Londra (Valeria Piccioni) – Dopo le dimissioni e le distanze prese dal progetto di Theresa May, Boris Johnson torna alla carica con un caustico discorso alla Camera dei Comuni per sollecitare il primo ministro a cambiare atteggiamento sulla Brexit. La scorsa settimana, Johnson ha rassegnato le dimissioni da ministro degli Esteri per protestare contro gli accordi di Chequers condivisi in prima battuta.

«Ho pensato che fosse la visione giusta allora, ma oggi penso che la visione più giusta sia insistere sul fatto che non è troppo tardi per salvare la Brexit» queste le parole del politico di fronte allo stato precario del governo di Theresa May. Johnson ha sostenuto come pare essere “scesa una nebbia di incertezza” tra i discorsi fatti a Lancaster House nel 2017 e gli accordi di Chequers: l’approccio di Lancaster House venne accolto favorevolmente dai mercati finanziari, ma da lì in poi il Regno Unito non ha saputo «trasformare effettivamente quella posizione in trattativa» afferma Johnson, incalzando ancora «In realtà non siamo mai andati a Bruxelles e l’abbiamo trasformato in un’offerta contrattabile: abbiamo vacillato e abbiamo bruciato il nostro capitale negoziabile».

Johnson ricorda poi le spese previste ab origine dal Regno Unito come parte dell’accordo del ritiro «Abbiamo concordato di consegnare una commissione di uscita di £ 40 miliardi, senza discutere delle nostre future relazioni economiche» non risparmiandosi una stoccata anche alla presunta sottomissione inglese al piano giuridico europeo «Abbiamo accettato la giurisdizione della Corte europea su aspetti chiave dell’accordo di ritiro.» Il conservatore ha infine criticato il primo ministro circa la questione dei sindacati doganali per non aver considerato «soluzioni tecniche per effettuare controlli doganali e regolamentari».

«Lungi dal proporre leggi a Westminster, ci sono ampi settori circa i quali i ministri non avranno il potere di avviare, innovare o persino cambiare rotta rispetto a quella definita dall’ EU» ha ribadito Johnson descrivendo l’approccio di Chequers come “volontariato per il vassallaggio economico”.

Oltre al piano economico ha poi chiarito come la questione del confine nell’Irlanda del Nord fosse stata autorizzata “a diventare così politicamente carica da dominare il dibattito”. «Nessuno vuole un confine difficile» ha sottolineato, «ma ci possono essere regole diverse a nord e a sud del confine ché diverse giurisdizioni ci sono già».

Tra i presenti in molti hanno pensato che Johnson invitasse i suoi colleghi a “spodestare” l’ormai traballante May, ma l’ex ministro ha ben chiarito la sua posizione: c’è ancora tempo per la May per decidere di cambiare rotta.

Il discorso è stato pronunciato in mezzo a una schiera di euroscettici, lo “zoccolo duro” del governo conservatore: Nadine Dorries, l’ex segretario alla Brexit David Davis – le cui dimissioni hanno preceduto quelle di Johnson-, Jo Johnson, fratello di Johnson e ministro dei trasporti, anche lui in prima linea.

Alla fine dei suoi 12 minuti di discorso non è tardata ad arrivare la risposta del primo ministro: «Lei ha basato le sue congetture su un’ipotesi secondo la quale ci stiamo avvicinando a uno scenario senza accordo: non credo sarà così. Abbiamo presentato una proposta e siamo in trattativa

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