Londra (Grazia Losole) – Mancano sei mesi alla resa operativa dell’art. 50 del Trattato di Lisbona, che permetterà al Regno Unito di scollarsi dalla locomotiva Europea e la poca chiarezza circa un accordo – o mancato accordo – fra le parti resta ancora un mistero.

Il punto dei negoziati per il divorzio che più sta facendo discutere, e che preoccupa molti, è quello che riguarda la tutela dei diritti acquisiti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e le frizioni politiche interne al Governo britannico non lasciano ben sperare. Le posizioni difatti sono discordi e le possibilità che i negoziati si chiudano con il cosiddetto “no deal” aumentano.

Il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha oggi ribadito che i flussi migratori dei cosiddetti low-skilled workers – ovvero i lavoratori a bassa qualifica – diminuiranno considerevolmente dopo la Brexit. In aggiunta, Ms May ha promesso che l’arrivo in UK degli high-skilled workers – ossia i lavoratori ad alta qualifica – verrà sì prioritizzato, ma nessun trattamento preferenziale sarà riservato ai lavoratori UE rispetto a quelli di tutto il resto del mondo.

L’Onorevole Massimo Ungaro – assieme ai suoi colleghi del PD eletti all’estero La Marca, Schirò e Caré – con la capogruppo PD alla III Commissione Affari Esteri di Montecitorio, Lia Quartapelle Procopio, hanno depositato un’interrogazione in commissione interrogando il Governo italiano a fronte delle preoccupazioni che aleggiano attorno al destino dei cittadini italiani residenti in UK in caso di mancato accordo fra UE e Regno Unito. Certezza legale e garanzie sono le richieste fatte al Ministro degli Affari Esteri, Moavero Milanesi.

Tuttavia, le preoccupazioni circa un mancato accordo stanno investendo anche i cosiddetti retailers – ossia i rivenditori – che temono un inasprimento eccessivo nei confronti dei lavoratori poco qualificati. Il British Retail Consortium ha sottolineato come la politica circa la libertà di movimento dei lavoratori dovrebbe essere disegnata sulle necessità derivanti dall’economia e non “arbitrariamente”, ponendo limiti a seconda dei salari o delle capacità dei singoli. Non avrebbe quindi senso creare regole separate per low e high-skilled workers.

Ad ogni modo, il Governo britannico ha annunciato che i diritti acquisiti dai cittadini UE che vivono e lavorano nel Regno Unito verranno salvaguardati dopo la Brexit. In caso di “no deal”, comunque, si verrebbe a creare una circostanza preoccupante, che porterebbe a probabili difficoltà per i cittadini italiani ed europei nell’ottenimento del “settled status”, ossia il documento necessario per dimostrare la propria permanenza legale nel Regno Unito.

Video: PM to announce shake-up of immigration policy post-Brexit

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