Regno Unito e Stati Uniti d’America: una relazione speciale, ma difficile

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Demonstration at Downing Street. Credits: Tom Nicholson/REX/Shutterstock

Londra – di Chiara Fiorillo

Sono trascorsi solo 10 giorni da quando Donald Trump è entrato nella Casa Bianca di Washington come Presidente degli Stati Uniti d’America, eppure il suo personaggio non ha fatto smettere di discutere neanche per un attimo.

Tra le sue decisioni, che hanno rivoluzionato molti degli aspetti a cui Barack Obama aveva per anni lavorato, una ha avuto particolare risalto: la decisione del nuovo presidente di bloccare i migranti provenienti da Iraq, Iran, Syria, Libya, Yemen, Somalia e Sudan al confine con gli Stati Uniti, non permettendo loro di entrare in America.

Questo bando, che ha validità, per ora, di 90 giorni, è stato oggetto di discussioni e proteste non solo in America, ma anche in alcuni paesi dell’ovest, tra cui l’Inghilterra, dove i cittadini sono indignati anche per l’incontro che c’è stato a Washington tra il nuovo presidente e il primo ministro inglese, che potrebbe aprire la strada a una possibile visita di Trump nel Regno Unito.

Theresa May è stata, infatti, la prima leader di un paese del G7 a incontrare Donald Trump a pochi giorni dal suo insediamento nella Casa Bianca. Nonostante le decisioni iniziali di Trump di cambiare radicalmente aspetti importanti per l’America come l’economia, l’aborto, l’ambiente, la salute e l’immigrazione, la May ha da subito dichiarato di voler conservare con l’America quella “Relazione Speciale” tra i due paesi che va ormai avanti dai tempi di Winston Churchill.

Nonostante le affermazioni della May, però, i cittadini inglesi non hanno tardato a farsi sentire, dimostrandosi in disaccordo con il divieto imposto dal nuovo presidente dell’America. I cittadini, così come tanti esponenti politici, tra cui Jeremy Corbyn, leader del Labour Party, e Sadiq Khan, sindaco di Londra, hanno firmato una petizione per chiedere che non sia permesso a Donald Trump di far visita nel Regno Unito se non ritira il bando che ha da poco imposto. La petizione ha ricevuto più di un milione di firme in meno di 24 ore e non è lontana dal raggiungere i due milioni. Poiché, in Inghilterra, quando una petizione supera le 100.000 firme viene discussa in parlamento, la Camera dei Comuni si sta preparando al dibattito che si terrà il prossimo 20 febbraio.

Ieri sera, 30 gennaio 2017, migliaia di persone hanno marciato a Whitehall, passando davanti a Downing Street, residenza e sede del Primo Ministro del Regno Unito, per dimostrare il loro disappunto e la loro indignazione su questo nuovo modo di fare politica. Tra i principali cartelli portati in marcia, sogno degni di nota: “Dump Trump”, “God Save The Queen”, “Oi! May? Trump? No way!”, “Special Relationship? I want a divorce”, “This is only day 10 of 1460”, “Build love, not walls”.

A Londra gli animi sono caldi e, se qualcuno ha assunto un atteggiamento di chiusura sia verso Trump che verso Theresa May, altri si dicono speranzosi: a Westminster, infatti, due passanti affermano di avere fiducia nella relazione che i due nuovi leader andranno a costruire tra le due potenze, che si spera sarà quanto più prospera possible.

Intanto, a Washington Trump ha licenziato Sally Yates, attorney general, che ha affermato che il bando imposto dal presidente è tutt’altro che legale. Questo sembra solo l’inizio di una serie di eventi di cui si parlerà a lungo. Se la Brexit ha fatto discutere, dunque, Trump non è da meno. Al centro del dibattito comune c’è adesso la relazione tra il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America: sarà ancora una relazione speciale o diventerà più difficile?

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