Elezioni USA 2016: tra Trump e Clinton, il terzo (Sanders) gode

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Di Valentina Celi

 

L’8 Novembre è ancora lontano, ma la lotta per conquistare la Presidenza degli Stati Uniti non subisce rallentamenti di sorta, anzi continua a regalarci dei risvolti inaspettati.

Qualche mese fa nessuno avrebbe scommesso sull’esito attuale della nomination repubblicana, con Donald Trump, il quale, nonostante gli scandali ed i modi certamente poco ortodossi, continua a riscuotere consensi ed è rimasto l’unico candidato del partito conservatore dopo il ritiro di Ted Cruz.
In pochi avrebbero scommesso che il miliardario avrebbe portato a termine una campagna vittoriosa: eppure né i costanti scivoloni verso l’impolitically correct, e gli attacchi sessisti e xenofobi sono riusciti ad orientare i delegati verso avversari ben più moderati come Cruz o Rubio.
Sicuramente l’appeal di Trump consta nell’aver offerto un esempio pragmatico di successo professionale che esula dalla sfera politica, verso cui si relaziona come un outsider, pronto a puntualizzarne le falle e le storture, e proponendosi efficacemente come “uomo nuovo”, riformatore del sistema, con un messaggio politico poco convenzionale ed aggressivo, e quindi forse più capace di altri di restare impresso per la veemenza delle promesse fatte.
Saltano agli occhi gli inevitabili parallelismi con la storia politica nostrana: come non vedere un fil rouge che lega l’ascesa politica di Trump in Nord America, con la conquista del podio politico da parte di Silvio Berlusconi nei primi anni Novanta? Entrambi self-made men, con una vasta conoscenza dell’economia ed a capo di veri e propri imperi finanziari, si sono proposti con un’agenda innovatrice a seguito di una crisi (economica per gli Stati Uniti, e politico-istituzionale per l’Italia post Mani Pulite), che ha scosso le più insormontabili certezze della popolazione nazionale, lasciandola scoraggiata e diffidente verso il sistema politico tradizionale ed in cerca di nuovi modelli di riferimento.

Sorprendente è stata anche la parabola dei candidati democratici: la strafavorita Hillary Clinton si è vista contestare il predominio ai seggi da Bernie Sanders, il quale sta dando filo da torcere alla ben più celebre avversaria. Sebbene a questo punto sia quasi certo che la nomination ufficiale andrà alla Clinton, a cui basterebbe conquistare solo altri 90 delegati per raggiungere il quorum di 2383, Sanders (che attualmente è a quota 1533 delegati) si dimostra ancora forte nei sondaggi, sostenuto soprattutto dalle fasce più giovani dell’elettorato, che ne apprezzano la passione e la determinazione dei principi.
Infatti in questi ultimi mesi, alla Clinton sono state mosse moltissime critiche, basate sia sui suoi trascorsi da First Lady, sia per i suoi atteggiamenti in campagna elettorale, che parrebbero un po’ freddini, se paragonati ai modi del suo opponente, per cui una parte degli elettori la vede troppo distante da sé, pur encomiandone le performance e l’indubbia esperienza.

Ci si interroga però se dietro a questa ascesa di una figura alternativa a quella della Clinton non vi sia un ulteriore problema di fondo: quello della diffidenza nell’accettare che sia una donna a ricoprire il ruolo fondamentale nella politica americana e mondiale.
Recentemente un sondaggio condotto da CNN/Orc ha confermato i sentimenti degli statunitensi, di cui l’80% ha dichiarato di ritenere che la Nazione sia pronta per avere un Presidente donna; tuttavia soltanto il 31% degli interpellati considera che l’elezione di una donna alla Casa Bianca sia una priorità.
Si segnala un netto cambiamento in seno all’elettorato, riscontrando come il dato favorevole sia leggermente in crescita rispetto alla campagna delle primarie del 2008, mentre nel 2006 soltanto il 60% dei chiamati in causa affermava di volere una donna Presidente.
Curiosamente però, elaborando più a fondo i dati, si nota che c’è una significativa differenza fra gli intervistati dei due sessi: mentre solo il 76% delle donne considera l’idea, l’83% degli uomini si dice favorevole.
Un ulteriore distinguo viene dall’appartenenza partitica: il 90% dei Democratici è pronto ad una donna Presidente, mentre tra i Repubblicani la percentuale cala al 68%; tuttavia, quest’ultimo dato è da considerarsi in base alle circostanze delle Primarie in corso, in cui il Partito Democratico propone per la seconda volta la candidatura di Hillary Clinton, mentre il Partito Repubblicano ha offerto agli elettori soltanto la scelta fra candidati uomini.

Anche Hollywood, si ritrova divisa fra i due candidati democratici: per Hillary Clinton si sono schierati fra gli altri Tom Hanks, Robert De Niro, Ricky Martin, Lena Dunham, e Salma Hayek, mentre fra coloro che si dichiarano pro Bernie Sanders si annoverano Rosario Dawson, David Lynch, Joan Baez, e Susan Sarandon.
L’endorsement delle celebrities non è da sottovalutare, soprattutto con la California ancora in ballo, ed un considerevole numero di delegati ancora da assegnare. Insomma la sfida è nel suo pieno svolgimento, e non ci resta che restare a guardare gli ultimi fuochi d’artificio delle Primarie, prima della corsa vera e propria per la Presidenza