Pomeriggio di tensione a Palazzo Montecitorio: la Camera ha votato la fiducia al governo. I numeri del governo Conte.

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Londra (Valeria Piccioni) – Dopo un focoso pomeriggio a Palazzo Montecitorio, la Camera ha votato la fiducia all’ormai ufficiale governo italiano. Il governo ha incassato 350 voti affermativi, 4 in più del previsto, contro 236 no e 36 astenuti: ci si aspettava 346 sì da parte della Lega e del M5s. I deputati presenti oggi erano 621 di cui 586 votanti: la maggioranza si sarebbe raggiunta con 249 voti.

Il prossimo appuntamento prevede la formazione delle Commissioni Permanenti dei due rami del Parlamento (i gruppi dovranno eleggerne il presidente e l’ufficio di presidenza di ciascuna commissione), mentre venerdì e sabato, il primo impegno nazionale per il premier con il G7 a La Malbaie in Canada.

Anche oggi il presidente del Consiglio ha rivisto gli argomenti del suo discorso programmatico già esposto nella giornata di ieri al Senato, riaffrontando i temi più sentiti: a proposito di Europa e debito, ha ribadito la sua volontà di “negoziare sul fronte della discesa progressiva del debito”. «Bisognerà vedere come arrivarci», precisa.

Durante la discussione Conte è stato soggetto agli attacchi di un accalorato Graziano Delrio (Pd): «Conte, non venga a parlare in quest’Aula di cose che non conosce, sia umile. Studi, abbia umiltà di studiare, non venga qui a fare lezioni. Non faccia il pupazzo in mano ai partiti, si faccia sentire. Lei ha detto di essere orgoglioso di essere populista, ma stia attento con le parole perché in nome del popolo sono stati commessi genocidi» ha asserito il deputato in mezzo a un tuonare di applausi misti a grida indignate, «sto parlando della storia dell’Europa» ha sentenziato ancora.

Anche dall’ala destra si sono levate alcune polemiche: Maria Stella Gelmini ha sottolineato come Forza Italia si sarebbe aspettata parole rassicuranti in materia di politiche industriali, di infrastrutture, di Mezzogiorno, di lva. «Abbiamo sentito promesse costose senza attenzioni alle coperture – continua – questo ci desta un sospetto, una preoccupazione. Non vorremmo che la vostra più che la strada del cambiamento fosse la strada del dissesto dei conti pubblici e che nascondesse magari una bella patrimoniale per gli italiani, per pagare i vostri bonus. Pensiamo che questa superficialità nel guardare alle coperture ci esponga in Europa.».

Per concludere, l’intervento provocatorio e semi comico di Vittorio Sgarbi: «Il discorso di Conte ha evidenziato un conflitto costituzionale chiarissimo. Il premier non è stato incaricato dal presidente Mattarella, ma da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo che Salvini era stato incaricato da Silvio Berlusconi. Si può dire che Salvini è un Bersani riuscito. Voglio vedere quante persone del M5s voteranno il programma contenuto nel discorso estremista del leghista Molteni. Io, dal canto mio – conclude il critico d’arte – prospero dove c’è ignoranza e caos: per questo voterò la fiducia, per assistere al vostro declino».

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