Londra (Giulia Faloia) – Sempre più persone decidono di non avere figli e parte della società si sta evolvendo affinché la loro scelta possa essere rispettata e i loro bisogni soddisfatti.

Negli ultimi tempi si sente infatti parlare sempre più spesso di childfree, cioè tutti coloro che scelgono di non avere bambini, perché fertili e senza alcun bisogno di procreare, perché hanno scelto la sterilizzazione oppure, ancora, donne in menopausa che non vogliono avere figli o persone altrimenti sterili ma che continuano a non avere alcun desiderio di avere bambini.

Il termine childfree comprende anche gli ambienti domestici e urbani che non sono stati pensati per accogliere i bambini, l’opposto di child friendly, che invece descrive ambienti sicuri e adatti a loro.

Lo stesso termine childfree viene tradizionalmente utilizzato per esprimere il non voler avere figli, sia per scelta, sia per circostanza o perché non c’è l’istinto verso la procreazione e quindi neppure il desiderio di adottarli.

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Non sono pochi i luoghi e i servizi che hanno cominciato a tener conto di queste esigenze anche se hanno incontrato diverse limitazioni.

L’Europa conta più di 400 ristoranti e alberghi no kids. Il portale tedesco www.urlaub-ohne-kinder.info, letteralmente “vacanze senza bambini”, elenca 46 alberghi italiani off limits per i più piccoli e cercando in rete si apre un mondo. Stiamo parlando di strutture che non consentono l’ingresso a bambini e ragazzini, garantendo tranquillità e relax per gli adulti. La formula funziona, le richieste non mancano e anche i turisti stranieri apprezzano. 

In tanti si sono però chiesti se non esistano limiti legali, trovando infatti un riscontro. L’art. 187 del Regolamento di attuazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, datato 1940 e aggiornato durante gli anni, prevede infatti che “Salvo quanto dispongono gli articoli 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”. 

Tradotto dal legalese, la norma prevede che eccezion fatta per la somministrazione di bevande alcoliche a minori di 16 anni o a infermi di mente – articolo 689 – e la somministrazione di bevande alcoliche a persone in stato di manifesta ubriachezza – articolo 691- proibite per legge, nessun ristoratore o albergatore può rifiutare di accogliere e servire un cliente, a meno che non ci sia una legittima ragione. Ragioni che possono includere la facoltà di non accettare chi in passato ha causato problemi pubblici e chi abbia commesso reati.

L’ostacolo può comunque essere aggirato, offrendo servizi non adatti a famiglie con figli o proibendo l’accesso ad alcune aree ai bambini.

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Ma gli alberghi non sono gli unici ad offrire questo tipo di servizi. Anche alcune compagnie aeree infatti hanno cominciato a prevedere zone chidfree, garantendo viaggi privi di urla e pianti ininterrotti.

C’è chi è preoccupato che questo possa essere il preludio ad una scusa per giustificare discriminazioni basate su razza o orientamento sessuale in futuro, ma altri non la pensano così. Sono infatti in molti ad essere entusiasti dell’idea di potersi gustare un pasto o una vacanza senza capricci, urla e scenate al tavolo accanto.

Questi sono tuttavia solo alcuni dei motivi che hanno spinto molte persone a rifiutare l’idea di poter diventare genitore, principalmente legati al mondo occidentale.

Infatti sta facendo scalpore il caso della Sud Corea, che ha il tasso di fertilità più basso del mondo e la cui popolazione comincerà a ridursi molto presto se qualcosa non cambia. Questo anche perché sono sempre più numerose le donne che decidono non solo di non avere figli, ma addirittura di non avere una relazione.

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Questa tendenza è dovuta per la maggior parte al trattamento ricevuto al lavoro. Tante aziende sono infatti convinte che la maternità porterebbe le proprie impiegate a considerare i figli come prioritari rispetto all’impresa, riducendo così i profitti e non risultando più utile in termini di guadagno.

Ma anche restando in Italia, senza guardare oltre confine, è tutt’altro che raro venire a conoscenza di colloqui in cui si chiede alle partecipanti se hanno intenzione di avere bambini in futuro e quanto pensano che la cosa possa influire sul proprio rendimento.

La possibilità biologica di rimanere incinta diventa quindi motivo di discriminazione e, sebbene sia incredibilmente assurdo dover compiere una scelta del genere, sono in tante a preferire la carriera alla prole.

Ma aldilà dei casi in cui la scelta risulta essere quasi obbligata, sono moltissimi a scegliere di non avere figli semplicemente perché non ne sentono il bisogno e a richiedere servizi che rispettino il proprio stile di vita.

Uno dei mezzi attraverso il quale il tema è stato affrontato in maniera approfondita è Lunàdigas, il progetto fatto da donne che hanno scelto di vivere senza figli e che spicca per un webdoc e per un film.

lunadigas.com

Il primo comprende diversi elementi multimediali e ipertestuali, tra cui video, audio, testo, documenti su testimonianze di donne che hanno compiuto questa scelta di vita e su monologhi impossibili di personaggi femminili vissuti in epoche diverse dalla nostra.

L’omonimo film “Lunàdigas” invece, delle registe Marilisa Piga e Nicoletta Nesler, è stato proiettato in diverse città italiane ed è un’ora e mezza di lungometraggio in cui sono compresi anche miti come la bambola Barbie, Coco Chanel, Rosa Luxemburg, Giovanna d’Arco, Lilith. 

Il docufilm racconta la storia di queste donne anche attraverso interviste, storie e testimonianze di donne comuni o celebri, come Margherita Hack, Veronica Pivetti, Maria Lai.

C’è un mondo da scoprire e solo adesso si comincia a dimostrare più sensibilità sull’argomento. Quello che è certo è che il childfree è un fenomeno in aumento e solo cercando di comprenderne le ragioni senza preconcetti si potrà arrivare ad una corretta e rispettosa gestione da entrambe le parti.

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