Il Parlamento Europeo lancia la risoluzione per i negoziati UE-UK, e intanto alcuni effetti Brexit colpiscono il mercato immobiliare inglese

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di Rosita Pirulli

Brexit – Il 5 aprile, a distanza di una settimana dall’attivazione dell’articolo 50 di Lisbona (29 marzo, leggi qui), il Parlamento Europeo ha risposto al Regno Unito da Strasburgo, delineando i prossimi passi da seguire. Con 516 voti su 133 ‘no’ e 50 neutrali, l’UE ha enunciato la risoluzione per i negoziati ‘UK-UE’.

Ad aprire il dibattito, è stato Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo, il quale ha riconosciuto la necessità di mantenere buoni rapporti con il quasi ex membro europeo. Citando, infatti, il recente attacco terroristico avvenuto a Westminster, ha sottolineato l’importanza di porre sicurezza all’interno degli stati europei, perciò collaborazione rimarrà la parola chiave anche in questa risoluzione.

Una collaborazione, questa, che va ad interessare maggiormente i diritti dei cittadini europei residenti in Regno Unito e degli inglesi residenti in altre aeree europee, preservando, in modo particolare, il principio di libera circolazione. Come risultato, si è affermato che l’Inghilterra risulterà ancora membro dell’UE fin quando la sua uscita non avverrà ufficialmente; ciò significa che essa sarà impegnata non solo all’usufruire di servizi ma anche all’adempiere ai doveri, quali soprattutto finanziari.

Guardando alla mozione dettagliatamente, si possono osservare i principi focali su cui essa si basa, spiegando meglio i suoi interessi:

‘I cittadini per primo’: assicurare che non si privi la libera circolazione agli europei in Regno Unito; pensare a come indirizzare la paura degli inglesi, relativa alla perdita della loro attuale cittadinanza europea;

‘Principi di negoziazione’: non sarà possibile per il Regno Unito commerciare con ‘terzi’ paesi, prima che essa esca dall’UE, perché ritenuto come comportamento contrario alle legge europea. In modo simile si è puntato contro il suo impegnarsi in trattative o colloqui bilaterali con uno o più Stati membri dell’ UE, sui futuri procedimenti e rapporti tra UE e UK.

‘Obblighi’: diritti ma anche doveri per il Regno Unito, doveri che concernono la sfera finanziaria, relativa al bilancio europeo a lungo termine, che, si pensa, durerà anche oltre la data di uscita. Gli europei dichiarano una somma pari a £51 miliardi di debito finanziario inglese, che copre le passività pensionistiche, progetti, e alcuni impegni di bilancio non pagati.

In aggiunta, la mozione precisa che solamente nel momento in cui ci saranno significanti progressi relativi al modo in cui il Regno Unito deciderà di lasciare l’UE, si potrà discutere sui possibili accordi di transizione, che secondo la risoluzione dureranno solo per i tre anni che susseguiranno l’ufficiale uscita dall’UE.

Una simile decisione, così come quella finanziaria, ha motivato fortemente la partecipazione di Nigel Farage e Marcel de Graf (membro del parlamento europeo), i quali hanno considerato l’attuale disegno di negoziazione come atto punitivo nei confronti degli inglesi, e non atto di fiducia e collaborazione come hanno voluto spiegare. Nigel Farage, in particolare, ha definito l’atteggiamento simile a quello mafioso facendo delle richieste impossibili.

Michael Barnie, negoziatore Brexit a livello europeo, risponde alla critica del presidente del partito UKIP, evidenziando la necessità di risolvere i conti. In modo più esplicito, invece, l’ex primo ministro del Belgio, Guy Verhofstadt, ha dichiarato di voler essere molto più ferrei (Commissione Europea) nei confronti delle autorità inglesi, perché non si può accettare che la condizione al di fuori dell’unione sia più favorevole all’adesione con l’UE.

Al momento, in realtà, presumibili circostanze positive sono già contrastate da veli di amarezza economica. Il Regno Unito, infatti, rivela che alcuni effetti Brexit risultano per certi aspetti difficili da domare, come nel caso del mercato immobiliare. Soffermandoci su Londra, si è osservato statisticamente, che i prezzi immobiliari, specialmente in aeree costose come Kensington e Chelsea, si sono abbassati quasi del 20%, così come anche gli affitti, rispetto all’ alta richiesta economica del periodo 2013-15.

Come anche Marco Fasanella (responsabile de ‘Habitat Investment’) ha dichiarato, i venditori tendono a non innalzare i prezzi molto facilmente, svelando un rallentamento anche nelle compravendite: ora si verificano maggiormente nel giro di 4 mesi, raramente nel giro di una settimana o dieci giorni. Un simile risultato è stato collegato parzialmente all’ aumento di immigrati che ritornano nei loro paesi, verificatosi maggiormente dal voto referendario dello scorso giugno.

Infatti, secondo le ultime statistiche riportate dall’ONS (Official for National Statistics),dal periodo della votazione referendaria il tasso netto di migrazione dei cittadini provenienti da paesi non europei è sceso drasticamente di oltre 28,000 a 164,000, dopo un forte declino migratorio di studenti stranieri. Invece, il tasso netto di migrazione europea è leggermente diminuito, vedendo un forte aumento in rumeni e bulgari.

Tuttavia, l’immobile potrebbe essere di interesse agli investitori europei, dopo il calo della sterlina. Attenendoci al cambio tra sterlina ed euro del 2015 equivalente ad 1,40, si nota che attualmente è molto più basso arrivando ad un valore di 1,16. Secondo la dichiarazione di Emanuele Greco, (ingegnere italiano operante qualche anno fa presso la Bofa a Londra), se un immobile di 1.000.000 sterline equivaleva a 1.400.000 euro negli anni 2013-15, oggi può costare 30% in meno, arrivando circa ad un milione di euro. Se il calo della sterlina fungerà da buon amo da pesca, probabilmente si potrebbe ricompensare il rallentamento economico – in ambito immobiliare –  evidente anche in altre parti del Regno Unito, come il settentrione.

Intanto il prossimo incontro che vedrà riunita la Commissione Europea è il 29 aprile, quando il primo vertice Brexit per i leader europei avverrà. In quella data, verranno elaborate le linee guida Brexit per gli altri 27 membri europei, e nuovi disegni politici sui negoziati UK-UE potranno essere maggiormente chiari.

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