Intervista ai Negrita in concerto a Londra

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In occasione del terzo concerto a Londra dei Negrita, London One Radio ha incontrato Paolo dei Negrita nei Backstage al The Garage, auditorium davanti alla fermata di Highbury and Islington, proprio a Londra.
Paolo ha risposto a una serie di domande con il giusto entusiasmo pre-concerto e con una distinta tranquillità nonostante il gruppo fosse stato lontano dai palchi per circa sei mesi. Su cosa ne pensasse di suonare a Londra, città in cui sono sbocciati i Rolling Stone e che ha anche ispirato il nome della loro Band, con il singolo “Hey Negrita”, il cantante della band ha riportato che in un periodo giovanile in cui erano “sbarbatelli”, dice Paolo, Londra era la capitale mondiale della musica negli anni ‘80 e per tutta la sua generazione è stata un punto di riferimento e di ambizione. La tappa Londinese, riporta il leader dei Negrita, è solo la prima di un lungo tour che porterà la band italiana oltre oceano, sia quello atlantico per una tourné negli States, sia quello pacifico perché suoneranno anche a Tokio.
“A questa età è molto facile avere famiglia e bambini, dunque è difficile trovare la concentrazione di gruppo ed è molto più facile prendere un aereo e andare in una terra che può aiutarti a far quadrare il cerchio di quello che dovrà essere il prossimo lavoro” aggiunge Paolo.
Qual è l’alchimia che vi ha dato, e che vi dà, la forza di viaggiare e lavorare tutti uniti tutti questi anni? Paolo risponde dicendo che hanno un legame incredibile che continua ad esistere anche grazie ad alcuni litigi. Ma il gruppo per lui “è come un surrogato della famiglia, e come ogni famiglia che si rispetti, ha le sue gioie e dolori”. “Cosa ci spinge a continuare? Ci deve essere una droga senza nome e senza sostanza che ci aiuta, e lo stare insieme per tutto questo tempo è una sensazione che non riesco a descrivervi, perché è soggettiva. Siamo stati sei mesi ognuno con i propri cari per rilassarci e caricarci prima del tour, ma dopo un po’ che ne sei distante, torna la voglia di rincontrare la tua band, mettere sul piatto nuove idee e continuare l’avventura”, risponde ancora.
Come lo vivete un tour del genere? Girate il mondo in una settimana, come si fa ad organizzare una cosa così grossa? Praticamente facciamo il giro del mondo in una settimana ma ci fermeremo in California per tre settimane altrimenti sarebbe stato un tour da folli. Grazie al festival itinerante italiano veniamo ospitati in varie città, quindi lo sbattimento logistico e organizzativo non ci riguarda. L’obiettivo che hai dentro la tua testa ti spinge ad andare oltrle a quelle che sono le fatiche fisiche e mentali, come “esser sbattuto fuori da una camera di albergo alle dieci, dopo un concerto”, dice. “Non siamo in vacanza perché altrimenti qui a Londra ci starei quattro, cinque giorni, mentre la realtà è che ci stiamo trenta ore.” Conclude.

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