Stefano Potortì: “Londra è un mercato molto competitivo, che ripaga molto bene chi ha successo”

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Stefano Potortì, imprenditore italiano e fondatore di “The Localist” , ha raccontato la sua esperienza ai microfoni di London One Radio, dando speranza a tanti giovani che vogliono intraprendere la carriera imprenditoriale nella capitale inglese (e non solo).

“The Localist” si trova a St John Street, nell’area di Farringdon, una zona molto centrale di Londra. Le stazioni più vicine al locale sono Barbican, St Paul’s, Chancery Lane e la stessa Farringdon.

Non ci sono scuse: “The Localist” è raggiungibile da ogni lato.

Tra l’altro, la scelta della zona è particolarmente appropriata: Farringdon è un quartiere molto italiano, in cui il senso di comunità si avverte fortemente.

Il lavoro di Stefano a Londra parte dalla fondazione di Sagitter One, nata con lo scopo di assistere gli imprenditori londinesi nella ricerca della location, dello staff e dei fornitori, nella creazione del branding e del sito internet.

A partire da quell’esperienza, Potortì ha poi deciso di creare “The Localist”: il locale è aperto ogni giorno, dal lunedì al sabato; la domenica è l’unica giornata di chiusura .

Come nasce il nome “The Localist”?

E’ venuto fuori un po’ per caso. Avendo aperto locali, come consulente, per tanti italiani, ho pensato di aprire qualcosa che fosse un po’ più internazionale. Così, abbiamo cominciato a fare un po’ di brainstorming sul nome.

All’inizio, avevamo pensato a “The Optimist” perché volevamo, commercialmente parlando, giocare un po’ sulla questione della Brexit. Quando, poi, l’avvocato ha fatto le sue ricerche, è venuto fuori che “The Optimist” era già registrato.

Quindi, dopo aver fatto ancora un po’ di brainstorming, abbiamo pensato a “The Localist”.

Che tipo di locale è?

Tutti quelli che ci vengono a trovare ci dicono che siamo riusciti a creare un ambiente molto informale, favorito anche dal fatto che il locale sia costruito in mattoni rossi. Tuttavia, abbiamo aggiunto degli elementi di decoro che lo rendono diverso dalla media dei locali circostanti.

Non è il classico pub, ma un posto dove la gente può venire a bere semplicemente una pinta di birra o anche a spendere di più per cena, cocktails o champagne. Abbiamo, infatti, una grande varietà di clienti, soprattutto di sera.

Hai avuto molto coraggio in tempo di Brexit.

Sì. In realtà, il problema di crisi o di potenziali situazioni negative è sempre molto soggettivo. Basta ricordare la crisi del 2008, che per molti poteva essere la fine di tutto, invece per Londra è stato l’inizio di tutto quello che la ristorazione rappresenta oggi.

Non sappiamo dove saremo tra due anni, ma sappiamo che in ogni periodo di crisi ci sono opportunità.

L’investimento è stato sicuramente importante, ma siamo ottimisti sul fatto che Londra manterrà comunque il suo status di città aperta e multiculturale. Anche in caso di eventuale rallentamento, dovremmo riuscire a fare bene. In vista del futuro, abbiamo un progetto di sviluppo del brand, ma per il momento ci dedichiamo a questo locale. Poi il resto si vedrà.

Quali sono i piatti forti del menù?

Ce ne sono diversi. Il menù è stato studiato per accontentare i gusti di tutti: da tre tipi di hamburger (carne, pesce e vegetariano) a fish & chips, dalla pasta alla carne, dal pesce alla griglia alle insalate. I peperoncini fritti, da mangiare anche al bar come aperitivo, snack o per accompagnare un cocktail, sono il best seller del momento.

E per i vegani?

Ci sono anche due insalate vegane e due dolci vegani, come la panna cotta e la millefoglie.

Com’è il clima a “The Localist”?

Abbiamo una squadra fantastica, a partire dal team manageriale: lo chef, il manager, il bar manager e tutti gli altri membri dello staff stanno facendo un lavoro fantastico. Ci stanno mettendo l’anima e devo dire che si stanno anche divertendo.

Il 20% dello staff è composto da persone non italiane. Non si parla (sempre) italiano, anche se molti clienti apprezzano l’italianità del locale.

Il team del bar interagisce coi clienti in maniera estremamente friendly, creando un’atmosfera rilassata. La cucina è a vista, quindi anche gli chef parlano con i clienti.

E la musica?

Abbiamo fatto preparare delle playlist per tutti i gusti. Abbiamo generi musicali che variano in base al momento della giornata e al giorno della settimana.

Da giugno, ogni martedì sera faremo serate di musica dal vivo.

Secondo noi, il locale deve essere un ambiente in cui il cliente deve comunque riuscire a scambiare una chiacchiera con le altre persone, quindi la musica deve essere appropriata.

Ogni giovedì sera, poi, avremo una serata con un dj, dalle 18 a mezzanotte.

Quindi cosa consiglieresti ad un giovane imprenditore che vuole intraprendere questa carriera?

Bisogna lavorare tanto, saper offrire un prodotto diverso, essere paziente e far sapere alle altre persone dell’esistenza del locale. Bisogna tenere in mente che i primi mesi, di investimento, sono di perdita.

Ma Londra è un mercato competitivo, che alla fine ripaga molto bene chi ha successo.

Indirizzo: 38-42 St John St, Clerkenwell, London EC1M 4DL

Prenotazioni

Ascolta l’intervista integrale qui.

 

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