L’esercito israeliano ha appena ucciso 60 manifestanti disarmati

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L’esercito israeliano ha appena ucciso 60 manifestanti disarmati, ferendone 1300. Milletrecento. E lo fanno *allegramente* — come si vede in questo video

È un massacro, l’ennesimo capitolo di 50 anni di repressione brutale e razzista del popolo palestinese.

Ad altri Paesi si sono imposte sanzioni per molto meno. Quelle al Sudafrica contribuirono a liberare la popolazione di colore dall’Apartheid, è tempo che il mondo si unisca nel sostenere sanzioni a Israele per liberare anche i palestinesi:

Firma ora: le vite dei palestinesi contano!

Israele si allontana sempre più dalla ragione e dalla pace verso l’estremismo. Un parlamentare è arrivato a chiedere punizioni corporali per Ahed Tamimi, la ragazza che ha schiaffeggiato un ufficiale dopo che avevano sparato in faccia a suo cugino più piccolo, e il Ministro della Difesa in persona ha minacciato di punire la sua intera famiglia!

L’esercito di Israele sostiene di aver agito per fermare un’invasione organizzata da Hamas, e che alcuni manifestanti fossero armati. Affermazioni respinte dalla società civile palestinese e internazionale, e sappiamo che Israele ha spesso mentito per giustificare le sue azioni. Ma anche se fosse, perché si è sparato a 1300 persone lontane centinaia di metri dalle recinzioni? E perché con munizioni vere?

E con l’esercito israeliano in totale controllo dello spazio aereo e trincerato dentro aree fortificate, e chilometri di deserto attorno a loro, quale minaccia esattamente rappresentava la folla di manifestanti? L’isteria e la capacità di giustificare qualsiasi crudeltà da parte del regime israeliano non conoscono davvero limiti.

Quel che è vero è che Gaza è la più grande prigione a cielo aperto al mondo, a cui Israele da anni nega i servizi essenziali. È la disperazione che spinge le persone a rischiare la vita nelle proteste. Ma quando i prigionieri osano avvicinarsi alle mura del carcere, i secondini gli sparano come a pesci in un barile, accovacciati al sicuro a centinaia di metri di distanza.

Quelli che sostengono Israele qualsiasi cosa faccia accuseranno in automatico Avaaz e i membri del nostro team (tra i quali ci sono anche ebrei) di antisemitismo. Ma il nostro team e i nostri membri amano il popolo ebraico, come amiamo ogni altro popolo. L’Olocausto è stato reale, questo popolo è stato oppresso in modo orribile per secoli e ancora oggi deve affrontare l’antisemitismo in tutto il mondo.

Molti dei fondatori dello stato di Israele volevano che diventasse il faro di un mondo migliore. Ma la loro visione è stata tradita, e Israele oggi è governata da un regime brutale, razzista e repressivo, che merita la condanna del mondo. Non solo a parole, ma con le azioni:

Le vite dei palestinesi contano — Sanzioni a Israele! 

Si è tentata praticamente ogni strada possibile, per decenni, per incoraggiare Israele a trattare meglio i palestinesi, e continuano a trattarli sempre peggio. Sanzioni mirate, per esempio sui diamanti insanguinati, un boicottaggio delle armi (Israele vende armi ad alcuni dei regimi più violenti al mondo), così come sanzioni tecnologiche o culturali (come bandire squadre israeliane dagli eventi sportivi o dal concorso di Eurovision) potrebbero finalmente influenzare i calcoli del governo.

Due dei leader più disonesti e pericolosi del mondo di oggi sono il presidente americano Donald Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Come tutti gli altri estremisti, sognano un mondo in cui persone in buona fede perdano il loro giudizio oggettivo e si schierino in due campi contrapposti, dei quali loro ne comandano uno. Dimostriamogli che non funzionerà, che i cittadini del mondo non verranno risucchiati nella loro propaganda dell’odio, e che siamo ancora in grado di vedere il razzismo e la violenza per quello che sono, e reagire. Che non possono toglierci la nostra umanità, e che non gli permetteremo di togliere ulteriore libertà e dignità al popolo palestinese.