Intervista esclusiva alla direttrice di The Economist: “La Brexit? Un errore, ma speriamo nei negoziati”

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Di Valentina Celi

Una delle voci più influenti del panorama economico mondiale, spiega il suo punto di vista ed elenca le sue perplessità in merito al referendum che ha cambiato l’Europa.

Lo staff di Italoeuropeo/LondonOneRadio è stato invitato presso la prestigiosa sede di “The Economist” per un’intervista in esclusiva con Zanny Minton Beddoes, la prima donna a dirigere il giornale più letto dagli esperti del settore economico-finanziario.

Essendo un’esperta nel campo delle economie in transizione e dei cambiamenti macroeconomici, la direttrice ci ha esposto tramite un’acuta analisi le problematiche legate alla Brexit sia nel breve che nel lungo periodo, non mancando di sottolineare come “The Economist”, una delle massime autorità del settore, nei mesi prima del referendum, avesse optato per il sostegno alla campagna del Remain.

Infatti si è molto parlato del ruolo che la stampa ha giocato durante la campagna referendaria, e di come molte testate britanniche abbiano condotto quasi una crociata contro l’Unione Europea, stigmatizzandone i difetti e ignorandone volutamente i pregi, fornendo così al lettore un quadro non chiaro ed equilibrato della situazione, e dunque portando ad una votazione di tipo emozionale, più che ad una scelta razionale.

Ed in merito alle responsabilità della stampa, Zanny Minton Beddoes non ha dubbi: in troppi hanno ceduto l’obbiettività in favore della passionalità della campagna, e ciò non solo ha condotto ad una mancanza di trasparenza di informazione da parte dei mass media, ma anche ad un successivo ripensamento ed al pentimento in merito alla scelta fatta.

La direttrice si dichiara invece soddisfatta di quanto realizzato da “The Economist” per informare i cittadini prima del voto, poiché nonostante una predisposizione verso il “Remain”, hanno scelto di mantenere una linea piuttosto neutrale negli articoli di approfondimento, lasciando agli editoriali i pareri più decisi in merito a quale fazione scegliere.

Parlando invece degli effetti della Brexit sull’economia britannica ed internazionale, Zanny Minton Beddoes chiarisce che ancora oggi, ad un mese dal voto, non si hanno delle certezze dalla politica, e dunque sul lungo termine non è possibile procedere ad un’analisi esauriente per mancanza di fattori importanti, come ad esempio le linee guida dei negoziati fra la Gran Bretagna e Bruxelles, o indicazioni più specifiche da parte del governo.

Nel breve periodo già si è notata una maggiore volatilità della Sterlina ed un leggero calo degli investimenti esteri, che influiscono negativamente sul settore finanziario, ma la direttrice si dimostra cautamente ottimista, affermando come, nonostante l’impatto dirompente del risultato referendario, l’economia della Gran Bretagna, al momento stia riuscendo a reagire, mantenendo dei livelli accettabili nei campi economico-finanziario.

Si tocca però un tasto dolente quando si parla dell’Unione Europea e dei nuovi rapporti che verranno ad essere dopo il completamento della Brexit: in particolare, secondo Zanny Minton Beddoes, la Germania sarà il Paese che maggiormente soffrirà l’allontanamento di un partner commerciale forte come la Gran Bretagna, e dovrà impegnarsi duramente per ritrovare l’equilibrio in seno all’Unione, mentre il Paese extraeuropeo che sicuramente sta “gongolando” per il risultato referendario è la Russia di Vladimir Putin, la quale da sempre si auspica un indebolimento dell’Unione Europea, che negli ultimi decenni si è rivelata una vicina “scomoda”.

Anche a livello di affari interni però la situazione non appare rosea: sebbene sia stata nominata la conservatrice moderata Theresa May come Primo Ministro, dopo un periodo di assoluta incertezza, dettato dalle subitanee dimissioni dell’ormai ex Premier David Cameron, ancora non si riesce bene a capire quale sarà la direzione che il governo deciderà di intraprendere rispetto alla Brexit, poiché a farle da contrappeso nel Gabinetto vi sono numerosi ministri che hanno sostenuto ferocemente la campagna Leave, e che quindi si aspettando una linea dura ai negoziati con l’Unione.

Concludendo, la direttrice Zanny Minton Beddoes, si sofferma proprio su quest’ultimo argomento, che definisce “il nocciolo delle questione”, ossia la difficile decisione che spetta alla May in merito alla linea da seguire nelle trattative con Bruxelles, che porterà a due scenari molto diversi: da una parte, si potrebbe avere una “Soft Brexit”, quindi un’uscita dall’Unione che però non privi la Gran Bretagna dell’accesso al Mercato Unico, e che non limiti in modo incisivo la libertà di circolazione e movimento dei cittadini UE nei territori di Sua Maestà; dall’altra, si potrebbe avere una “Hard Brexit” (come molti dei Leavers si auspicano), che comporterebbe una rottura molto più decisa dei rapporti coi Paesi dell’Unione, in favore di una maggiore indipendenza e di un commercio votato più all’internazionalizzazione che all’area europea, con tutti i rischi del caso, e con un possibile deterioramento dei rapporti con i Paesi UE.

Una miriade di fattori da valutare, e pochissime linee-guida ad indicare la direzione da intraprendere: sostanzialmente, ad un mese dal referendum, è ancora questa la situazione in cui versa la Gran Bretagna, che nonostante la formazione del Gabinetto May, non accenna ad invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per dare il via ai negoziati di recesso dallo status di membro dell’Unione Europea, lasciando anche gli esperti economici più eminenti con moltissime domande, e troppe poche risposte.

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