Brexit: crisi di produttività e aumento dell’inflazione nel Regno Unito

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Credits: Gawker

Londra – di Chiara Fiorillo

Il recente studio Business Trends di BDO UK ha evidenziato una crisi di produttività nel Regno Unito a seguito dell’annuncio formale di uscita dall’Unione Europea.

La ricerca ha rivelato che, anche se le ditte nel Regno Unito stanno continuando ad assumere più personale, la produzione d’impresa è in continua discesa. Per questo motivo, la quantità di produzione generata per ogni ora lavorativa rischia di rallentare ulteriormente, compromettendo la produttività del paese.

Nel primo trimestre del 2017, l’Employment Index, l’indice di BDO Business Trends che rivela la “propensione ad assumere forza lavoro”, risulta in crescita rispetto ai mesi di gennaio e febbraio. Il tasso di disoccupazione, attualmente di 4.7%, è il più basso mai registrato in Gran Bretagna da più di 40 anni.

Tuttavia, nonostante i dati sull’occupazione siano positivi, l’Output Index, l’indice sulle previsioni delle imprese britanniche nel prossimo trimestre, ha subito un decremento. I dati dimostrano che l’economia britannica sta vivendo una difficoltà grave nel rilanciare la produttività del paese.

Lo scarso livello di produttività incide anche sulle famiglie britanniche. La crescita dei redditi familiari è, infatti, circa il 50% in meno del periodo pre-crisi finanziaria.  Inoltre, l’Inflation Index, l’indice che misura i livelli di inflazione, ha raggiunto la più alta quota dell’ultimo quinquennio, 105,2. L’inflazione sembra destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi e, di conseguenza, la spesa per i consumi sarà ancora maggiore.

Simone Del Bianco, Managing Partner di BDO Italia, commenta: “Lo studio sull’andamento dell’economia britannica è emesso regolarmente da BDO ogni mese a seguito del referendum UK che ha sancito la vittoria del leave lo scorso anno. Alla fine del mese di marzo 2017 il governo britannico ha attivato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona facendo ufficialmente entrare in vigore la Brexit. L’ultima release  dello Studio, pubblicata proprio dopo questo evento evidenzia che l’andamento debole della sterlina inizia sia a generare effetti inflazionistici sui prezzi più elevati delle importazioni sia a impattare sull’inflazione delle famiglie. I redditi reali sono ricrollati proprio a causa dell’aumento dei prezzi al consumo. L’inflazione ha continuato ad accelerare e prevediamo che continui a farlo almeno fino alla metà di quest’anno. Questo implica che il reddito disponibile dei nuclei familiari britannici calerà ulteriormente nei prossimi trimestri, spingendo le famiglie a ridurre o le spese o i risparmi. Questi ultimi già ridotti all’estremo non offrono molto margine per cui tagliarli ulteriormente a favore dei consumi. Di conseguenza ci aspettiamo un ulteriore rallentamento dei consumi e di conseguenza del PIL UK nel corso di quest’anno.”

Credits: Blacktip IT services

“Tuttavia, va riconosciuto ai governi della Gran Bretagna di aver perseguito una rilevante politica di sostegno alle imprese operative UK e agli investitori stranieri nel Paese. Questo fattore si riflette per esempio nell’andamento della Borsa di Londra nel primo trimestre 2017 che ha registrato una crescita media del +3%, contro la media della piazza di Milano che ha registrato un modesto +1,6%. Questo indicatore è l’evidenza che, sebbene Brexit sia conclamata, i mercati continuano a ritenere affidabile la strategia e l’impegno del Governo May per il mantenimento di un contesto favorevole agli investimenti domestici e internazionali e alla localizzazione delle imprese multinazionali,” conclude Del Bianco.

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