REGNO UNITO – CAMERA DEI LORD PROPONE LA GARANZIA DI DIRITTI AGLI EUROPEI DOPO LA BREXIT

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House of Lords

by Rosita Pirulli

Regno Unito – L’articolo 50 rivela una nota di positività: 358 su 256 voti affermano di voler garantire stabilità ai circa 3 milioni di europei residenti nel Regno Unito.

Il caso Monique Hawkins, pare non voler più essere frequente, riducendo così le molteplici preoccupazioni di stranieri, compresi italiani.

La decisione è stata presa dalla Camera dei Lord, che richiedono la considerazione di questa iniziativa entro i mesi che vedranno l’attivazione dell’articolo 50. È da specificare, infatti, che la garanzia dei diritti ai residenti europei, se accettata, non equivale ad alcun tipo di cambiamento decisionale sul voto referendario. Il voto sarà su come l’Inghilterra lascerà l’UE, non ‘se lasceremo l’UE’, ha spiegato Lord Bridges.

Le negoziazioni verranno pertanto portate a termine, ma probabilmente con questo simile cambiamento.

I punti salienti previsti nell’attuale proposta di legge sono:

-una procedura accelerata dalla quale i residenti europei nel Regno Unito, possono attingere al diritto di residenza permanente;

-richiesta dei documenti che testimoniano la loro residenza in Inghilterra;

-i diritti che saranno concessi prevedono il diritto alla salute, all’educazione e ad altri servizi pubblici;

-le procedure non prevedono la richiesta di una prova di un’assicurazione di completa malattia.

I Lord insistono nel garantire agli europei una risposta il primo possibile, mettendoli a conoscenza di certezze negative o positive. Naturalmente l’iniziativa deve essere considerata anche dalla Camera dei Comuni. Questo processo è considerato dall’opposizione come frutto di volere rallentare ulteriormente l’uscita dall’UE. Infatti nel caso in cui i Comuni proporranno cambiamenti, si passerà ad una fase di ‘ping pong’, che prolungherà le fasi di uscita. Intanto il governo spera nella decisione dei Comuni, in modo da ribaltare la sconfitta e riavere campo libero nelle prossime negoziazioni.

Una simile proposta, infatti, avrebbe un’influenza particolare sulla condotta dei prossimi rapporti europei. Come è già stato menzionato nell’attuale comunicazione di recessione, si vuole puntare a:

-mantenere una stabile e sostenibile economia;

-preservare pace nel Nord Irlanda;

-avere accordi commerciali con l’UE per beni e servizi che sono esenti da ulteriori tariffe e barriere non tariffarie;

-cooperare con l’Unione Europea su problematiche relative all’educazione, salute, ricerca e scienza, protezione ambientale, il mantenimento della sicurezza domestica, combattere il crimine organizzato e le attività terroristiche;

-mantenere tutti gli esistenti diritti sociali ed economici dei lavoratori. 

Inoltre un fattore che interessa una vasta percentuale degli europei sono le Università. In questo catalogo non manca la proposta di garantire:

-supporto economico agli studenti europei in modo eguale agli studenti britannici;

-continua partecipazione in ‘Horizon 2020’ e futuri programmi di ricerca europea;

-continua partecipazione in progetti Erasmus. 

Rumori tra gli MP emergono già. Tra di loro, diversi vogliono che questo loro sforzo venga contraccambiato da altri Paesi europei. Come Steve Baker – membro del partito conservativo – ha notato, pare che simili preoccupazioni da loro accolte, non valgano per gli espatriati britannici: ‘Mentre il nostro primo ministro è stato molto chiaro che vogliamo risolvere il problema dei cittadini britannici in UE e dei cittadini europei nel Regno Unito al più presto, è deplorevole che la Germania e la Francia stiano usando gli inglesi nei loro paesi come merce di scambio per i negoziati Brexit”.

Ciò che attualmente fermenta è l’animo caldo di una parte della Casa del Parlamento, che vede stagliarsi contro un altro ostacolo da superare. Intanto ciò che si rasserena è l’animo di molti italiani ed europei che, seppur non avendo ancora alcuna certezza, pare avere un piccolo attimo di respiro.

 

 

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