BREXIT: INCERTEZZA NELMONDO FINANZIARIO DELLA CITY: RESTARE O ANDARSENE?

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LONDRA ( Gianmaria Recanatini) – Banche d’affari in fuga da Londra: così, causa Brexit, la capitale britannica perde l’industria da cui dipende, quella del denaro.

Il caso Londra è praticamente unico, come sottolinea Francesco Guerrera su La Stampa: nessun’altra città si concentra solo su un tipo di economia. Qui un lavoratore su tre è impiegato nella finanza.

Solo che con la Brexit quasi tutte le grandi società finanziarie hanno deciso di trasferire posti di lavoro a Francoforte, Lussemburgo o Dublino per non essere escluse dal mercato unico europeo.

La capitale inglese è forse l’unica città al mondo di queste dimensioni che dipende così tanto da una sola industria – nel suo caso, quella del denaro.  New York ha Wall Street ma anche i media, lo spettacolo e un po’ di tecnologia. Hong Kong ha una comunità finanziaria notevole ma il settore immobiliare le fa concorrenza. E Parigi e Milano hanno la moda e un po’ di attività manifatturiere per bilanciare l’economia locale.

Londra, invece, ha solo la City, ampliata da Canary Wharf, la giungla di grattacieli nella vecchia zona portuale. Le banche d’affari e le società finanziarie contribuiscono il 12 per cento del Pil britannico. La metà delle esportazioni del Paese è in servizi finanziari. In altre parole: il futuro di Londra senza la finanza è alquanto incerto. E se politicamente gli accordi verranno definiti solo fra diversi mesi, entro la fine del 2018 o l’inizio del 2019, sono molte le banche che stanno iniziando a muoversi. Tutto dipende dal “passaporto” per i servizi finanziari, il più grande regalo dell’Unione Europea a Londra (e alla Gran Bretagna).

Grazie al “passaporto”, le società finanziarie possono offrire i propri servizi in tutta l’Ue dai loro comodi uffici londinesi. Senza aprire filiali, o assumere gente, o completare complesse pratiche legali negli altri 26 paesi. Fino ad oggi questo passaporto ha permesso di risparmiare soldi e concentrare tutto nella City.

Ma le cose stanno per cambiare. Così vogliono i Paesi rimasti nell‘Unione europea, tanto che tutte le altre capitali finanziarie, da Francoforte a Parigi, passando per Milano e Madrid, hanno invitato banchieri e trader a trasferirsi al più presto.

La fuga sembra per ora essere stata solo pianificata, affrettato parlare di esodo dei banchieri;  è invece certa la necessità  del governo del premier May di definire gli accordi con Bruxelles in materia finanziaria,  al fine di  calmare almeno un po le acque nel breve periodo.