Brexit: l’articolo 50 non chiuderà (ancora) le porte ai cittadini europei

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Credits: NurseBuddy

Londra – di Chiara Fiorillo

La parola Brexit, che fino a poco fa era ancora un’entità troppo astratta, sta diventando sempre più realtà: il prossimo 15 marzo, infatti, il governo inglese darà il via all’articolo 50 e, quindi, alle trattative per l’uscita della nazione dall’Unione Europea.

Downing Street ha affermato che i cittadini Europei avranno una scadenza per registrare il proprio diritto di vivere in Gran Bretagna dopo la Brexit. Tuttavia, questa data non è stata ancora stabilita. Il governo inglese, infatti, ha affermato che, prima di annunciare una data precisa, bisognerà definire sia i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito che quelli dei cittadini inglesi in altri paesi dell’Unione Europea.

Pertanto, riporta il Guardian, è improbabile che il 15 marzo sarà la scadenza ultima per registrare il proprio di diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, dato che le trattative con Bruxelles quasi sicuramente non saranno concluse entro quella data.

Nonostante l’immigrazione sia calata bruscamente dopo lo scorso 23 giugno, i cittadini europei in Gran Bretagna sono circa 3 milioni e per questo motivo l’Ufficio degli Affari Interni sta ricevendo già molte richieste.

La preoccupazione è tanta e ci sono, anche tra i vari media, pareri contrastanti. Secondo il Guardian, Whitehall ha criticato delle congetture secondo cui Theresa May annuncerà la fine della libertà di movimento per i cittadini europei che arriveranno dopo il 15 marzo.

Il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Amber Rudd, ha annunciato che il governo inglese terrà una riunione sulle nuove regole dell’immigrazione, ma questa avverrà solo durante l’estate.

Lunedì, un portavoce di Downing Street ha confermato che l’immigrazione sarà uno degli scopi principali nel decidere i termini della Brexit, ma ha sottolineato che questo aspetto comincerà ad essere preso in considerazione solo dopo aver concluso le trattative dell’articolo 50.

Al momento, dunque, è inutile allarmarsi, perché la scadenza ultima della richiesta non sarà decisa in modo unilaterale dal Regno Unito, ma anche da Bruxelles, e in ogni caso essa non sarà stabilita prima della conclusione degli accordi con l’UE.

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