Londra (Deborah Gianinetti) – Theresa May dovrà presentare un piano B per la Brexit entro 3 giorni lavorativi (invece dei 21 precedenti) nel caso in cui l’attuale accordo venga bocciato in Parlamento il 15 gennaio.

I conservatori ‘ribelli’ si sono infatti uniti ai laburisti votando l’emendamento presentato da Dominic Grieve 308 a 297.

Secondo la BBC questo potrebbe aprire le porte a molte alternative, tra cui anche un altro eventuale referendum.

La May a questo punto sembra in balia degli eventi, contrastata anche dai membri del suo stesso partito: è la sua seconda sconfitta in 24 ore.

Il fatto è che il Primo ministro britannico è ormai bloccata su tutti i fronti: da una parte agli inglesi non piace l’accordo, pensano che non rispecchi davvero gli interessi del popolo; dall’altra l’Unione europea è irremovibile, e esclude categoricamente una nuova negoziazione.

Il laburista Sir Keir Starmer ha dichiarato che “la decisione del governo di ritardare il voto ha fatto perdere molto tempo e ha aumentato il rischio un no deal”. Le probabilità che questo avvenga sono ora molto alte, anche perché il testo dell’accordo è esattamente uguale a quello dell’11 dicembre, data in cui la May aveva preferito ritirare il voto piuttosto che affrontare una inevitabile sconfitta.

Il voto del 15 rimane una incognita, ma è certo che un no deal creerebbe una serie di effetti a catena che butterebbero entrambi i fronti nel caos.

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