LONDRA (Caterina Moser) – Approvato l’accordo sul deficit al 2,4% del PIL. Intanto, lo spread è cresciuto di circa 30 punti base, toccando i 265. E il rendimento del decennale italiano è in rialzo al 3,13%.

“RAGAZZI. Oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l’Italia!”, così Di Maio condivide su Fb il risultato ottenuto nel vertice di governo sulla manovra.

L’accordo è stato approvato dopo un luogo vertice informale a Palazzo Chigi durato circa 4 ore. Presenti il premier Giuseppe Conte, i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria e Paolo Savona, ministro per gli affari europei.

A seguito, si è svolto il Consiglio dei ministri che ha approvato la nota di aggiornamento del Def. Il piano doveva essere aggiornato, redatto per l’ultima volta dal governo Gentiloni, a fine aprile.

Sostanzialmente, il Def, il documento di Economia e Finanza, contiene tutte le politiche economiche e finanziarie che stabilisce in che modo devono essere spesi i soldi pubblici.

Dalle disposizioni del Def dipenderà gran parte della manovra che il governo e il Parlamento dovranno approvare entro dicembre.

Sono stati liberati 27 miliardi per la manovra. Alla fine, ha trionfato la linea di Di Maio e Salvini, che si ritengono soddisfatti del risultato raggiunto.

Una delle questioni più spinose discussa nel Def è quella riguardo al deficit, ossia quella situazione economica in cui i costi superano i ricavi:  le entrate che lo Stato si concederà di fare prendendo soldi in prestito.

Secondo le nuove disposizioni, il deficit per i prossimi tre anni potrà essere del 2,4% in più rispetto al PIL. Di più rispetto a quanto concordato da Gentiloni qualche mese fa e di più di quanto auspicava il ministro dell’Economia e delle Finanze Tria.

Ma, dall’altra parte permetterà di finanziare una serie di misure costose, ma molto care al Movimento 5 Stelle. Una tra tutte: il “reddito di cittadinanza”.

Per il “reddito di cittadinanza” è stato previsto uno stanziamento di 10 miliardi di euro. Una somma che dovrebbe permettere anche un aumento delle pensioni minime a 780 euro e l’avvio di una nuova riforma per i centri per l’impiego.

“Con pensione e reddito di cittadinanza che introduciamo con questa Legge di Bilancio, avremo abolito la povertà” aveva detto Di Maio a Porta a Porta nei giorni scorsi. Misure, che secondo il governo, riguarderanno circa 6,5 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

Nel Def viene previsto anche un “allargamento del fisco forfettario” per le piccole imprese, e non per i dipendenti. Prevede un’aliquota del 15 per cento per i lavoratori autonomi che riguarderà anche i versamenti dell’IVA, ma al momento non in riferimento ai redditi guadagnati.
Quella che viene chiamata impropriamente Flax Tax, visto che la flat tax è tale, flat, se esiste un’aliquota uguale per tutti.

Tra le altre decisioni del governo ci sono un superamento della legge Fornero, un fondo per i risparmiatori colpiti da crisi bancarie e un meccanismo per permettere di chiudere contenziosi con Equitalia per cifre inferiori a 100mila euro.

Al momento, il Capo di Stato non si è pronunciato e non è intervenuto, come di consuetudine quando si tratta di scelte del governo. Ma è certo che la manovra sarà esaminata come tutti i provvedimenti, molto dettagliatamente, quando arriverà al Quirinale.

Ma come reagirà l’Unione Europea? Toccherà a M5S e Lega dimostrare che una manovra del genere, potenzialmente rischiosa, possa trovare il beneplacito dei mercati.

La Commissione Europea valuterà la manovra il prossimo 16 ottobre e con questi numeri sarà costretta a rigettarla. A quel punto il governo avrà tempo fino al 21 novembre per modificarla. Se non ci saranno cambiamenti, all’inizio dell’anno probabilmente sarà aperta una procedura per deficit eccessivo nei confronti del nostro paese.

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