Brexit: Theresa May riunisce il governo a Chequers

0
3689
thetimes.co.uk

CHEQUERS, BUCKINGHAMSHIRE – Theresa May e i suoi ministri si sono riuniti oggi a Chequers per decidere con che approccio il Regno Unito abbandonerà l’Unione Europea e quali sono i suoi obiettivi nelle negoziazioni future.

Al meeting erano presenti figure chiave come il cancelliere Philip Hammond, David Davis, Boris Johnson e Liam Fox: oltre ad essi erano presenti altri ministri, ai quali la May aveva chiesto un quadro generale delle cosiddette “opportunità” per i rispettivi dipartimenti, che oggi sono stati presentati durante l’incontro, che è stato definito come l’evento più importante subito dopo l’uscita dei risultati della Brexit, tenutasi il 23 giugno. Esso è stato inoltre la sede migliore per permettere alla May e ai ministri di affrontare molti argomenti prima della riunione del G20 in Cina, che si terrà questo weekend.

Il Primo Ministro britannico ha incontrato singolarmente, nel corso dell’estate, diversi leader politici tra cui la cancelliera Merkel, Hollande e Renzi, e ciò che è sempre emerso – e che è stato ancora una volta ribadito nell’occasione di oggi – è che Theresa May non ha intenzione di avviare le procedure ufficiali di uscita, chiamando in atto l’Articolo 50, prima dell’inizio del 2017: “E’ nell’interesse dei britannici uscire in maniera ordinata e non affrettata, pertanto ci vorrà del tempo“, ha dichiarato.

jokpeme.com
jokpeme.com

Ma una domanda che fino ad oggi non era stata ancora portata sul tavolo delle trattative da parte dei cosiddetti Bremain era quella del diritto e potere della May di mettere effettivamente in atto l’Articolo 50. Un padre e un figlio, Grahame e Rob Pigney, britannici attualmente residenti nel sud della Francia, che hanno messo in dubbio l’autorità del Primo Ministro per quanto riguarda la decisione di uscire dall’Unione Europea. Sono entrambi preoccupati all’idea di perdere i loro diritti di cittadinanza dopo la Brexit ma ancora di più dalla possibilità che il potere decisionale del Parlamento venga messo in secondo piano rispetto a quello della May. “Dovrà essere il Parlamento a decidere se e sotto quali condizioni avverrà l’uscita”, dicono. Entrambi sono alla guida della campagna “The People’s Challenge to Article 50” attraverso la quale vengono pagate le spese giudiziarie del caso che, data la ricezione da parte del pubblico e la sua importanza, arriverà probabilmente alla Corte Suprema. Se la Corte dovesse dar ragione alla “voce del popolo”, il processo di uscita potrebbe prolungarsi ulteriormente.

Ciò non costituisce necessariamente una cosa negativa, in quanto la maggioranza governativa – sia dalle file della May sia dall’opposizione – preferirebbe che la situazione venisse accuratamente ponderata. “Cosa significa Brexit? Non lo sappiamo. Ed è per questo che preferirei aspettare prima di mettere in atto l’Articolo 50, in modo che tutti abbiano consapevolezza delle conseguenze“, ha dichiarato la conservatrice Baronessa Patiece Wheatcroft. Lei spera che una volta valutate le conseguenze, le opinioni della gente e del Parlamento cambieranno, ma spetterà alla Corte decidere se e quanto tempo si avrà a disposizione.

Le ultime notizie giunte da fonti ufficiali riguardano ancora le dichiarazioni fatte dal Primo Ministro Theresa May riguardo al rapporto tra Regno Unito, Unione Europea ed Europa. Nonostante il Regno Unito stia uscendo dall’UE, ciò non implica che verranno interrotti tutti i rapporti con l’Europa; la May ha spiegato che il Regno Unito ha intenzione di mantenere dei buoni rapporti con l’Europa e con i singoli Stati e ha spiegato che non metterà in atto l’articolo 50 prima della fine dell’anno, per assicurarsi che ambo le parti abbiano il tempo di prepararsi per i negoziati e che il processo avvenga nella maniera migliore possibile. Ancora una volta, ha ribadito che più che seguire un modello prestabilito, si dovrebbe discutere di un modello ex-novo che possa funzionare bene sia per il Regno Unito che per l’Europa. Per concludere ha garantito che finché il Regno Unito resterà parte dell’Europa, manterrà i suoi doveri e farà la sua parte, sostenendo il libero mercato al 100%.

LEAVE A REPLY