Brexit – Gove traccia le sue linee guida -Fine alla libera circolazione –

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Dopo la spallata al leader della campagna Vote Leave Boris Johnson nella corsa alla successione di David Cameron, Michael Gove annuncia i tre punti chiave nelle trattative con l’Ue. Categorico, calcolatore, scialbo quasi al limite dell’insipidità.

Il Ministro della Giustizia Michael Gove, alla sua prima conferenza stampa dopo l’annuncio della candidatura a leader del partito e alla guida del paese, ha tenuto a precisare “di non essere carismatico, il carisma non so cosa sia,” quasi a marcare un netto contrasto con l’ex alleato Boris Johnson.

Mai parole furono più esatte! L’entusiasmo non ha certo caratterizzato gli oltre 40 minuti di conferenza stampa, servita a Gove per delineare alcuni punti del suo programma di governo, tra cui maggiori risorse per il sistema sanitario – un aumento del budget di oltre £100 milioni a settimana, in contrasto con i £350 milioni promessi in campagna – la promozione di un sistema più meritocratico, e la costruzione di centinaia di migliaia di nuove abitazioni.

Ma il momento più significativo e atteso della conferenza è stato il suo programma di negoziazione della Brexit. Addio Ue Se Johnson, nei giorni immediatamente successivi al voto, aveva fatto intendere di essere intenzionato a trovare un compromesso sulla libera circolazione in modo da salvaguardare l’accesso al mercato unico – punto considerato nevralgico dall’ex sindaco di Londra – Gove sembra invece determinato a chiudere le trattative senza cedere di un millimetro.

E proprio su questo punto sembra si sia consumata la rottura tra i due ex alleati, con Johnson convinto della vitale importanza del mercato unico per l’economia britannica, e Gove fervente sostenitore del contrario, a dispetto degli ovvi rischi di tale manovra.

Da qui scaturisce il postulato odierno dell’algido scozzese: fuori dall’Ue e stop alla libera circolazione, rimpiazzata da un sistema a punti stile australiano; ripristino della democrazia nel Regno Unito con la fine della supremazia delle regole Ue; e nessuna volontà di invocare l’ormai famoso articolo 50 che da inizio alle trattive ufficiali dell’uscita dall’Unione entro il 2016. Tu quoque, Gove? Questa sembra essere stata la reazione incredula del favoritissimo alla carica di leader e di Primo Ministro Boris Johnson.

Per chi non avesse seguito gli sviluppi della corsa alla successione di David Cameron degli ultimi giorni, la politica inglese ci ha servito l’ennesimo colpo di scena.

Quando tutti davano per scontata la candidatura e l’elezione di Boris Johnson alla leadership dei Conservatives, il suo principale alleato e manager della campagna Vote Leave gli ha dato il benservito, anticipandolo sul tempo e annunciando la sua candidatura solo alcune ore prima che lo facesse l’istrionico ex sindaco di Londra.

Una coltellata alle spalle, una Brexecution come ha titolato il Sun, un tradimento in stile Bruto come spiegano dalle colonne del Telegraph. In sostanza, un voltafaccia bello e buono che ha colto tutti di sorpresa, Johnson in primis.

Ma come è risaputo, la politica non è nuova a doppiogiochismi, e nel tipico pragmatismo inglese, lo stesso Johnson ha incassato, si è defilato rinunciando alla candidatura, consapevole di essere stato sconfitto, vinto da un placido, infido alleato che per anni si è detto incapace e inadatto a guidare il partito e la nazione. https://murtasblog.wordpress.com


Ascolta l’intervista del l’imprenditore Bragagni che ha delle aziende in uk …… su LondonONEradio

L’imprenditore Maurizio Bragagni fa un’analisi lucida e critica sul dopo brexit – c’e’ bisogno di serenità e compattezza .

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