò che, semplicemente, «succede»: la pura e semplice trama degli eventi.

Un secondo livello «immaginifico» che penetra nei recessi psicologici della protagonista: «la sua immaginazione, i suoi fantasmi, le sue paure». «È un film psicanalitico, in un certo senso,» – spiega – «perché parla dei sensi di colpa, di quello che [Anna] avrebbe voluto essere e che non è, del rapporto con i genitori».

E infine c’è un livello «simbolico e iconografico», strettamente correlato alla nostra cultura italiana. C’è Napoli, soprattutto: la sua lingua, i suoi suoni, «la sua fede e il suo paganesimo». Un film complesso, dunque, ma che proprio per questo lascia tanto al pubblico. E, del resto, Valeria ci racconta che, con tutti i film che ha fatto, le è già capitato molte volte di dare fiducia a storie su cui nessuno voleva scommettere. Si fanno film belli e film brutti.

 

E tante volte poi scopri che i migliori progetti sono i più i più azzardati. Ma poi Valeria non poteva proprio evitare di fare questo personaggio, Anna. «Io scelgo di fare un film perché mi piace entrare in quella storia» – ci dice. «E quando ho letto la sceneggiatura ho pensato: “Questo lo devo fare io. È per me”. Non è sempre così. Non capita sempre di pensare che tu sia l’unica attrice che potrebbe farlo». Dopo essere stata pluripremiata come attrice, nel 2013 Valeria ha esordito alla regia con Miele, un film su un tema difficilissimo da affrontare: l’eutanasia.

Le chiediamo come questa esperienza abbia influenzato le sue successive performances da attrice. A parte che è stata, «umanamente, un’esperienza fantastica», ci racconta che quando è tornata sul set come attrice ha voluto dimenticare tutto quello che aveva imparato da regista.

Cioè voleva recitare con «umiltà», lasciando che fosse la visione del regista a indirizzare la storia e la sua recitazione. E così è stato con Gaudino, il regista di Per amor vostro.

Infine, ora che, dopo tanta fatica, Golino e Gaudino sono sul carro dei vincitori, chiediamo un bilancio di questa avventura e di tutta la sua straordinaria carriera. Ma impossibile – dice lei.

Impossibile ridurre in poche parole un percorso lungo e densissimo, costellato di successi e progetti. «Definire è sminuire» – ci spiega – e «non ha senso». Perciò «mai fare bilanci, nemmeno sotto tortura!».

E noi ci adeguiamo: niente bilanci. Lasciamo il conto sospeso e ai posteri l’ardua sentenza. Intanto noi ci siamo goduti il piacere e l’onore averla avuta ai nostri microfoni. E perciò non possiamo che concludere così, con queste parole: Grazie Valeria!