G20 in Cina: recap per il Regno Unito

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theguardian.com

HANGZHOU, CINA – Si è tenuto ieri a Hangzhou, una città nell’est della Cina vicina a Shanghai, il primo G20 della storia in questo grande Paese, al quale erano come sempre presenti i leader dei Paesi membri. Il G20 (Gruppo dei Venti) è un gruppo internazionale che riunisce i Paesi economicamente più forti e gli Stati emergenti: il PIL di questi “Venti” (19 Stati più l’Unione Europea) costituisce l’85% del totale, e le loro popolazioni sono i due terzi del totale.

Il G20 di quest’anno è stato particolarmente rilevante per il Regno Unito in quanto esso ha costituito non solo il primo evento internazionale di questo calibro per il Primo Ministro Theresa May, ma anche perché è il primo incontro a livello extra-europeo al quale la Gran Bretagna partecipa dopo i risultati del referendum. Una delle dichiarazioni fatte durante il meeting di ieri, e che ha confuso e anche deluso la maggioranza dei “Leave”, è stata quella riguardante gli investimenti nella sanità (NHS) e la questione sempreverde della riduzione dell’immigrazione.

A questi due propositi, la May ha risposto in maniera inaspettata: ha espresso seri dubbi sul futuro dell’immigrazione nel periodo post-Brexit, affermando l’impossibilità di creare un unico piano che possa efficientemente risolvere il problema, lasciando intendere che esso non potrà essere risolto tutto in una volta. A ciò si è aggiunta la dichiarazione riguardante la sanità: il Primo Ministro inglese dubita che possano essere investiti £100m alla settimana nell’NHS. In questo modo vengono meno due delle promesse principali fatte dal partito dei Leave ai cittadini britannici nel periodo di propaganda pre-referendum. Alle numerose critiche la May ha risposto: “Farò esattamente ciò che ho detto: ce la metterò tutta affinché vi siano le condizioni migliori per la GB e l’UE nel processo di uscita, e nei momenti successivi ad esso.”

Il G20 è stato anche la sede, ovviamente, per tastare il terreno delle trattative economiche che si avvieranno in via ufficiale con i singoli Paesi dopo l’uscita definitiva del Regno Unito dall’UE. In particolare le trattative con gli Stati Uniti e il Giappone sembrano essere incerte, mentre i rapporti con l’Australia sembrano essere proficui. L’inizio del G20 è stato un duro colpo per la May, in quanto il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato di non avere intenzione di fare delle trattative con il Regno Unito una priorità; al contrario, la Gran Bretagna si trova al momento “in fondo alla lista”, preceduta dall’Unione Europea e da altri Paesi nel Pacifico. Nonostante più volte Obama abbia messo in chiaro la volontà di mantenere un “rapporto speciale” con la GB, sarebbe controproducente per l’economia statunitense abbandonare le trattative attuali per concentrarsi totalmente sulla creazione di nuove con il Regno Unito “del futuro”.

dnaindia.com
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Questa dichiarazione è stata seguita quasi immediatamente da una del Giappone, che ha lasciato intendere che l’uscita dall’Unione Europea e la conseguente creazione di un singolo mercato potrebbero costituire per la GB una perdita di alcuni dei privilegi posseduti fino ad ora, come parte del mercato comunitario. Il documento proveniente da Tokyo ha stilato una serie di conseguenze della Brexit e una lista di richieste da parte del governo giapponese: circa la metà degli investimenti giapponesi arrivano in UK, compresi alcuni di aziende come Nissan, Honda, Mitsubishi, Nomura e Daiwa. Alla luce di ciò, il comunicato si è concluso mettendo in guardia la May, dichiarando che molti di questi business potrebbero decidere di trasferire i loro quartier generali in Europa.

Aly Song/Pool Photo/AP - dailymail.co.uk
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La buona notizia è arrivata dall’Australia: il Primo Ministro australiano, Malcolm Turnbull, ha dichiarato di voler creare degli accordi “forti” con la Gran Bretagna dopo l’uscita dall’UE, annuncio che è stato accolto con molta positività dalla May, che ci ha tenuto a sottolineare quanto le due nazioni siano sempre state molto vicine nel corso del tempo. L’Australia era già stata votata come uno dei primi Paesi a firmare degli accordi con il Regno Unito dopo l’uscita, e questo ruolo è ora confermato, dopo gli eventi di ieri.

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