“In or Out: British EU referendum debate” Dialogo su Gran Bretagna, UE, economia e migrazione

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Di Valentina Celi

London ( dalla nostra Valentina Celi ) Il 1° Giugno si è tenuto un interessante dibattito sulla questione del referendum presso l’”Institution of Civil Engineers” in One Great George Street, dove Italoeuropeo era presente.

L’evento ha visto i saluti iniziali di Mark Boleat, Presidente del “Policy & Resources Committee” della Corporazione della città di Londra e di Andrew Hilton, Direttore del Centro per gli Studi di Innovazione Finanziaria. Entrambi hanno tenuto a ricordare come il referendum abbia riportato a galla le numerose aree critiche, taciute in questi anni nell’arena politica, sottolineando come esse, se non verranno prese in debita considerazione, potrebbero diventare vere e proprie fratture nella società britannica odierna.
Il dibattito è stato poi moderato da David Marsh, Direttore dell’OMFIF, ed ha visto contrapporsi i due schieramenti: quello dei “Leavers” rappresentato da Rt Hon. John Redwood, MP per Wokingham, e Gerard Lyons, Consigliere Capo per le questioni economiche del Sindaco Boris Johnson, e quello dei “Remainers”, con Lord Andrew Adonis, Presidente della Commissione Nazionale per le Infrastrutture, e Vicky Pryce, Consigliere Capo al “Centro per l’Economia e la Ricerca Commerciale”.
Al principio si è dato vita ad un interessante esperimento democratico in diretta: gli spettatori del dibattito hanno potuto votare in tempo reale rispondendo a due domande, “Secondo Lei la Gran Bretagna dovrebbe uscire o restare nell’UE?” e “Secondo Lei la Gran Bretagna uscirà o rimarrà nell’UE?”. La prima votazione ha avuto luogo prima del dibattito, ed ha mostrato una netta predominanza dei Remainers, che si esprimevano con più del 70% dei consensi nei due quesiti proposti.
A dare il via alla discussione è stato Redwood, il quale ha espresso la sua predilezione per l’autonomia incitando gli astanti a pensare come i britannici sarebbero migliori Europei al di fuori dell’Unione, visto che la GB è già fuori dall’Eurozona e mantiene delle riserve anche in materia di frontiere, e ciò rallenta lo sviluppo dell’Unione. Egli sostiene che l’uscita dall’UE porterà maggiore autonomia decisionale soprattutto nei rapporti con la WTO ed in merito a questioni delicate come i cambiamenti climatici, e prevede che sarebbe più opportuno tirarsi indietro ora, per ridestinare i fondi attualmente diretti all’UE a migliorare il sistema sociale nazionale.
Pronta è stata la risposta di Lord Adonis, che alle istanze autonomiste di Redwood ha contrapposto invece la totale autonomia con cui la GB si è associata all’Unione, esercitando di fatto un atto di piena volontà popolare e democratica, e lodando in campo europeo l’operato dell’ex Premier John Major, che si contraddistinse per i suoi sforzi durante le negoziazioni del Trattato di Maastricht. Inoltre, riprendendo il discorso fatto dal suo predecessore, ha sottolineato come conviene ora più che mai alla Gran Bretagna di restare nell’UE, dato che i negoziati e gli accordi fra le due parti sono nettamente più favorevoli per i territori di Sua Maestà.

Egli ha proseguito con un dato storico, ricordando come negli anni ’50 la GB abbia sottovalutato la forza del Mercato comune, e sia dovuta poi correre ai ripari, tentando per anni di accedervi, onde non restare isolata dai commerci continentali. Lord Adonis ha dunque concluso la sua arringa sottolineando come ancora a pochi giorni dal referendum non sia stato chiarito tutto l’insieme delle mosse politiche che saranno necessarie in caso di uscita dall’UE, soprattutto nei campi di Mercato comune e migrazioni.

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A prendere le difese del Brexit è stato poi l’economista Gerard Lyons, il quale ha criticato l’atteggiamento dei Remainers, che: “Descrivono l’UE per come vorrebbero che fosse, non per com’è effettivamente”. A suo parere infatti l’UE sta andando nella direzione sbagliata, puntando alla realizzazione di un’unione sempre più politica e meno economica, venendo dunque meno alle sue premesse originarie.

Riportando i dati economici, egli ha evidenziato come l’economia globale oggigiorno non conosca frontiere, e come la GB potrebbe beneficiare dell’indipendenza dai dettami dell’Unione nel settore economico-finanziario. Fra i benefici del Brexit egli ha indicato: maggiore responsabilità democratica nei confronti della Nazione; nuove e mirate politiche per l’immigrazione; maggiore apertura alla globalizzazione; maggiori libertà e flessibilità dei nuovi trattati; maggiore velocità delle innovazioni tecnologiche.
L’ultimo intervento è stato quello di Vicky Pryce, la quale ha innanzitutto lodato le specificità del Mercato comune europeo, sottolineando come le innovazioni in Gran Bretagna siano anche dovute alle regolamentazioni europee: l’UE ha aiutato il turismo,grazie alla libertà di movimento; i consumatori britannici hanno potuto godere di tariffe concorrenziali e sempre aggiornate con quelle dei loro vicini europei; la permanenza nell’UE ha dato impulso all’economia nazionale in moltissimi settori, per soddisfare gli standard europei, che di sovente sonno più elevati di quelli nazionali.
L’economia europea ha visto un declino negli ultimi anni a causa della crisi globale, una crisi che la Gran Bretagna non sarebbe comunque riuscita ad evitare, ma che è stata mitigata dalla rete di sicurezza imposta dalle normative UE, mentre altre economie regionali, specialmente riguardanti i cosiddetti BRICS, sono attualmente in recessione per la mancanza di tali regole. La Pryce ha concluso anche lei puntando il dito contro l’incertezza derivante da un processo che appare ancora indefinito e confuso, cosa che indurrebbe gli investitori a spostare altrove i propri fondi, indebolendo l’economia britannica nel lungo periodo.
A questo dibattito è seguito un animato segmento di botta e risposta, in cui le due fazioni dei Leavers e dei Remainers si sono scontrati su questioni pratiche e regolamenti nazionali; da qui è emerso che: per i Leavers (Redwood e Lyons) i regolamenti dell’UE sono come imposizioni all’economia britannica, la quale in condizioni di piena autonomia non sarebbe sottoposta alle continue trattative coi lobbysti di Bruxelles, e potrebbe puntare a realizzare innovazioni in pressoché tutti i campi finanziari ed economici, mantenendo il prestigio della City a livello globale;

per i Remainers (Lord Adonis e Pryce), l’UE ha garantito il periodo di pace e stabilità più duraturo in secoli di Storia, implementando un’unione a livello politico ed economico per solidificarne le basi, generando una molteplicità di istituzioni e regolamenti che però sono funzionali allo sviluppo di una organizzazione così vasta e complessa, dalla quale la Gran Bretagna prende solamente il meglio, visto che si è finora tenuta fuori dalle questioni che non si confacevano al sistema nazionale.

 

Al dibattito è seguito un breve Q&A, in cui sono state affrontate diverse questioni:
– Il confine fra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord: per i Leavers, l’Irlanda avrà sicuramente un trattamento speciale rispetto agli altri Paesi, in caso di uscita, perché occorre salvaguardare l’equilibrio nella zona, mentre per i Remainers, questo provocherebbe sicuramente dei pericolosi malcontenti in una zona che storicamente è una delle più a rischio di sommosse.
– Come i regolamenti UE soffocano l’economia britannica: per i Leavers i settori che hanno maggiormente sofferto i regolamenti europei sono la pesca, che deve concorrere con le importazioni dall’estero, e l’industria dell’acciaio che soffre a causa dei costi imposti al settore dell’energia; i Remainers hanno risposto a queste accuse ricordando che di tutte le decisioni prese a Bruxelles, la Gran Bretagna si è trovata in minoranza solo nel 12% dei casi, e che dunque i regolamenti “incriminati” in realtà sono il frutto dei compromessi negoziati e sottoscritti dai politici britannici al Parlamento europeo, e non ordini “dall’alto”.
– Cosa accadrà se Scozia, Galles o altre regioni voteranno per restare, mentre l’Inghilterra voterà per uscire dall’Unione: per i Leavers non c’è un pericolo reale di disomogeneità nel voto, e comunque tutte le istanze saranno prese in considerazione in quello che sarà un processo in divenire; per i Remainers invece il voto discordante potrebbe riportare in auge la questione dell’indipendenza scozzese, che a quel punto potrebbe decidere di lasciare la Gran Bretagna, pur restando parte dell’UE.
– Cosa sta facendo l’UE per opporsi allo strapotere delle corporations d’oltreoceano (ad esempio Google e Amazon)?: i Leavers riportano come la GB sia in grado di imporre le proprie tasse e tariffe anche alle grandi aziende americane, e che lo scorso anno a causa dei regolamenti europei la GB è stata costretta a rimborsare le corporations per un totale di 7 miliardi di tasse; i Remainers hanno risposto che in realtà ciò è avvenuto perché il sistema nazionale non si era adeguato a quello europeo, creando un empasse che ha portato al rimborso, prova che i regolamenti europei devono essere messi in atto per funzionare al meglio e garantire stabilità economica.

 

La serata si è quindi conclusa con una nuova votazione dell’audience, che ha avuto modo di ripensare il proprio voto dopo aver sentito le argomentazioni di entrambi gli schieramenti, ma in realtà la situazione non è cambiata sensibilmente: il voto a favore della permanenza nell’Unione Europea superava di gran lunga il 70%.

Che questo sondaggio lasci presagire un’inversione di rotta rispetto al trend che nelle scorse settimane ha visto crescere il consenso intorno alle teorie dei Leavers?