Theresa May sarà il nuovo Primo Ministro britannico

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Di Valentina Celi

Graham Brady, Presidente dal 1922 committee, ha appena fatto una dichiarazione per confermare che Theresa May sarà formalmente confermata come leader dei Conservatori, a seguito del grande supporto ricevuto dai colleghi conservatori e soprattutto dopo il ritiro della candidatura di Andrea Leadsom.

Dopo due settimane di dibattiti intensi, sembra che il Partito Conservatore si sia stretto intorno ad un nuovo, anzi, una nuova leader: Theresa May. L’attuale Ministro dell’Interno ha vinto le diffidenze dei suoi oppositori grazie alla sua notevole esperienza politica e di governo, e alla sua fermezza di carattere, che la avvicinano ad un’altra figura notissima del passato di Westminster: Margaret Thatcher.

Che la Gran Bretagna abbia trovato una degna succeditrice dell’Iron Lady?

La May ha le carte in regola per divenire il prossimo Primo Ministro: l’esperienza all’opposizione e poi al Governo, nel quale mantiene il difficile ruolo di Ministro dell’Interno dal 2010, senza per questo aver risentito di cali di popolarità o di perdita di fiducia del Gabinetto, rendendosi invece protagonista di cambiamenti di politiche sociali e a difesa dei diritti umani con successo, facendo valere le sue capacità ed incutendo rispetto a tutti i membri del partito.

La May inoltre è sempre stata un’Euroscettica, ed a favore della Brexit, esprimendo la sua volontà di intensificare la sicurezza alle frontiere britanniche, di cui ha criticato la “porosità”. Sicuramente le sue doti relazionali ed il suo passato nelle fila del Governo hanno giocato a suo favore nella corsa contro Andrea Leadsom, l’unica altra candidata che a questo punto le potesse dare filo da torcere.

Infatti la alla Leadsom è stata criticata l’assenza di precedenti cariche istituzionali di rilievo, sebbene se ne sia riconosciuto il valore e l’acume politico. In particolare un episodio ha confermato i dubbi sul suo savoir-faire nei rapporti con la stampa: in una recentissima intervista, Leadsom aveva infatti dichiarato che il suo essere madre le dava certamente una prospettiva in più (alludendo certamente alla mancanza di prole di Theresa May), e la sua seppur innocente gaffe ha suscitato un polverone mediatico in un momento in cui, più che mai, la Gran Bretagna ha bisogno di dimostrarsi irreprensibile e compatta agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

Ricordiamo infatti che la scelta del Primo Ministro appare ancor più cruciale alla luce dei prossimi negoziati coi vertici dell’Unione Europea, che decreteranno come e quando la Gran Bretagna cesserà di essere membro dell’Unione, attraverso numerosi meetings nei quali le parole avranno un peso tutt’altro che trascurabile. La May ha dalla sua parte le qualità necessarie a determinare il successo del passaggio burrascoso che si appresta: la calma e l’aplomb per resistere anche nelle situazioni più avverse.

La politica della Brexit infatti occuperà gran parte dei prossimi due anni, e oltre ai negoziati con Bruxelles ci sarà da pensare anche a dei piani per calmare il marasma finanziario di queste settimana, e per rassicurare consumatori ed investitori, creando al tempo stesso nuove connessioni e accordi commerciali con Paesi extra-UE, in particolare con l’India, che si riconferma un partner privilegiato. La posta in palio è altissima, ma in caso di successo le prospettive sono più che rosee: se la Brexit verrà intrapresa correttamente e vantaggiosamente, la Gran Bretagna sicuramente non vorrà privarsi di un leader che abbia saputo trainarla fuori dalle “acque tempestose” in cui sembra essere finita dopo il referendum che ha diviso la Nazione.

In attesa di un comunicato ufficiale, si stanno rincorrendo numerose dichiarazioni di supporto alla May, fra le quali citiamo quella di George Osborne, il Cancelliere: “Lei è l’unica scelta coerente come Primo Ministro del Paese. Ho lavorato con lei per sei anni. Ha la forza, la determinazione e i ferri del mestiere. L’economia ha bisogno di certezze, non di insicurezze. Penso che dovremmo nominarla nei prossimi giorni per provvedere unità e dare una netta direzione alla Gran Bretagna, aprendo all’economia internazionale col free trading, reclamando il nostro posto al mondo.”

Anche la Leadsom, nella sua lettera di rinuncia ha tessuto le lodi dell’avversaria: “Theresa May ha raccolto il 60% del supporto del Partito, ed ha l’opportunità di attuare la Brexit nei migliori termini possibili per la popolazione britannica, ed ha promesso di farlo. Personalmente io ho ricevuto l’appoggio di 84 colleghi lo scorso giovedì, ed è stata un’espressione di fiducia per la quale sono profondamente grata.

Ciò nonostante, ho meno del 25% dei consensi in Parlamento, e dopo un’attenta riflessione non credo che ciò mi dia abbastanza supporto per portare avanti una forte e stabile leadership, se dovessi vincere al voto parlamentare. Non c’è maggiore privilegio che guidare il Partito Conservatore al Governo, e sarei stata profondamente onorata di poterlo fare. Ma ho ragionato sul fatto che gli interessi del nostro Paese saranno meglio serviti dalla pronta investitura di un Primo Ministro che sia forte e pienamente supportato. Pertanto ritiro la mia candidatura per la posizione di leader di Partito ed auguro a Theresa May di avere uno sfavillante successo, assicurandole il mio pieno supporto.”

Micheal Gove, altro ex contendente alla carica, si è unito al coro di supporters della May, e riprendendo il discorso della Leadsom ha dichiarato: “Andrea Leadsom ha parlato con grande dignità e coraggio oggi. Le auguro un avvenire pieno di successi. Ma ora è tempo di muoversi con rapidità per assicurarci che Theresa May diventi la nostra leader. Lei ha il mio pieno appoggio come nostro prossimo Primo Ministro.”

Ora non ci resta che attendere l’investitura ufficiale di Theresa May da parte del Partito Conservatore, e sperare che il futuro Primo Ministro riesca veramente ad anteporre il bene dei cittadini britannici ai tornaconto politici, facendo sì che il sofferto voto del referendum non abbia causato in vano una frattura (ad oggi) potenzialmente pericolosa nella società.