Tutti i ‘no’ dei Presidenti della Repubblica ai governi italiani

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Londra (Valeria Piccioni) – “Adhuc sub iudice lis est” scriveva Orazio nella sua Ars Poetica: “La causa è ancora in attesa di giudizio”.

Ed è proprio così: la crisi del governo italiano è ancora sotto i riflettori del teatro europeo. Di fronte ai tanti reclami e alle molteplici rivendicazioni, tuttavia, è curioso sottolineare quanto la mossa politica messa in atto da Mattarella non sia un caso isolato nella storia della nostra Repubblica. Prima di lui, infatti, altri presidenti hanno “posto il veto” su uno o più ministri, bloccando la creazione di un governo sostenuto dalla maggioranza del Parlamento.

Qui di seguito vengono riportati questi “momenti topici” della storia politica del nostro paese:

  • Nel 1979 Sandro Pertini ostacolò la nomina di Clelio Darida come Ministro della Difesa. Allora il presidente del Consiglio era Francesco Cossiga, democristiano. Quest’ultimo propose di sostituirlo con Attilio Ruffini.
  • Nel 1994 il presidente Luigi Scalfaro si oppose alla nomina di Cesare Previti come ministro della Giustizia. A quel punto, Berlusconi, presidente del Consiglio, spostò Previti al dicastero della Difesa, sostituendolo con Alfredo Biondi.
  • Nel 2001 sempre Berlusconi – nella corsa al suo secondo mandato da presidente del Consiglio – venne frenato da Carlo Azeglio Ciampi. Lo scoglio? Di nuovo il ministero della Giustizia. Quella volta a saltare fu Roberto Maroni (poi spostato al ministero del Lavoro) e, al suo posto, fu nominato Roberto Caselli.
  • Nel 2014 Giorgio Napolitano negò a Matteo Renzi di formare un governo che proponesse come ministro della Giustizia Nicola Gratteri. Al suo posto fu nominato Andrea Orlando. 

DI MAIO E SALVINI

Intanto, Di Maio ha accantonato l’idea dell’impeachment. Sembra essere pronto a ritrattare sui ministri, disposto a riproporre un nuovo “governo-Monte” senza Savona.

«Di Maio riapre? Non siamo al mercato, al voto anche subito» è invece la reazione del segretario della Lega.

Tiepida ma probabile è l’ipotesi della “non-sfiducia” all’esecutivo politico di Cottarelli che traghetterà il paese in questi mesi estivi fino al voto anticipato a settembre-ottobre. Ma da parte del M5s arriva un netto “no” all’ipotesi della fiducia tecnica a Cottarelli.

Intanto il premier neo incaricato ha incontrato il Presidente Mattarella al Quirinale in mattinata e poi, senza lasciare dichiarazioni, è tornato al lavoro alla Camera.

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