Londra e open for business dichiara Gordon Innes direttore della London and partners

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La scorsa settimana Londra ha ospitato la piu’ importante fiera della Tecnologia in Europa. In occasione della London Technologie Week sono arrivate nella capitale piu’ di 40mila persone per visitare il nostro settore tecnologico in continua crescita, incluse 21 delegazioni che guardano a Londra come ad un luogo d’investimento. Poi, alla fine della settimana, il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione Europea.

Dopo una settimana cosi’ tumultuosa ritengo sia arrivato il momento per rivedere i fatti, riflettere su alcune delle sfide che ci aspettano e valutare in che modo possiamo, insieme, costruire nuove oppurtunita’ per il futuro. Per prima cosa, la realta’ dei fatti.

Londra e’ e sempre sara’, la citta’ dello scambio globale, una citta’ che ha sempre cercato di commerciare e impegnarsi con il mondo intero.

Il risultato di questo sforzo e’ che a Londra sono venute piu’ aziende internazionali che in ogni altra citta’ e piu’ di meta’ degli investitori internazionali hanno definito la capitale come la citta’ europea leader nel settore dell’investimento estero. Londra e’ la sede primaria di piu’ di 250 banche internazionali. Attualmente ci sono piu’ banche americane con sede a Londra di quante ce ne siano a New York e piu’ sedi di direzione che in ogni altra parte del mondo.

Il 40% delle maggiori societa’ europee hanno il loro quartier generale nella nostra citta‘ e siamo la citta’ leader per la registrazione dei brevetti nei settori della salute, della tecnologia wireless, dei videogiochi e del multimediale. Londra e’ anche la citta’ piu’ accogliente che io conosca.

Il numero record di turisti che vengono qui per godere del nostro patrimonio storico e culturale, fanno di Londra una dei posti piu’ visitati della della Terra.

Senza di loro , la capitale perderebbe milioni di steline che non potrebbero piu’ essere reinvestite a beneficio di tutti i londinesi. Ma il vero motore di Londra sono i milioni di lavoratori internazionali che sono venuti qui per vivere, lavorare e chiamare Londra “casa”.

Qui vive e opera almeno un milione di Europei che danno un enorme contributo economico alla citta’ e ne arricchiscono la vita culturale. E continueranno a farlo, a prescindere dal risultato del referendum. Negli ultimi giorni ho sentito le testimonianze dirette di alcuni imprenditori e residenti stranieri che si sentivano “feriti” dal risultato del voto.

Avevano cominciato a chiedersi se Londra e’ veramente il posto dove vogliono stare. Sono immensamente orgoglioso di lavorare per questa grande citta’ e concordo in pieno con il nostro sindaco Sadiq Khan quando dice che ci impegniamo a lavorare per costruire alleanze sempre piu’ forti con le citta’ europee e del mondo.

E’ piu’ che possibile che, in virtu’ di un mandato dei cittadini britannici, il nuovo Primo Ministro possa negoziare termini favorevoli per le prossime relazioni commerciali con l’Europa e allo stesso tempo semplificare la circolazione di turisti e personale specializzato.

E’ anche possibile che queste nuove relazioni possano porre le basi per quelle che diverranno le nuove sedi del commercio internazionale tra 20,30,40, anni a partire da ora, dato che siamo aperti a nuove opportunita’. Il successo economico di Londra e’ costruito su centinaia di anni di affari internazionali, gli investitori e il personale specializzato vengono qui per diventare parte della citta’ economicamente piu’ dinamica del mondo.

Nulla di tutto questo e’ cambiato dallo scorso venerdi’, nulla cambiera’ nei prossimi due anni e i termini del distacco del Regno Unito dall’Unione Europea sono aperti alla trattativa. In sintesi, adesso e’ il momento di concentrare tutti i nostri sforzi per garantire le milgliori opportunita’ a Londra e ai milioni di persone che vogliono farla diventare la loro casa. 


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