Intervista a Cristiana Capotondi: la storia di 7 minuti a Cinema Made in Italy

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Londra – di Chiara Fiorillo

E’ iniziata ieri, 1 marzo, la settima edizione di Cinema Made in Italy, una rassegna delle più recenti produzioni cinematografiche italiane. All’evento annuale, organizzato dall’Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Ciné Lumière e con l’Istituto Italiano di Cultura Londra, partecipano tanti attori e registi italiani.

London One Radio, la radio ufficiale degli italiani a Londra, è presente anche quest’anno fino alla fine dell’evento, domenica 5 marzo.

Ai microfoni della radio, l’attrice italiana Cristiana Capotondi, parla di 7 minuti, il suo nuovo film presentato proprio a Cinema Made in Italy.

7 minuti: un film toccante, una storia vera, la creazione di un dibattito tra donne…

Un’azienda tessile viene acquisita da una multinazionale estera, intenzionata a ridurre l’orario di pranzo di 7 minuti. La proposta fa sviluppare un dibattito tra le 11 donne che fanno parte del consiglio di fabbrica, a cui spetta decidere se accettare o rifiutare l’offerta che la multinazionale francese ha fatto alle impiegate.

Il film è tratto da un’opera teatrale di Stefano Massini, che si ispira a una storia accaduta alla fine degli anni novanta in Francia, ma che è di forte attualità in Italia. Per me, questa è una nota di grandissimo dolore perché credo che in quella produzione, in quella manodopera, ci sia la parte migliore della nostra creatività.

Tu ti sei trasformata tante volte per il cinema e adesso ti vediamo incinta…

Sì, il mio personaggio è una ragazza incinta di 8 mesi e lavora in questa fabbrica insieme alla madre, che è Fiorella Mannoia (che ha fatto un lavoro straordinario, tra l’altro). Questa madre e questa figlia sono così attaccate, ma ad un certo punto, nel dover prendere la decisione, si trovano anche in contrasto, avendo dei battibecchi molto divertenti. Il mio personaggio prova tutte le paure che la perdita del lavoro può portare a una famiglia che sta aspettando l’arrivo di un figlio, però è anche spinta da coraggio.

I personaggi sono molto complessi…

Sì, il film è anche un’occasione per raccontare l’animo femminile. Quando lo abbiamo letto, abbiamo pensato che se lo avessero interpretato uomini, sarebbe stato un film astratto. In questo film si è donne reali, siamo proprio ridotte all’osso.

Ci sono tanti punti di vista diversi.

Da un lato, tu capisci la multinazionale che deve far quadrare i conti e deve cercare di non licenziare, dall’altro capisci le impiegate. Per me, l’approccio alla vita e al lavoro all’occidentale è superiore a quello che hanno gli orientali.

Ma come verrà visto questo film all’estero?

Credo che questo sia un processo ancora più evidente, per esempio, agli italiani all’estero. Credo che questo film, per loro, rappresenterà una fotografia, sarà come leggere il giornale.

In futuro cosa c’è per te?

Sulla RAI uscirà (in data 11, 18, 25 aprile e 2 maggio) un prodotto molto speciale che si chiama Di Padre In Figlia, che è stato scritto da Cristina Comencini e sceneggiato da tre donne molto valide. E’ la storia dell’emancipazione della donna dal 1958 al 1985 in Italia, a Bassano del Grappa.

Potete riascoltare il podcast dell’intervista qui.

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