Seconda Settimana della cucina italiana: c’è qualità ma non gioco di squadra

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Stefano Potortì, Direttore Ssagitter One e Debora Bonetti, Corrispondente de 'Il Giorno' in Regno Unito e Presidente de 'Foreign Press Association in London'

Londra (Rosita Pirulli) – La ristorazione italiana continua ad essere considerata la migliore in Inghilterra. Ne hanno parlato Stefano Potorti, CEO della Sagitter One e Debora Bonetti, corrispondente in Regno Unito de ‘Il Giorno’ e Presidente de ‘Foreign Press Association in London, ieri mattina al centro di Farringdon presso il ristorante italiano ‘The Localist’.

L’evento è stato il cuore della quarta giornata della Seconda Settimana della cucina italiana a Londra, che con il motto ‘Vivere all’italiana’ continua ad esportare l’intera nazione all’estero, o almeno dovrebbe.

In questa settimana si punta alla qualità culinaria, rivolta non solo a pane, pizza o lasagna, ma si estende a tutta la vasta gamma di ricette che colorano l’Italia e che incuriosiscono l’inglese.

Dopo diversi anni, infatti, l’Inghilterra sta finalmente gustando i sapori che si diversificano di regione in regione, di città in città, facendo loro scoprire nuovi ingredienti, come è emerso dalla discussione di ieri mattina.

Il fiorire di nuovi ristoranti regionali ha facilitato una profonda conoscenza del mondo culinario italiano. Stefano Potortì ha fatto notare che il primo boom dei locali italiani è sorto nel 2010, due anni dopo la crisi del 2008. Londra, infatti, sembrava esser diventata la ‘grande mela’ dell’ultima generazione. Negli ultimi anni, però, il tipo di ristoratore italiano fa assaggiare in modo particolare i prodotti tipici della sua terra.

Ed ecco che l’inglese vuole produrli in casa propria, come la burrata ora presente anche in Scozia. Sarà la stessa qualità della classica burrata italiana? Stefano Potortì non ne è convinto e dice: ‘Non danno però un prodotto originale. La settimana della cucina insegna che la burrata nasce italiana, dovuto anche dalle condizioni atmosferiche’ che ne cambiano il sapore.

Ora la burrata si è aggiunta alla lista degli inglesi, ma Debora Bonetti chiede quale possa essere uno dei prossimi ingredienti che approderà a Londra.

Potortì ha ultimamente notato che la ‘nduja si sta diffondendo pian piano nei diversi locali londinesi anche se ‘ci son posti che te la servono in modo eccessivo‘ dice Stefano che poi assicura: ‘Ci sarà spazio anche per gli altri prodotti ma bisogna curarne le immagini’.

Curare l’immagine e anche un lato del settore vendita. Il ristoratore italiano ha un grande senso dell’accoglienza che ben pochi hanno, come Stefano Potortì rivela, ma al tempo stesso dice ‘siamo carenti sul fare squadra […] riuscire ad abbinare un approccio manageriale più anglosassone forse ci darebbe più gusto per crescere di piu’ .

Questa sfaccettatura italiana emerge soprattutto all’estero dove il senso di comunità tra italiani e anche la stessa apertura verso la comunità, in questo caso,  inglese, non si avverte.

Se sarà una mancanza comunicativa da parte degli italiani oppure una chiusura o disinteresse da parte dell’inglese, è ancora una circostanza da definire.

C’è di fatto, però, che tutto questo si è notato anche durante l’evento di ieri, dove c’era solo una grande prevalenza di italiani mentre gli inglesi erano assenti.

Ancora una volta si parla d’Italia esaltando i gusti e le tradizioni, ma dentro i confini italiani, quando sarebbe opportuno che a questi tipi di incontri ci fossero  più inglesi.

Quale è il senso della seconda settimana della cucina italiana? Se non quello di presentare i sapori italiani agli inglesi? Quindi a chi ci ospita?.

Gli inglesi, lo sappiamo, amano il food italiano, ma a questi incontri non si vedono mai, si rimane sempre circoscritti ai soliti italiani, che ingrassano con il loro patrimonio di sapori e di bellezze ma sempre confinato tra di loro/noi.

Sicuramente la partecipazione di inglesi, questa volta, avrebbe reso  l’incontro più accattivante, per cogliere al meglio le loro idee sulla ristorazione italiana, prenderli in un certo senso per la gola e magari insegnarli che sulla pizza non ci si mette  l’ananas. Oppure instaurare un dialogo serio sulla Brexit partendo proprio dalla ristorazione, dai prodotti e cosa non meno importante sull’importazione dei prodotti italiani in questo Paese.

Ma è anche vero che siamo all’inizio della settima dedicata al cibo italiano c’è ancora speranza che ad altri eventi si vedano più inglesi, ma come si dice il buon giorno si vede dal mattino, e per ora la storia è sempre quella: ce la suoniamo e cantiamo da soli.

Stefano Potorti, CEO della Sagitter One e Debora Bonetti, corrispondente in Regno Unito de 'Il Giorno'
Stefano Potorti, CEO della Sagitter One e Debora Bonetti, corrispondente in Regno Unito de ‘Il Giorno’

Tuttavia, la Brexit è stata il tassello che ha terminato l’evento. Stefano Potortì ha ribadito la debolezza della sterlina, il calo di entusiasmo nell’aprire tanti locali nella capitale, il rallentamento dello sviluppo di grandi catene, così come l’incertezza di molti ragazzi che decidono cambiare idea e cercare fortuna in un altro Paese europeo o extraeuropeo.

Per questo motivo, Stefano Potortì ha poi concluso accennando al ‘Master in Hospitality and Hotel Management’, che cerca di superare la negatività dovuta alla Brexit. Organizzata dalla Camera di Commercio italiana nel Regno Unito, è aperto a tutti gli europei di età compresa tra i 18 e 32 anni. E’ uno stage che prevede  4 settimane di lezione assistite da professionisti seguite da 3 o 6 mesi di ‘full-immersion’ in hotel inglesi. Secondo gli ultimi dati riportati da Potortì, tra 400 persone che hanno partecipato durante gli ultimi anni, più di 300 sono state assunte.

La giornata è proseguita con una serata presso l’Ambasciata Italiana che ha gettato le basi per l’iniziativa presa da Intesa SanPaolo di cui ha parlato oggi, seguita da un’area networking per gli investitori ieri sera presenti.

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