Brexit: Gina Miller prova a mettere la May spalle al muro

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Londra,
Mazziotti Joseph


Uk
. Adesso è davvero l’istituzione di riferimento, ma non sta avendo vita facile. L’ultima “oppositrice” si chiama Gina Miller: è una donna carismatica e molto decisa. Il suo obiettivo è far si che venga rispettata la legge e tutte le procedure in nome della quale hanno votato i britannici al referendum Brexit del 23 giugno.
Gina Miller al referendum aveva votato “Remain”, ma il suo voto non è bastato; la maggioranza ha votato “Leave”. Questa vittoria è stata, dice Gina Miller, portata avanti da un gruppo di ministri inglesi, quando al contrario tutto il parlamento dovrebbe votare questa decisione storica. Il primo ministro non ha mai mostrato tanto attaccamento alla causa europea e questo “incubo”, come lo chiama Gina, è stato alimentato da tanto orgoglio britannico successivo alla volontà del popolo di voler uscire dall’Unione. In particolar modo Theresa May vorrebbe invocare l’articolo 50 del trattato di Lisbona; questo articolo definisce le modalità di uscita volontaria dall’Unione Europea in una struttura molto semplice, scritto dando per scontato che per molti anni nessuno lo avrebbe mai invocato. Per questo la causa mossa dalla Miller è un punto a favore di chi ha votato “Remain”, questa metterà Theresa May davanti ad un bivio: il suo compito sarà quello di stendere i suoi programmi di realizzazione della Brexit, proporli alla Camera dei Lords e dei Comuni che con una votazione potrebbero approvarla oppure no. La giustificazione di questo comportamento da parte del governo non è ovviamente ignota: forti di una “royal prerogative”, il referendum che sulla carta era soltanto “consultivo” non avrebbe bisogno di essere approvato dal parlamento.
La rabbia dei votanti “Remain”, in particolar modo di Gina, è alimentata ulteriormente dalle mosse non tanto democratiche di Theresa May, che si sta muovendo verso l’attuazione di una “Hard Brexit”, cioè una tendenza del Regno Unito a muoversi verso la rottura completa di tutti quelli che sono i rapporti con l’Europa, compresi i mercati, che sono indispensabili per tutta la classe lavorativa imprenditoriale.
La notizia più clamorosa, pubblicata stamattina da molti quotidiani inglesi, è quella che un centinaio di avvocati si sarebbero registrati a Dublino, per continuare ad esercitare la loro professione in Europa, dato che l’Unione Europea impone, per lavorare al suo interno, che ogni lavoratore sia registrato in un paese dell’Unione. Theresa May non sta vivendo dunque in un clima sereno. Il Premier è costantemente messo a dura prova sulla Brexit: il crollo della sterlina, il contrasto per l’applicazione di una “Hard Brexit“, la situazione dell’Irlanda del Nord, presa troppo sottogamba, così come la questione Scozzese. Gli Irlandesi vorrebbero abbracciare in primo piano un’unificazione, ma soprattutto stanno prendendo in considerazione un’uscita dal Regno Unito. Oltre a queste già note negative si aggiunge la causa di Gina Miller. Gli sviluppi di questo momento storico sono da tenere sotto controllo, perchè altre iniziative come quelle prese a giugno potrebbero ripetersi, anche se le questioni burocratiche, come ben si sa, potranno esser messe da parte per i prossimi due anni.

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