Intervista a Lamberto Sanfelice Presenta la sua opera prima Cloro al CINEMA MADE IN ITALY

0
1563

 Londra, South Kensington. Oggi siamo in compagnia di Lamberto Sanfelice, regista italiano emergente. Si trova a Londra per la proiezione del suo primo lungometraggio Cloro, inserito nel programma della prestigiosa rassegna CINEMA MADE IN ITALY. Un’opera prima intensa e delicata, quella di Sanfelice.

Un film che corona un sogno – quello di diventare regista – coltivato da tanti anni, dopo «tanti documentari e cortometraggi». E un’opera prima che è già circolata in importanti festival di cinema internazionale, tra cui il Sundance Film Festival e la Berlinale.

Gli chiediamo come nasce la sua passione per il cinema e soprattutto come nasce questo film, ambientato in uno scenario poco narrato dalla cinematografia: Sulmona e Passo San Leonardo (Abruzzo). L’idea – ci racconta – «è nata da un viaggio, da quei luoghi, ed è stata girata dove è stata pensata».

La trama, infatti, parte da un episodio a cui il regista assiste proprio durante quel viaggio in Abruzzo: «una litigata tra due fratelli» (o presunti tali). E da lì il tentativo immaginario di ricostruire la storia di queste due persone. Così, poco a poco, si materializza la trama: una famiglia in dissesto dopo la morte di una madre, un padre che perde il lavoro e la casa.

E di conseguenza il trasferimento da Ostia alla casa paterna in Abruzzo, in una sperduta località dai tratti lunari. Ma, soprattutto, oltre la fatica di dover badare al padre e al fratellino, il sogno di Jenny: tornare a casa e prepararsi ai campionati nazionali di nuoto sincronizzato. Accanto ai due giovanissimi attori che interpretano i fratelli Jenny (una convincente Sara Serraiocco) e Fabrizio (Anatol Sassi), troviamo Giorgio Colangeli (già attore per Tullio Giordana, Scola, Sorrentino, Rubino, Muccino, Lucchetti) e una sempre bravissima Piera Degli Esposti (già attrice per Pasolini, Taviani, Moretti, Würtmuller, Bellocchio, Tornatore).

Chiediamo a Sanfelice com’è lavorare con un’interprete del suo calibro e lui racconta che «è stato meraviglioso. Piera è una signora con una umanità incredibile e una passione fortissima per quello che fa. Vederla lavorare è stata una lezione di cinema». E – aggiunge – «è stato molto bello mescolare un cast con attori come lei e giovani interpreti», perché per Sanfelice «il cinema è un laboratorio sull’animo umano». Alla spinosa domanda «è difficile produrre un film in Italia?» il giovane regista risponde con realismo, ma non con pessimismo. «Credo che fare un film sia sempre molto difficile.

Ci sono sempre delle barriere all’entrata: devi veramente voler fare un film per farlo». Ci vuole molta passione e determinazione, soprattutto se si è registi esordienti e, per questo, «si ha ancora meno credibilità».

Però si può anche fare di necessità virtù e imparare a «raccontare storie che sono molto forti anche con i [pochi] mezzi che si hanno. Spesso ci siamo accontentati di quello che abbiamo trovato: abbiamo tagliato la sceneggiatura, abbiamo rimesso mano a tutto».

Ma nonostante questo, Cloro è una opera prima di tutto rispetto: «una storia introspettiva raccontata con il linguaggio del realismo» – come la definisce lui stesso. Una storia semplice ma fortissima, come le sofferenze e le speranze della sua protagonista. Una storia che vi arriverà al cuore, Cloro.